dal 29 marzo al 29 giugno
Una doppia personale che mette in relazione questi straordinari artisti, accostati per la prima volta. In esposizione un importante nucleo di opere inedite di Maria Lai, molte delle quali in ceramica. Lo sguardo sensibile e acuto che caratterizza il duo artistico Bertozzi & Casoni entra in dialogo in punta di piedi con queste opere, cadendo nuovamente sul quotidiano, sulla contemporanea sovrabbondanza di oggetti, parole e immagini in cui siamo costantemente immersi. Le composizioni ceramiche, tutte nate appositamente per questa occasione, si inseriscono in quella scia di ricerca legata alla vanitas e al memento mori, in cui gli elementi di tutti i giorni diventano allegorie della nostra epoca consumistica.
Simbolico trait d’union tra Maria Lai e Bertozzi & Casoni è uno splendido libro, quasi un unicum nella produzione dell’artista sarda: una pagina in tela fissata su un supporto in ceramica, materiale d’elezione di Bertozzi & Casoni. In questo caso, il libro non è più un oggetto di carta, ma diventa un materiale che si solidifica, trasformandosi in un linguaggio visivo e in un segno tangibile di storie passate e vissute. La ceramica assume un doppio significato: si tratta di un recupero di un materiale tradizionale della cultura sarda, ma al contempo esprime la durezza e la permanenza delle storie e del sapere popolare. Tuttavia, la memoria orale è fragile, e l’artista vede nel libro un modo per fissarla e custodirla in forma di segno e testimonianza collettiva, di narrazione e di resistenza culturale.
I libri di Maria Lai sono “narrazioni tessili” illeggibili e poetiche, che hanno origine all’epoca della sua infanzia, quando l’artista, da bambina, guardava sua nonna rammendare le lenzuola e si divertiva a inventare storie a partire dai fili usati per rammendare gli strappi, che erano per lei come segni di un alfabeto misterioso. Il filo diventa anche metafora della creazione di relazioni, di connessioni. A questo concetto è dedicata una grande opera di Bertozzi & Casoni che collega tra loro diversi elementi con riferimenti al tema delle connessioni care all’artista sarda, nota per l’opera relazionale Legarsi alla montagna, con la quale Maria Lai unì un intero paese, l'intera comunità di Ulassai, legata da un nastro celeste lungo 27 km.
Nelle sculture di Bertozzi & Casoni realizzate per la mostra, ritorna poi il concetto di memoria e il legame che la memoria instaura con gli oggetti sopravvissuti al passaggio dell’uomo. Un legame che passa di sguardo in sguardo, come i fili e le parole intrecciate da Maria Lai, come quel tessuto celeste che passa di mano in mano, e di casa in casa, attraversando il paesaggio montuoso: un legame in forma ceramica che intreccia tempi e luoghi differenti, parlando alla memoria personale e collettiva del passato con una spinta verso il futuro. Le immagini in forma scultorea composte da Bertozzi & Casoni, in cui figurano anche alcuni cataloghi dedicati a Maria Lai, si servono del colore e della composizione per aprire un dialogo contemporaneo. Cumuli di libri e oggetti abbandonati, composizioni di tubi e buste postali, scarti di cibo e silenziose presenze animali portano un monito ad una parte di umanità frastornata e anestetizzata.
Anche quella di Bertozzi & Casoni è una “mistica del quotidiano, delle piccole cose”, per citare un’espressione usata dal cardinale bibliotecario José Tolentino de Mendonça in occasione della mostra di Maria Lai nel 2022 alla Biblioteca Apostolica Vaticana: per lui l’artista “era capace di “vedere nei semplici elementi della vita quotidiana, come il pane o il filo, una sorta di lessico spirituale. La piccola vita materiale di ogni giorno ha un potenziale spirituale e contemplativo straordinario”.
Come diceva Maria Lai, “l’uomo ha bisogno di mettere insieme il visibile e l’invisibile perciò elabora fiabe, leggende, feste, canti, arte”. Prendendo ispirazione da questo suo pensiero, Maria Lai inizia a realizzare i “libri cuciti”, capaci di intrecciare sapienza manuale e riflessione intellettuale. Con ago e filo l’artista scompone e ricostruisce il concetto stesso di scrittura, trasformando il libro in un oggetto da esplorare, più che da leggere. Nella loro illeggibilità, risiede la forza di queste pagine: pongono domande, spingono a riflettere su quali siano i confini della parola. In verità, più che “illeggibili”, sono libri “democratici”, perché lasciano spazio all’immaginazione di ciascuno.
Allo stesso modo, Bertozzi & Casoni, in un mondo che sembra governato dall’ipertrofia dell’immagine, cercano di aprire un varco, mettendo in crisi il linguaggio delle immagini, componendo nuovi alfabeti e nuovi modi di vedere. Rifacendo il vero, sconvolgono l’atto della visione rinnovando il nostro sguardo, chiedendoci di sostare, di fermarci, di attivare la memoria e operare un collegamento; ci chiedono di concentrarci sulla relazione tra noi e gli altri, tra noi e l’immagine, tra la nostra esperienza particolare e la memoria collettiva. Queste sculture di Bertozzi & Casoni non sono solo un omaggio a una grande artista, ma sono anche testimonianza in forma di immagine scultorea, una voce che si aggiunge a quella dell’artista sarda, in un accordo di voci e di sguardi di cui l’arte sa farsi privilegiata e paziente messaggera.
MLB Gallery, Corso Ercole I D’Este 3, Ferrara, “La mistica del quotidiano. Un dialogo tra Bertozzi & Casoni e Maria Lai”, dal 29 marzo al 29 giugno (visite guidate ogni sabato dalle 15 alle 19). Si ringraziano per la gentile collaborazione l’Archivio Maria Lai e la Collezione Baldi.
dal 19 al 23 marzo
La MLB partecipa anche quest'anno a MIA PHOTO FAIR 2025, la fiera d'arte dedicata alla fotografia, che quest'anno si sposta a Superstudio Più in Via Tortona 27 a Milano, dal 20 al 23 marzo (preview riservata mercoledì 19 marzo).
La MLB Maria Brunelli Gallery presenta al MIA un progetto curatoriale sul dialogo tra tre artiste sul tema della costruzione della propria identità attraverso l’esplorazione dell’ambiente che le circonda.
La serie fotografica inedita di Anna Di Prospero “Lo spazio metafisico” è un’esplorazione intima e personale dell’interazione tra l’artista e l’architettura razionalista italiana degli anni Venti e Trenta del XX secolo. La sua ricerca sulle architetture razionaliste laziali ha radici nel suo territorio d’origine, essendo nata a cresciuta in una città di fondazione, Latina; i suoi autoritratti con il vestito rosso che l’hanno resa nota interpretano lo spirito metafisico delle architetture che ritrae come fossero piccoli atti performativi, dal Palazzo della Civiltà Italiana dell'EUR di Roma ad alcuni edifici di Pontinia e Sabaudia.
Nelle nature morte di Simona Ghizzoni l’elemento ricorrente è un viscerale rapporto con l’ambiente naturale. Un inno alla natura dove ogni immagine è sapientemente realizzata con tempi di attesa lunghissimi: le luci sono sempre naturali, e per ricreare gli effetti voluti l’artista può aspettare anche l’intera giornata, finchè i raggi del sole non illuminano gli elementi da lei scelti come desidera. Un senso di attesa e di meditato silenzio che rapisce l’osservatore, invitato a entrare nell’intimità domestica, a indagare con complicità meraviglie naturali che ammaliano per la loro spontanea bellezza, riportandoci a ricordi d’infanzia e a sapori perduti.
Milli Gandini è l’anima del “Gruppo Femminista Immagine di Varese”, il primo gruppo femminista ad essere invitato alla Biennale di Venezia del 1978, che adotta lo slogan “La mamma è uscita”, una sorta di manifesto politico e statuto esistenziale. Una serie di vintage del 1975 raccontano queste rivendicazioni, quando l'artista scrisse su mobili, piatti e scaffali che da mesi non aveva spolverato lo slogan “Salario al lavoro domestico” accanto al simbolo femminista. In Pensieri d’Agosto a Milano l’artista, fotografata da Carla Cerati, dichiara sfrontatamente la conquista della propria autonomia oltre le pareti domestiche. A Milano diviene una vivace protagonista della vita culturale: nel 1989 inizia l'avventura Gallery Night, il primo spazio espositivo al mondo ad aprire di notte, ospitando artisti come Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Maurizio Cattelan.
Domenica 23 marzo delle ore 14, presso l'Area Talk della fiera, Milli Gandini sarà protagonista dell'incontro dal titolo "Creatività del rifiuto. L'arte militante di Milli Gandini e del Gruppo Femminista Immagine di Varese" che vedrà la presenza di Manuela Gandini, figlia dell'artista, docente alla NABA, autrice, performer e giornalista.
Preview: mercoledì 19 marzo dalle 15 alle 22
Apertura: da giovedì 20 a domenica 23 dalle 11 alle 20
dal 5 ottobre 2024 al 22 febbraio 2025
In occasione del “Festival di Internazionale 2024”, alla MLB Gallery di Ferrara, con la collaborazione di Manuela Gandini, inaugura un progetto curatoriale inedito di riscoperta e rilettura del lavoro dell’artista storica Milli Gandini, tra le fondatrici del Gruppo Femminista Immagine di Varese nel 1974, a confronto con le opere dell’artista Anna Di Prospero. L’indagine domestica è al centro della riflessione di entrambe, in tempi e spazi diversi. Quella Casa, titolo della bi-personale, è l’involucro universale di sentimenti, violenze, gioco, rivoluzioni e relazioni. Ciascuna delle artiste, generazionalmente lontane, adopera i propri vissuti per specifici linguaggi artistico/identitari. Milli Gandini, negli anni Settanta, rivendica il salario al lavoro domestico e trasforma gli strumenti di sfruttamento delle mansioni femminili in opera. Organizza convegni, scrive documenti e dipinge le pentole nelle quali ha sempre cucinato prima di chiuderle con il filo spinato. Smette di preparare le pietanze anticipando Glovo e coltiva duchampianamente la polvere. Non pulisce casa per mesi e, quando l’appartamento è abbastanza sporco, fotografa una compagna di lotte che posa per una performance, senza pubblico, scrivendo su mobili, piatti e scaffali lo slogan “Salario al lavoro domestico” accanto al simbolo femminista. I messaggi sono generati dalla sofferenza inflitta da un patriarcato che si sta sgretolando. Con “Pensieri d’Agosto a Milano” (1985) - serie presentata per la prima volta in galleria - l’artista, fotografata da Carla Cerati, dichiara sfrontatamente la conquista della propria autonomia oltre le pareti domestiche. Se per Milli Gandini la macchina fotografica è un’arma per una rivoluzione linguistica, per Anna di Prospero, cinquant’anni più tardi, è uno strumento di rivelazione. Nello scorrere del quotidiano, la giovane artista, affrontando diverse serie tematico/esistenziali, fotografa ossessivamente soggetti rispettivamente legati a luoghi e persone: la casa, l’esterno, i famigliari, gli sconosciuti, i microcosmi e il Cosmo. In tutti questi casi, il suo obiettivo sottolinea il magico che si sprigiona dal dipanarsi delle ore, soprattutto notturne. Cosa avviene in "Quella Casa"? La serie fotografica Astray - quarto capitolo del progetto Beyond the Visible, in mostra in galleria - è un viaggio visivo ispirato a momenti di cambiamento e trasformazione, realizzato in una dimensione sospesa. Sono finestre su mondi interiori e apparentemente minori, dove realtà e immaginazione si uniscono. Si avverte però un’inquietudine di fondo tra gli arredi e i mobili scelti a puntino per una casetta modello. Ogni opera di Anna Di Prospero è una storia a sè che implica il perdersi per poi ritrovarsi. E’ un progetto di relazione con i mondi. Abbracciare l'ignoto e l'incertezza diventano passi cruciali per l’incessabile e avventurosa ricerca interiore che guida l’artista oltre il quotidiano.
In occasione del finissage della sua mostra, prorogata dopo la pausa estiva, sabato 21 settembre 2024 alle 17 verrà presentato alla MLB Gallery di Ferrara "Come addomesticare un umano", edito da Giunti. A conversare con l’autrice sul libro - un fenomeno editoriale tradotto in 14 lingue - sarà Valentina Lapierre, curatrice culturale e fondatrice della libreria “La Pazienza”. Il volume, impreziosito dalle illustrazioni di Andrea Ferolla e dalla prefazione di Daria Bignardi, è un vademecum felino, un diario di viaggio nel mondo degli umani scritto dal punto di vista di un gatto sapiente per istruire i suoi simili che aspirano a instaurare un rapporto con un appartenente alla famiglia delle grandi scimmie, condividendo casa ed esistenza. Babas svela tutti i segreti dell’arte millenaria con cui i gatti ci scelgono, ci conquistano e finiscono per addomesticarci, e offre al lettore un resoconto ironico e divertente, ma anche profondo e introspettivo, sulla relazione tra felini ed umani. “Noi sappiamo come trattare questi bipedi che, in realtà, sono piuttosto semplici da ammaestrare. Dormirgli addosso, costringendoli lungamente a posizioni scomode; condurli passo passo al mobile dei croccantini; svegliarli nel cuore della notte senza ragione apparente: dietro queste e altre azioni che potrebbero sembrare casuali si celano precise tecniche di domesticazione. E, se avrete la ventura di poter addomesticare il vostro esemplare fin da quando è un cucciolo, potrete guadagnarvi il migliore, più fedele compagno che si possa desiderare”. Un libro che nasce dal grande amore di Babas per i gatti: non poteva concludersi al meglio quindi la mostra, intitolata "Mille innamoramenti". Tra le opere esposte, un mandala scritto a mano riunisce più di “mille innamoramenti” dell’artista: tutte quelle persone, personaggi, libri, luoghi, animali, scrittori, canzoni che le hanno fatto battere il cuore. Un ricamo bianco su bianco evoca, come in un sussurro, una frase d’amore. I ritratti di famiglia hanno per protagonisti, a sorpresa, solo i bambini. Le ironiche medaglie al valore sono un necessario tributo per chi si è innamorato e ha sofferto, perché, dice Barbara, “le pene d’amore lasciano cicatrici che sono come decorazioni”, testimonianze di ferite a cui siamo sopravvissuti. È l’ironia ancora una volta a venirci in soccorso, insieme al grande stupore per la bellezza del creato, che in maniera surreale fa incontrare una donna e una giraffa davanti a un paesaggio da favola, e fa sentire loro che "Malgrado tutto, era un mondo meraviglioso". E poi ci sono i "Retablos", dove l’attenzione è portata su dettagli microscopici. Protagonisti e storie sono catturati dentro piccole scatole magiche che generano stupore: i diorami, ispirati agli altari domestici della tradizione messicana, sono come wunderkammer portatili. Attraverso scene tridimensionali raccontano eventi topici, incontri che cambiano la vita, personaggi e allegorie fermati in un istante e messi a fuoco dal titolo. Come nell’opera in mostra Amore a prima vista: il colpo di fulmine tra due creature così lontane tra loro - una zebra e un pinguino – che però riconoscono immediatamente la propria affinità.
Inaugura sabato 23 marzo alle 17, alla MLB Maria Livia Brunelli Gallery a Ferrara, “Mille innamoramenti”, la mostra di Barbara Capponi, in arte Babas, ispirata all’esposizione di Palazzo dei Diamanti che ha per protagonista il geniale artista olandese Maurits Cornelis Escher.
Scrive di lui Marco Bussagli: «L'arte di Escher nasce dalla capacità di lasciarsi stupire, meravigliare dalla realtà e dalla natura, viste attraverso la lente deformante e pure rigorosa della geometria. E dell’ironia, presente nei suoi lavori più di quanto non si noti». Il senso della meraviglia, il profondo amore per la natura, continua fonte d’ispirazione, e l’ironia sono anche alla base della poetica di Barbara Capponi. Attraverso l’utilizzo sapiente di questi elementi entrambi gli artisti danno vita a sorprendenti mondi immaginari.
“Voglio trovare la felicità nelle cose più piccole, come una pianta di muschio di due centimetri che cresce su una roccia e voglio provare a lavorare su quello che desidero fare da tanto tempo: copiare questi soggetti minuscoli nel modo più minuzioso possibile…”, scrisse Escher, e sembra di sentire in queste parole la stessa intensità che anima i Retablos di Barbara Capponi, dove l’attenzione è portata su dettagli microscopici. Protagonisti e storie sono catturati dentro piccole scatole magiche che generano stupore: i diorami, ispirati agli altari domestici della tradizione messicana, sono come wunderkammer portatili. Attraverso scene tridimensionali raccontano eventi topici, incontri che cambiano la vita, personaggi e allegorie fermati in un istante e messi a fuoco dal titolo. Come nell’opera in mostra “Amore a prima vista”: il colpo di fulmine tra due creature che abitano agli antipodi - una zebra e un pinguino - ma riconoscono immediatamente la propria affinità.
E proprio al concetto di amore è dedicata la mostra. Un mandala scritto a mano riunisce più di “mille innamoramenti” dell’artista: tutte quelle persone, personaggi, libri, luoghi, animali, scrittori, canzoni che le hanno fatto battere il cuore. Un ricamo bianco su bianco evoca, come in un sussurro, una frase d’amore. I ritratti di famiglia hanno per protagonisti, a sorpresa, solo i bambini. Le ironiche medaglie al valore sono un necessario tributo per chi si è innamorato e ha sofferto, perché, dice Barbara, “le pene d’amore lasciano cicatrici che sono come decorazioni”, testimonianze di ferite a cui siamo sopravvissuti.
E’ l’ironia ancora una volta a venirci in soccorso, insieme al grande stupore per la bellezza del creato, che in maniera surreale fa incontrare una donna e una giraffa davanti a un paesaggio da favola, e fa sentire loro che, “Malgrado tutto, era un mondo meraviglioso”. Con uno sguardo simile Escher si rivolge al mondo, quando afferma: “Colui che cerca con curiosità scopre che questo, di per sé, è una meraviglia”.
INSIDE-OUTSIDE.
Due artiste allo specchio: Milli Gandini e Simona Ghizzoni + un film di Sergio Racanati
MLB Gallery, Arte Fiera Bologna.
Per Arte Fiera Bologna 2024, Maria Livia Brunelli della MLB Gallery di Ferrara, con la collaborazione di Manuela Gandini, propone un progetto curatoriale inedito di riscoperta e rilettura del lavoro dell’artista storica Milli Gandini in un audace confronto con le opere dell’artista attivista contemporanea Simona Ghizzoni. In entrambi i casi, la metamorfosi del corpo, del ruolo e delle identità femminili sono al centro della speculazione filosofica e politica delle due artiste in tempi e spazi diversi.
Due generazioni lontane, accomunate dal fil rouge dell’arte come dispositivo di trasformazione coscienziale, politica e sociale. Milli Gandini - che con Mariuccia Secol è tra le fondatrici nel 1974 del Gruppo Femminista Immagine di Varese - decise di non spolverare più, non lavare i vetri, non pulire i pavimenti. Quando la casa fu sufficientemente sporca, tracciò il simbolo femminista sulla polvere e scrisse lo slogan “salario al lavoro domestico” su finestre, mobili e scaffali. Chiese a una compagna del gruppo di posare per una serie di scatti fotografici, trasformando la casa (INSIDE) in un terreno di lotta femminista, in un manifesto, in un’opera. Poi prese le pentole nelle quali aveva cucinato fino ad allora e decise di chiuderle con il filo spinato, dopo averle dipinte con smalti multicolore.
Il Gruppo Immagine è stato il primo gruppo femminista ad essere invitato alla Biennale di Venezia del 1978, a cui è seguito il gruppo di Mirella Bentivoglio pochi mesi dopo.
La pratica politica e artistica del movimento varesino si fondava sulla rivendicazione del salario al lavoro domestico e la richiesta di riconoscimento da parte dello Stato dell’enorme, incessante carico di lavoro femminile, invisibile e svalorizzato. La peculiarità della lotta decennale intrapresa dal gruppo - composto da Silvia Cibaldi, Milli Gandini, Clemen Parrocchetti, Mariuccia Secol, Mariagrazia Sironi - consiste nell’utilizzare le pratiche dell’arte, e non solo di autocoscienza e rivendicazione, per incidere politicamente a livello teorico ed espositivo, anche nelle maggiori sedi istituzionali europee.
Il gruppo adotta lo slogan “La mamma è uscita”, una sorta di manifesto politico e statuto esistenziale di cui la MLB Gallery presenta un distillato di dieci fotografie in bianco e nero “della polvere” e tre collage di Milli Gandini raffiguranti “pentole e scolapiatti inusabili”, a sancire la perenne attualità di istanze rimaste senza risposta.
Si aggiunge dunque un altro tassello alla ricostruzione di quel periodo storico, per decenni dimenticato, iniziato con la mostra Il soggetto imprevisto. 1978 Arte e femminismo in Italia, curata da Marco Scotini e Raffaella Perna ai Frigoriferi Milanesi nel 2019, dove Milli Gandini compare tra le figure eminenti dell’epoca.
Di Simona Ghizzoni, che incarna la generazione della terza ondata del femminismo, vengono presentati quattro corpus di lavori che tracciano il percorso evolutivo dei suoi progetti fotografici, poetici e politici. In Between (2006) una donna evanescente a filo d’acqua, in un panorama alla Tarkovskij (OUTSIDE), inaugura un viaggio interiore verso la propria essenza critica. I ruderi, l’umidità, la campagna e i boschi ereditati dalla linea materna dell’artista sono sfondo e centro dell’opera. Silenzi siderali e feconde solitudini diventano entità palpabili del paesaggio.
“Il paesaggio infatti – afferma Ghizzoni – è il mio autoritratto”, è l’ estensione del suo corpo e dei suoi sensi ai regni animale, vegetale e minerale; è il ripristino simbolico della relazione con il vivente-non-umano che, come umanità, abbiamo tranciato. L’identità individuale e il rapporto perduto con la terra accendono la riflessione di Ghizzoni che, attraverso i suoi set, cancella i confini. La donna, dall’abito rosso, non è più Inside, come negli anni settanta, ma Outside e cerca l’anello di congiunzione con gli ecosistemi.
Se la letteratura eco-femminista denuncia la violenza sul corpo femminile come appartenente al medesimo atteggiamento predatorio dell’uomo nei confronti della terra, l’opera di Simona Ghizzoni ne sintetizza visivamente il concetto in Selvatica (2023). Selvatica è un lavoro inedito, un’investigazione poetica della complessità naturale che documenta e incanta. Ad esempio, dopo il grande incendio nel Montiferru in Sardegna, l’artista ha fotografato in bianco e nero un paesaggio spettrale, cinereo, oscuro, mettendo poi in evidenza, con una colorazione manuale ad acquerello, la vita che rinasce, come i rari germogli che cercano di riaffacciarsi alla vita.
Quando, negli anni Settanta, il Gruppo Immagine dichiarava: “La mamma è uscita”, sorgeva la domanda: “Dove è andata?”. Oggi, in un salto quantico, pensando al lavoro di Ghizzoni, potremmo affermare:“La mamma è andata in Sicilia nel bosco di betulle, è andata nella Valle di Comacchio oppureè a Gaza -(dove l’artista ha effettivamente vissuto per anni). - E’ andata a specchiarsi negli animali, nell’acqua e nelle foglie, è andata a cercare se stessa tra macerie e germogli nella pluralità intelligente dell’esistenza”.
Il progetto curatoriale Inside-Outside si completa con la presentazione, in stand, di un corto dell’artista film-maker Sergio Racanati che intervista Mariuccia Secol, attivista e artista, autrice con Milli Gandini del volume “La mamma è uscita” (DeriveApprodi).
Il film è stato realizzato per l’occasione, per fornire al pubblico l’importantissima testimonianza storica di una delle protagoniste dell’arte femminista italiana.
Croste, bucce, mozziconi. Vita. Le ceramiche di Bertozzi&Casoni tornano a raccontare il lato oscuro del nostro mondo.
Il 27 di ottobre, alle 13:30, la home gallery di Maria Livia Brunelli, nella pro-pria sede ferrarese, ospita “Funambolismi”, imperdibile mostra che mette in scena un rapporto a tre fra altrettanti maestri del ventesimo e ventunesimo secolo. Le nature morte di Bertozzi&Casoni e di Daniel Spoerri dialogheranno con quelle Achille Funi, protagoniste della mostra “Achille Funi. Un maestro del Novecento tra storia e mito”, in corso contemporaneamenteal Palazzo dei Diamanti.
Il ventre di un melone, la buccia di un’anguria, piatti sporchi e abbandonati…ceramica, olio su tela, materia organica. Bertozzi&Casoni, Spoerri e Funi, ci descrivono in fondo gli stessi abbandoni, tramite stili diversi tipici di epoche diverse, e si danno reciprocamente forza per trasmettere allo spettatore il messaggio imperituro di un memento mori che oggi sembriamo tutti avere dimenticato.
L’esperienza del visitatore non si limiterà però alla visita alla home gallery… alle 15:30, infatti, un pullman, messo a disposizione dalla sponsor Mimma Della Valle, condurrà gli interessati a Imola, sede -tra Palazzo Tozzoni, Museo San Domenico e Rocca Sforzesca- di una tripla personale di Bertozzi&Casoni, i quali, dopo decenni di ricerca e attività, vengono riconosciuti e esaltati proprio nella loro città natale.
Il duo (che concettualmente e ufficialmente rimane tale, malgrado la scomparsa di Stefano Dal Monte Casoni, avvenuta nel maggio scorso), arrivato a esporre anche alla galleria Sperone Westwater di New York, sarà quindi il protagonista indiscusso di quella che più che una mostra è un’esperienza etica ed estetica,
Da ultimo, è dovere comunicare che presso la MLB gallery, il giorno dell’inaugurazione, gli ospiti potranno pranzare con la gallerista in ambito domestico/artisticoe aggiungere un ulteriore elemento sensoriale e conviviale alla visita.
Essendo la politica relazionale e comunicativa di Maria Livia Brunelli fondata sul dialogo, è il dialogo stesso il senso ultimo della proposta della gallerista. Un dialogo, che, tra passato e futuro, riveli allo spettatore ciò che l’arte può ancora fare per l’individuo per il mondo e e per la società.
QUALCOSA CI STA SOGNANDO
Un viaggio nella dark zone degli ultimi 100 anni
Body-Talk di Manuela Gandini
Venerdì 15 Dicembre alle 18.00
Venerdì 15 Dicembre alle 18.00 la MLB Gallery presenta QUALCOSA DI CI STA SOGNANDO, un talk performativo di Manuela Gandini. E’ un’immersione nell’arte e nella vita dell’Europa dal 1929 ad oggi. Si tratta di una lezione/azione concepita come un viaggio nel tempo tra i falsi dèi del Novecento, gli spettri del Nazismo e del Fascismo, la propaganda politica e le visioni surrealiste. Da un lato la magia nera del potere omologatore e totalitario, dall’altro il misticismo visionario dell’arte, sino ad arrivare ai rituali moderni, all’abbattimento dei monumenti, e a una presunta, quanto improbabile, attuale “morte dell’arte” o “nascita” di una visione alternativa all’ antropocentrismo.
La MLB Gallery sarà una delle prestigiose tappe del tour QUALCOSA CI STA SOGNANDO che da mesi gira in gallerie, fondazioni, musei e festival italiani.
Monaco 1929, Eva Braun si spazzola i capelli sognando di diventare una diva o una grande fotografa.Intanto, a Parigi, Luis Buñuel, nel film “Un Chain Andalous”, affila un rasoio pronto a tagliare l’occhio di una donna aperto sul secolo breve. Il Novecento è una camera oscura dentro la quale sorgono le mura di Auschwitz, il fungo atomico, l’LSD, le solarizzazioni di Man Ray, il ‘68, la pecora Dolly, la morte dei Kennedy e la massificazione della Coca Cola e di Marilyn. Da un lato, i totalitarismi impongono ordine, propaganda, obbedienza, morte, alimentando la banalità del male. Dall’altro, una danza androgina, nei territori leggeri e densi del Surrealismo, tramuta la tragedia in arte con potenti rituali volti a celebrare la vita al di là del bene e del male. Il racconto dell’amore bruciante, tossico e morboso di Eva Braun per il Führer si vaporizza il giorno del loro suicidio quando l’inviata di guerra Lee Miller, ex compagna di Man Ray, entra nell’appartamento di Hitler con gli anfibi infangati dalla terra di Dachau. Il Talk QUALCOSA CI STA SOGNANDO prevede un’incursione nella dark zone della nostra storia attraverso gli occhi spenti di figure grigie come Joseph Goebbels con le sue strategie propagandistiche, e di vulcaniche artiste come Lee Miller, Maria Lai, Marina Abramovic, Alejandro Jodorowsky, Bo Zheng, GuyDebord, Romeo Castellucci, Michelangelo Pistoletto, Bartolina Xixa...
S’incroceranno parole, gesti e film, in un percorso rizomatico, imprevedibile e accidentato. Il tutto è concepito come una sorta di rito di purificazione. Ma la domanda incalza: ci siamo veramente liberati dai simboli più truci della storia?
Un evento d'eccezione alla MLB Gallery venerdì 15 settembre 2023, alle ore 18. Ospite d'onore Giacinto Di Pietrantonio, critico e curatore di fama internazionale, che dialogherà con l'autore, l'artista Marcello Carrà, sul libro "La sindrome del pallone" (La nave di Teseo, 2021). A fare da sfondo alla presentazione saranno le suggestive opere della mostra "Surrealtà rinascimentali...a penna bic" dello stesso Carrà, visitabile fino a metà ottobre.

“La sindrome del pallone” ( La nave di Teseo, 2021) è un trattato pseudoscientifico e surreale, riccamente illustrato, che analizza la “malattia del calcio” in tutte le sue varianti e degenerazioni. "È fuori dubbio - afferma l'autore - che nel mondo di oggi uno dei morbi che ha avuto più successo è quello del calcio. E con calcio si intende proprio quel gioco in cui un certo numero di persone rincorre una palla, cercando di farla terminare all'interno di un cosiddetto portale in acciaio o similare. Si suole definire tale procedura dinamica come "Gioco" o "Sport", ma la realtà dei fatti è che questo diletto, a mano a mano debilitante per il fisico e soprattutto per la mente, deriva da un vero e proprio morbo, che si impossessa spesso del malcapitato corpo negli anni della più acerba gioventù. La malattia si sviluppa poi con decorso rapido portando al delirio totale".

Marcello Carrà, ingegnere civile con la passione per il disegno, inizia a dipingere nel 1995, durante gli studi universitari. Dal 2008 intraprende un nuovo percorso realizzando disegni di grandi dimensioni con l'utilizzo esclusivo di penne biro e pennini, rappresentando in particolare animali che l'uomo uccide senza tanti sensi di colpa e in seguito rivisitando autori fiamminghi. “La sindrome del pallone” è il suo primo libro illustrato.
Giacinto Di Pietrantonio, è stato Direttore della GAMeC (“ Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo"). Docente di Storia dell'Arte presso l'Accademia di Brera, ha ricoperto il ruolo di Redattore Capo prima e Vicedirettore poi per Flash Art Italia dal 1986 al 1992. Dal 1994 al 1996 è stato consulente per le arti visive della Regione Abruzzo.
Tra le molte mostre da lui curate ricordiamo la mostra degli artisti russi all'interno della rassegna "Passaggi ad Oriente" alla Biennale di Venezia del 1993, le edizioni di "Fuori Uso" del 1995, 1997, 1998 e 1999 e "Over the Edges" con Jan Hoet a Gand (Belgio). E' stato curatore del Corso Superiore di Arti Visive presso la Fondazione Antonio Ratti di Como dal 1995 al 2004. Tra i vari incarichi: Consulente del Premio Furla - Querini Stampalia per l'Arte, Commissario della Quadriennale di Roma 2005, membro del comitato scientifico della Fondazione Kogart di Budapest, della Galleria Civica Palazzo Asperia di Alessandria, di MUSEION di Bolzano e dello Spazio Oberdan di Milano.

Si prega di confermare la presenza
Vi aspettiamo
Maria Livia & Fabrizio