È con grande soddisfazione che annunciamo l'inaugurazione, sabato 20 dicembre, di una mostra che porterà a Ferrara artisti internazionali di altissimo livello!
La mostra ha un titolo intrigante ma un po' da spiegare: "GRAFEMI. Da Irma Blank a Maria Lai, da Dadamaino a Opalka e Marcello Carrà".
Non preoccupatevi perché saremo disponibili per ogni visitatore con accattivanti visite guidate.
La mostra sarà alla MLB Gallery di Corso Ercole d'Este 3: la preview sarà riservata, con visite guidate su appuntamento dalle 15 alle 19.

Cinque artisti (Irma Blank, Marcello Carrà, Dadamaino, Maria Lai e Opalka) uniti dall'uso del segno grafico e della scrittura come elemento fondante della loro pratica artistica, concettuale o astratta. Li accomuna una esplorazione dei "grafemi" (le unità minime di un sistema di scrittura) che scavalca il loro valore linguistico o di significato convenzionale per potenziarne la valenza visuale, ritmica ed espressiva. In tempi e contesti diversi, hanno tutti e cinque trasformato la scrittura in un linguaggio universale e asemantico (privo di significati letterali immediati). Un territorio dove il segno si emancipa dalla parola per farsi immagine.

Oltre che dal segno, le loro ricerche artistiche sono accomunate poi da un interesse profondo per la serialità, intesa come strumento per indagare concetti universali come il tempo, l'esistenza e il linguaggio, superando la materialità dell'opera tradizionale. Il segno (grafico, numerico, tessile), nei loro lavori, diventa ripetitivo, pura traccia visiva, ritmo o meditazione.

Le loro opere, sviluppandosi spesso in serie o sequenze che richiedono tempo per essere create e fruite, enfatizzano, nel processo artistico, la durata e la progressione metodica. Rendono visibile lo scorrere del tempo, utilizzando spesso materiali umili o gesti quotidiani (scrivere, cucire, disegnare a biro) per elevare la loro ricerca oltre i canoni artistici convenzionali, nell'ambito di una ricerca i cui confini sfumano nebbiosamente tra arte concettuale, maniacalità artigianale, minimalismo, poesia visiva.

Irma Blank è nota per la sua "scrittura asemantica" che indaga il tempo e il ritmo attraverso la ripetizione ossessiva di segni che mimano la scrittura senza essere leggibili. Nei suoi lavori il segno diventa presenza fisica, testimonianza del corpo e della durata. Nelle Trascrizioni (1975, inchiostro su acetato), l’artista svincola il linguaggio dal significato per concentrarsi sul gesto, sul segno e sul tempo della scrittura. Il libro — riferimento centrale in queste opere — viene riprodotto e al contempo negato: le parole scompaiono, lasciando spazio a un tracciato indecifrabile che però conserva la struttura della pagina, il ritmo delle righe, la disciplina della gabbia tipografica. Il gesto diventa ripetuto, meditativo, totalizzante. Un corpo a corpo con la superficie, dove il tempo diventa parte dell’opera e il segno, tracciato in uno stato quasi meditativo, conduce a una dimensione spirituale nutrita di silenzio e concentrazione. Una calligrafia interiore dal sapore metafisico.

Blank Irma

Marcello Carrà utilizza il segno grafico e la scrittura come elementi compositivi, trasformando lettere e simboli in pura forma, a partire da libri che riscrive completamente a pennino o a penna biro, dando loro nuovo significato attraverso una veste grafica bidimensionale e allegorica. Rielaborando in chiave personale la poesia visiva, Carrà trascrive a mano, su un unico grande foglio rettangolare, con ossessione maniacale, un intero romanzo di oltre cento pagine, Olga di Chiara Zocchi. Ma, al centro del rettangolo, denso di caratteri calligrafici, lascia un perfetto cerchio bianco: simbolo del vuoto interiore che pervade la protagonista.

Nella Lettera sulla tolleranza di John Locke, invece, circa duecento righe, fittissime di parole, vanno a costituire una perfetta geometria che contiene l’intero testo del trattato: soltanto le due forme vuote delle asce, simboli, in ossimoro, di violenza e intolleranza, spiccano da lontano, simmetriche e ottenute tramite l’assenza di testo.

Stupefacente è la trascrizione di A sangue freddo di Truman Capote, true crime in cui Carrà, sempre avvalendosi del concetto di antitesi, rappresenta una felice famiglia americana a tavola: in questo caso l’artista ha delineato le sagome dei protagonisti del romanzo, riuniti attorno alla tavola, attraverso le parole stesse del libro, modificando lo spessore dei pennini a seconda dell’intensità chiaroscurale delle campiture.

Marcello Carrà Olga part

Dadamaino ha esplorato il segno e la linea in modi diversi, ma in tutte le sue opere il gesto grafico si ripropone in modo seriale, quasi ossessivo, per esplorare lo spazio e la percezione. L'artista utilizza segni minimi e ripetitivi, che diventano un alfabeto segnico, come nella serie I fatti della vita. La Lettera 10 B, un’opera a china su carta intelata del 1980, faceva parte di un’installazione ambientale esposta nello stesso anno alla Biennale di Venezia: un diario quotidiano che diventa scrittura automatica. Come se l’artista vedesse nei segni tracciati caratteri di un alfabeto universale o molecole della realtà. Passo dopo passo del 1989 (mordente su poliestere) fa invece parte del ciclo di lavori intitolato Il movimento delle cose, rappresentazione metaforica del destino biologico ed esistenziale delle persone che si incontrano, si amano, pulsano e si muovono, cambiando costantemente. Sulla superficie trasparente del poliestere, il mordente traccia un flusso materico che, interagendo con la luce, crea onde energetiche, un movimento incessante e continuo nello spazio, cinetico.

Dadamaino Passo dopo passo 1989 mordente su poliestere cm 100x70

Maria Lai è nota a livello internazionale per i suoi “libri cuciti”, in cui si intrecciano sapienza manuale e riflessione intellettuale. Con ago e filo, l’artista decostruisce e ricompone il concetto stesso di scrittura, trasformando il libro in un oggetto da esplorare più che da leggere. I suoi libri,  più che “illeggibili”, sono “democratici”: narrano storie che tutti possono leggere, attraverso un linguaggio intimo e universale. Un lessico spirituale, una poetica del silenzio e del gesto. Una scrittura che ha origine all’epoca della sua infanzia, quando l’artista, da bambina, guardava la nonna rammendare le lenzuola e si divertiva a inventare storie a partire dai fili usati per ricucire gli strappi, che le apparivano segni di un alfabeto misterioso. Il filo diventa metafora della creazione di relazioni, di connessioni. Un filo che lega e collega, che spesso rimane in sospeso o trafilato, pronto a continuare a raccontare le storie della sua memoria, un filo che cade sulle pagine, le disegna, le intreccia, fino ad avvolgere sotto forma di matassa l’intero libro.

Maria Lai In ogni tempo 1984 tessuto e filo 23x13x3 cm

Courtesy © Archivio Maria Lai by Siae 2025

Roman Opalka dipinge la progressione numerica da 1 all'infinito sulla tela, documentando l'intera durata della sua vita artistica in relazione al tempo che passa; rappresentazione visiva dello scorrere inarrestabile del tempo e della vita umana verso l'inevitabile fine. Ogni opera è un frammento di un unico flusso dove la progressione numerica funge da metafora della vita umana, che ha un inizio (la nascita, il numero 1) e si muove inesorabilmente verso la sua conclusione, l'infinito o l'annullamento, tanto che i  numeri sequenziali sono scritti su sfondi che diventavano progressivamente più chiari, dal grigio al bianco puro. L’artista registrava la sua voce mentre pronunciava i numeri e scattava un autoritratto fotografico alla fine di ogni giornata di lavoro, documentando il proprio invecchiamento, parallelo all'avanzamento numerico. 

Opalka opera

Nel dialogo tra le ricerche di questi cinque artisti, di epoche e nazionalità diverse, emerge una medesima tensione: la scrittura viene sottratta alla sua funzione primaria – quella di trasmettere un contenuto semantico – e ricondotta alla sua essenza più profonda: essere un gesto che costruisce spazio. I grafemi, liberati dal peso della parola, diventano gli elementi di una grammatica visuale orchestrata tra ritmo, ripetizione, ordine e deviazione. Così, ciò che queste scritture perdono in leggibilità, lo guadagnano in pregnanza. I segni diventano architetture visive che comunicano per il semplice fatto di esistere, affermando la loro necessità attraverso la pura intensità della loro stessa presenza.

Per info e prenotazioni: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.

La mistica del quotidiano.

Bertozzi & Casoni e Maria Lai in dialogo con la Collezione Permanente

 

Il progetto curatoriale mette in dialogo Bertozzi & Casoni e Maria Lai, accostati per la loro capacità di unire tradizione e innovazione, artigianalità e concettualità a partire da oggetti comuni, cui riescono a conferire significati spirituali.

Simbolico trait d’union tra Maria Lai e Bertozzi & Casoni è uno splendido libro, quasi un unicum nella produzione dell’artista sarda: una pagina in tela fissata su un supporto in ceramica, materiale d’elezione di Bertozzi & Casoni.

Le immagini in forma scultorea scelte per l’occasione da Bertozzi & Casoni, inserite ad hoc accanto ad alcune sculture nelle vetrine del Museo della Ceramica, mostrano cumuli di libri e oggetti abbandonati, scarti di cibo e silenziose presenze animali che portano un monito a una parte di umanità frastornata e anestetizzata. C’è  in questi oggetti una forte spiritualità, come nei libri in mostra di Maria Lai, piccoli e preziosi, o nella potente poesia di Bertold Brecht scritta con paziente minuziosità da lei stessa nel retro delle ceramiche appese ai due rami di susino.

Impressionante per dimensioni e iperrealismo, è una grande opera di Bertozzi & Casoni posizionata al centro di una suggestiva sala in completo isolamento: uno spettacolare "Pinocchio", realizzato completamente in ceramica, reinterpretazione artistica del celebre personaggio letterario, che si distingue per un'iconografia insolita.

E’ infatti un Pinocchio anziano, rugoso, smarrito, seduto su un mucchio di libri delle sue avventure. Non più il burattino che impara a diventare umano, ma un uomo contemporaneo che si specchia nella sua drammatica fragilità, che riflette sulla sofferenza umana.

Un’opera che non offre una soluzione, ma spinge lo spettatore a riflettere sulla propria vita, mentre l'uso di elementi lignei che sembrano assolutamente realistici, ma che in realtà sono finti, crea un dialogo con il tema della finzione che permea tutta l'opera di Bertozzi & Casoni. Un richiamo alle avventure di Pinocchio, dove l'inganno e la finzione sono costantemente presenti, ma anche alla vanitas, al memento mori, alla memoria e al legame che la memoria instaura con gli oggetti sopravvissuti al passaggio dell’uomo, come appunto i libri.

Un legame che passa di sguardo in sguardo, come i fili e le parole intrecciate da Maria Lai, come quel tessuto celeste che scorre allegro di mano in mano, e di casa in casa, attraversando il paesaggio montuoso nell’opera relazionale “Legarsi alla montagna” (1981): un legame che intreccia tempi e luoghi differenti, parlando alla memoria personale e collettiva del passato con una spinta verso il futuro.

                                                                                                                                        Maria Livia Brunelli

dal 14 dicembre 2025 all'8 marzo 2026   

Il progetto curatoriale mette in dialogo Bertozzi & Casoni e Maria Lai, accostati per la loro capacità di unire tradizione e innovazione, artigianalità e concettualità a partire da oggetti comuni, cui riescono a conferire significati spirituali.

Simbolico trait d’union tra Maria Lai e Bertozzi & Casoni è uno splendido libro, quasi un unicum nella produzione dell’artista sarda: una pagina in tela fissata su un supporto in ceramica, materiale d’elezione di Bertozzi & Casoni.

Le immagini in forma scultorea scelte per l’occasione da Bertozzi & Casoni, inserite ad hoc accanto ad alcune sculture nelle vetrine del Museo della Ceramica, mostrano cumuli di libri e oggetti abbandonati, scarti di cibo e silenziose presenze animali che portano un monito a una parte di umanità frastornata e anestetizzata. C’è  in questi oggetti una forte spiritualità, come nei libri in mostra di Maria Lai, piccoli e preziosi, o nella potente poesia di Bertold Brecht scritta con paziente minuziosità da lei stessa nel retro delle ceramiche appese ai due rami di susino.

Impressionante per dimensioni e iperrealismo, è una grande opera di Bertozzi & Casoni posizionata al centro di una suggestiva sala in completo isolamento: uno spettacolare "Pinocchio", realizzato completamente in ceramica, reinterpretazione artistica del celebre personaggio letterario, che si distingue per un'iconografia insolita.

E’ infatti un Pinocchio anziano, rugoso, smarrito, seduto su un mucchio di libri delle sue avventure. Non più il burattino che impara a diventare umano, ma un uomo contemporaneo che si specchia nella sua drammatica fragilità, che riflette sulla sofferenza umana.

Un’opera che non offre una soluzione, ma spinge lo spettatore a riflettere sulla propria vita, mentre l'uso di elementi lignei che sembrano assolutamente realistici, ma che in realtà sono finti, crea un dialogo con il tema della finzione che permea tutta l'opera di Bertozzi & Casoni. Un richiamo alle avventure di Pinocchio, dove l'inganno e la finzione sono costantemente presenti, ma anche alla vanitas, al memento mori, alla memoria e al legame che la memoria instaura con gli oggetti sopravvissuti al passaggio dell’uomo, come appunto i libri.

Un legame che passa di sguardo in sguardo, come i fili e le parole intrecciate da Maria Lai, come quel tessuto celeste che scorre allegro di mano in mano, e di casa in casa, attraversando il paesaggio montuoso nell’opera relazionale “Legarsi alla montagna” (1981): un legame che intreccia tempi e luoghi differenti, parlando alla memoria personale e collettiva del passato con una spinta verso il futuro.

                                                                                                                                        Maria Livia Brunelli

dal 28 novembre 2025 all’8 marzo 2026

La Sardegna, con la sua storia di intrecci, di trame cariche di simboli identitari e di memoria comunitaria, diventa il punto di partenza per una riflessione che si apre a esperienze globali: dalle opere di Maria Lai e Caterina Frongia alle pratiche di Francesca Marconi, dai tappeti delle sorelle Senes di Nule alle creazioni sperimentali di artisti come Zehra Doğan e Andreco. La mostra invita a guardare alla tessitura come atto di resistenza e di rigenerazione: un filo che cuce fratture storiche e culturali, che ridà voce a comunità marginalizzate, che diventa testimonianza politica e poetica al tempo stesso. L’esposizione, curata dal funzionario direttore dei musei ISRE Efisio Carbone affronta il tema della tessitura come linguaggio universale, capace di unire il gesto artigianale tradizionale con le più urgenti domande della contemporaneità.

La tessitura è uno dei gesti fondativi della cultura umana. Da sempre, l’intreccio di fili ha rappresentato la capacità dell’uomo e della donna di costruire continuità e ordine nel tempo. Prima ancora che arte o mestiere, il tessere è un modo di pensare: un’azione che unisce mente e mano, riflessione e corpo. Fin dai miti antichi, il filo governa la sorte: Penelope disfa e rifà la tela per sospendere il tempo; Aracne sfida la dea Atena trasformando la superbia del gesto in punizione e metamorfosi; le Parche filano la vita e la recidono.” Così presenta la Mostra collettiva Efisio Carbone. “In ogni cultura, il telaio è stato immagine del mondo: struttura, ritmo, equilibrio. Come ricordava l’antropologo Claude Lévi-Strauss, “il pensiero costruisce la realtà come un tessuto”, una rete di relazioni materiali e simboliche.

“In Sardegna, la tessitura non è soltanto una tradizione, ma una forma di esistenza. Nelle case, nelle botteghe, nei laboratori comunitari, i telai sono stati per secoli strumenti di autonomia economica e culturale, luoghi di trasmissione dei saperi, ma anche spazi di libertà.” prosegue Stefano Lavra, presidente ISRE. Ogni tappeto, ogni arazzo è un racconto tramandato in segni, un modo di affermare identità, bellezza e necessità. La mostra Tessere per resistere si fonda su questa consapevolezza: che il filo, nella sua umiltà e nella sua forza, è ancora oggi un linguaggio vivo, capace di attraversare i confini tra arte, artigianato, filosofia, antropologia e società.

Il Museo della Vita e delle Tradizioni Popolari Sarde, luogo di memoria collettiva, diventa in questa occasione spazio di confronto fra artisti e artigiani, fra maestri storici e interpreti contemporanei. Questa copresenza non è un accostamento decorativo, ma un incontro reale: gli artisti contemporanei dialogano con le pratiche storiche, i maestri artigiani si confrontano con nuove prospettive estetiche. In questo ordito comune, la mostra intende mostrare la tessitura come atto politico e poetico, gesto di continuità e di resistenza. Il progetto allestitivo è dell’architetto Maurizio Bosa e gli allestimenti a cura di Eikon.

La tessitura come resistenza femminile

Il primo nucleo tematico è dedicato alla forza creativa e sociale delle donne che, nei secoli, hanno fatto del telaio un luogo di libertà. In Telai di guerra (anni ’90), Maria Lai unisce fili, carte e stoffe in un alfabeto visivo che parla di memoria e di conflitto. La sua tessitura è linguaggio del pensiero: un modo di trasformare la fragilità in conoscenza, la ferita in poesia. Lai porta la tradizione fuori dallo spazio domestico e la rende atto universale, simbolo di relazione e di cura. Con Rosanna Rossi, la tessitura diventa linguaggio analitico e materico. In Coltre di ferro (1996), l’artista intreccia lana d’acciaio: un lavoro che affronta il tema del lavoro domestico come condizione e resistenza, unendo la severità del gesto alla purezza della forma. La sua ricerca, collocata tra pittura analitica e sperimentazione internazionale, riflette sul ritmo stesso della tessitura sarda: rigore, concentrazione, misura. La serie delle tre Sonatine in grigio amplia questo discorso con un tono più intimo e musicale, dove il colore si dispone in campiture di suono e silenzio, quasi una partitura di fili e respiro.

Le Sorelle Senes di Nule incarnano l’anima duplice del lavoro condiviso. Di loro resta un emblematico tappeto, recentemente donato all’ISRE dagli eredi, nato da un dialogo e da un conflitto: due sorelle che tessevano “in disaccordo ma in armonia”, ciascuna imponendo la propria volontà progettuale. L’arazzo che ne scaturisce, asimmetrico e vibrante, è la metafora di un’unità imperfetta ma viva — il simbolo di un fare collettivo in cui la diversità genera equilibrio. Le tessitrici di Nule, documentate dagli operatori dell’ISRE, ne proseguono idealmente l’eredità, custodendo con naturalezza una sapienza che continua a essere viva, utile, necessaria.

La tessitura come testimonianza civile

Molti artisti presenti in mostra usano il filo come strumento politico, come mezzo per resistere, ricordare o costruire ponti tra culture. Zehra Doğan, artista e giornalista curda, lavora su tappeti sardi come segno di vicinanza tra popoli, in occasione di una sua residenza in Sardegna per il progetto “Laboratorio Mediterraneo” finanziato dalla Regione Autonoma della Sardegna per la Fondazione MACC. Nei suoi intrecci si riconoscono l’esperienza dell’esilio, la forza del gesto femminile e la capacità del tessuto di superare le barriere linguistiche e geografiche. Il suo lavoro nasce dal carcere e diventa atto di libertà condivisa. Giovanni Gaggia, con Com’è il cielo in Palestina (2023-2025), ricama e disegna per costruire un atto di “attivismo gentile”: un’arte che non urla ma ricuce, che trasforma la contemplazione in partecipazione. La tessitura è per lui gesto di guarigione collettiva, ponte tra biografia e storia. Sasha Roshen, artista ucraino, porta in mostra un video girato in tempo di guerra: la madre e i vicini di casa tessono insieme una grande rete mimetica destinata all’esercito ucraino. Il film mostra la vita sospesa di chi resta, l’attesa e la solidarietà quotidiana come forme di resistenza. A questo lavoro l’artista affianca una serie di dipinti recenti, in cui la pittura riprende i ritmi e le texture della rete, trasformandola in metafora della visione e del silenzio. Francesca Marconi, con Illa Kumún / The Common Island (2024), realizza a Mindelo, Capo Verde, un tappeto a mano con il maestro tessitore Marcelino Andrade. L’opera rilegge un’incisione ottocentesca tratta da A Voyage to Senegal di Jean Baptiste, mettendo in discussione l’eredità visiva del colonialismo e proponendo la tessitura come atto di decolonizzazione. Il filo diventa così medium critico, strumento di scambio e di giustizia culturale.

La tessitura come memoria e identità

 Nelle opere di Caterina Frongia, la memoria personale e collettiva si intrecciano nella materia. Il movimento diventa tema e struttura delle opere, racconti di identità in trasformazione in questo spostamento costante che accomuna popoli e culture nella Storia. Tigri incarna e sintetizza questi temi. In Liberaci dal mare, Amen (2025), l’artista utilizza lana, cotone, corde da campeggio, elastici e fischietti di salvataggio. Il titolo nasce da una preghiera infantile, pronunciata davanti al mare della Sardegna. L’opera oscilla tra la spensieratezza del ricordo e il dramma delle migrazioni contemporanee, tra la leggerezza del gioco e la paura del naufragio. Frongia collabora con NARÈNTE (Lucio Aru + Franco Erre), che uniscono fotografia, moda e installazione per indagare il corpo e l’abito come luoghi di identità collettiva e metamorfosi. Marianna Pischedda lavora sul bisso marino di Sant’Antioco, fibra rara e preziosa, ricavata dal filamento della Pinna Nobilis. È una pratica eroica, oggi quasi scomparsa, tramandata da pochissime tessitrici. Nei suoi lavori, la luce del mare si fa filo e respiro: la tessitura diventa atto sacro, testimonianza di un sapere fragile ma resistente, che unisce materia naturale, gesto e contemplazione.

La tessitura come ecologia e responsabilità

Per Andreco, artista e ingegnere ambientale, il tessere è metafora di equilibrio tra umano e ambiente. Il suo progetto nasce da un’esperienza in un villaggio africano dove si è occupato di potabilità dell’acqua. Da quella collaborazione sono nati tappeti donati dalla comunità come segno di riconoscenza e un video che registra una performance realizzata in Marocco vicino all’Oasi di Smira (2013). La tessitura diventa qui linguaggio dell’interdipendenza: non solo rappresentazione, ma costruzione concreta di un ecosistema estetico ed etico, in cui l’arte restituisce valore al gesto di cura.

Oltre, la tessitura apre a pratiche in cui il filo diventa idea, forma mentale, concetto. Anna Gardu, maestra dolciaria di Oliena, realizza ricami di zucchero ispirati ai motivi del filet di Bosa. Le sue opere, fragili e precise, uniscono gesto rituale e conoscenza tecnica: un’arte che si dissolve, ma resta nella memoria sensoriale. Tonino Secci, figura colta del secondo Novecento sardo, esplora la carta come materia di luce e spazio. Le sue superfici, attraversate da tagli, pieghe e sovrapposizioni, sembrano tessiture invisibili in cui la percezione si fa ritmo e materia di indagine delle correnti italiane e degli artisti più celebrati nel mondo come lo Spazialismo di Fontana e l’Informale di Burri per altro a lui vicini nella Milano degli anni ’60 e ‘70. Andrea Contin propone invece una riflessione concettuale sul viaggio come trama sociale: nei suoi lavori, i colori primari – ciano, magenta, giallo – rappresentano le traiettorie dei pendolari, i fili invisibili che collegano territori e comunità, siamo nella piena astrazione del tema.

La resistenza comunitaria e dei saperi Annalisa Cocco e Anna Deriu – designer e tessitrice – dialogano con i disegni di Eugenio Tavolara, rievocando lo spirito del progetto I.S.O.L.A. Ente istituito dalla Regione Autonoma della Sardegna nel 1957, che nel secondo dopoguerra valorizzò la manifattura sarda come strumento di emancipazione e radicamento territoriale. Nel loro lavoro si riconosce la volontà di ripensare il design come atto di comunità e continuità culturale. Raffaella Marongiu, maestra di Su Filindeu, intreccia fili di pasta sottilissimi per creare un alimento rituale destinato ai pellegrinaggi: un atto di fede e di dedizione, dove il nutrimento si fa linguaggio e il cibo diventa tessitura del sacro.

Tessere per resistere è un progetto espositivo che attraversa tempi e generazioni, in cui artisti e artigiani condividono lo stesso gesto di costruzione e di cura. L’incontro fra la tradizione tessile sarda e le ricerche contemporanee dimostra che il sapere manuale non è eredità statica, ma materia viva, capace di rinnovarsi. Ogni opera presente in mostra è un filo che lega l’individuale al collettivo, l’intimo al politico. La tessitura appare come una filosofia della connessione: un modo di ricomporre ciò che la modernità frammenta. In un’epoca di velocità e smaterializzazione, il telaio restituisce la misura del tempo, la concretezza del lavoro, la dignità del gesto. Come scriveva Maria Lai, “l’arte è un modo di legarsi agli altri.” E come ricordava Italo Calvino, “ritessere i fili spezzati è il compito dell’arte.” Tessere per resistere non è dunque un titolo metaforico, ma un invito: a riconoscere, nel filo che unisce mani, storie e saperi, la forma più antica e più attuale della resistenza.

Ufficio Comunicazione e Promozione ISRE

Tel. 0784232094

Tuesday, 11 November 2025 19:32

stagisti

Francesca Alovisaro (Rovigo)
Ginevra Atti (Ferrara)
Eva Beccati (Ferrara)
Dorina Bardhi (Atri)

Maria Sole Bergamini (Ferrara)
Benedetta Bodo (Torino)
Angelica Bollettinari (Londra)
Max Bratti (Ferrara)
Silvia Cazzola (Ferrara)
Francesco Ceccato (Amburgo)
Gabriele Cirami (Firenze)
Paola Coppola (Berlino)
Federica Corona (Palermo)
Ketrin Costa (Amburgo)
Sara Codarin (Bordeaux)
Marica Denora (Bari)
Irene Del Principe (Londra)

Roberta Finessi (Ferrara)
Raffaella Georgescu (Roma)
Defne Kut (Istanbul)
Sophia Levine (Middlebury, USA)
Gianmarco Lodi (Latina)
Rachele Logli (Pisa)

Sabrina Losenno (Ferrara)
Fabrizia Lotta (Napoli)

Francesca Lugas (Ferrara)
Giuseppe Macaluso (Palermo)
Matteo Meleddu (Oristano)
Silvia Mantovani (Savignano)

Ricardo Monreal la Fuente (Saragozza)
Patrizia Morale (Bologna)
Laura Musso (Padova)
Francesca Occhi (Ferrara)
Elisabetta Palisi (Ferrara)
Ilaria Palumbo (Napoli)
Enrico Porfido (Oslo)
Silvia Rebecchi (Torino)
Sara Ricci (Ferrara)
Mannì Romeo (Ferrara)

Sara Ronconi (Verona)
Monica Sandulli (Avellino)
Valentina Schiano Lo Moriello (San Gimignano)

Hyun Seung Kwak (Seoul, South Korea)
Alessandra Tamascelli (Ferrara)
Alessandro Tassi (Pesaro)
Valentina Torrisi (Ferrara)
Angelica Tosi (Ferrara)
Isabella Tunioli (San Francisco, USA)

Martina Vacca (Roma)
Penelope Volinia (Ferrara)

Valentina Volpi (Ferrara)
Paola Zangirolami (Ferrara)
Elena Zattoni (Ferrara)
internship e consultants

dal 10  al 12 ottobre 2025

Un progetto curatoriale accuratamente studiato per un’edizione di ArtVerona che ha scelto come tema portante proprio “Conversazione e scrittura”, un filo conduttore che vuole riportare al centro la parola, il racconto e l'ascolto reciproco in un mondo in cui le forme di comunicazione si moltiplicano.

E’ questa la proposta della MLB Gallery di Ferrara-Porto Cervo, che quest’anno presenta uno stand d’eccezione con Bertozzi & Casoni, Irma Blank, Marcello Carrà, Giuseppe Chiari, Nicoletta Grillo e Maria Lai, per le sezione curata da Laura Lamonea “Effetto Sauna”, che accosta i grandi protagonisti del sistema dell’arte con giovani esordienti non ancora rappresentati dalla galleria. E’ questo il caso di Nicoletta Grillo, che espone un poetico dittico fotografico sul tema della partenza e del viaggio, dove sono trascritte alcune parole annotate con pennarello su vetro, tratte da conversazioni con il padre dell’artista. Il dittico fa parte della ricerca per la realizzazione di un’opera video presentata nella mostra The Then About As Until di Palazzo Forti a Verona, curata da Laura Lamonea e realizzata in concomitanza con la fiera.

Maria Lai è presente con uno spettacolare libro cucito, dove l’alfabeto scompare per dare possibilità alla fantasia di tracciare rotte inesplorate, ma anche con un unicum assoluto, un libro in ceramica con applicata una pagina in tela. Un’altra formella in ceramica riporta la stessa scrittura dell’artista sarda, che trascrive una poesia di Bertold Brecht.

Bertozzi & Casoni omaggiano Maria Lai in un gioco di connessioni molto intimo, realizzando una serie di opere in ceramica con riferimenti sottili alla poetica dell’artista, tra memorie personali e memento mori.

Domina una grande parete dello stand l’opera con scritta “Non siamo più artisti, non siamo niente” di Giuseppe Chiari, artista concettuale membro di Fluxus che, rompendo con intelligenza ed ironia ogni schema, attraverso l’arte ha testimoniato il proprio profondo impegno civile. L’opera dialoga con un raffinato lavoro di Irma Blank, dove la scrittura si fa puro segno, afflato metafisico dalla forte tensione introspettiva: le linee pure e distillate dell’artista tedesca fanno respirare la scrittura, trasformandola nella “casa dell’essere”, come sottolineava lei stessa.

Infine Marcello Carrà presenta un’opera davvero stupefacente, di grande perizia e maestria. Partendo dal romanzo di Truman Capote A sangue freddo (In cold blood), Carrà, avvalendosi del concetto di antitesi, rappresenta una felice famiglia americana a tavola: ma, avvicinandosi all’opera, si comprende con stupore che  le figure sono composte dalle parole stesse del romanzo, e che l’artista le ha disegnate modificando lo spessore dei pennini a seconda dell’intensità chiaroscurale delle campiture. Un lavoro di infinita pazienza, ottenuto interamente con sistemi tradizionali (quadrettatura a matita e disegno a mano), senza l’ausilio di alcun sistema informatico o di proiezione.

dal 9 agosto 2025 al 20 agosto 2025

L’arte è sempre un elemento chiave al Su Gologone Hotel: la proprietaria del Su Gologone Hotel, Giovanna Palimodde, collezionista d’arte e artista, propone nelle suite e nelle aree comuni dell’albergo le collezioni d’arte moderna e contemporanea sarde, con opere dei più grandi artisti sardi. Tra questi, Maria Lai, a cui è dedicata anche una suite. Proprio lei è protagonista di questa mostra, organizzata dalla MLB Maria Livia Brunelli Gallery di Ferrara/Porto Cervo, insieme a Bertozzi & Casoni, che alla grande artista sarda dedicano un appassionato omaggio, dove la ceramica raggiunge tali livelli di iperrealismo da ingannare chiunque per l’incredibile verosimiglianza.
Maria Lai (Ulassai, 1919 - Cardedu, 2013) è un’artista nota per le sue opere tessili e come pioniera dell'arte relazionale. La sua tecnica artistica ruota intorno all’uso di materie tessili che rimandano al passato della sua terra e alle antiche tradizioni della Sardegna, e, come Grazia Deledda, è una delle grandi donne sarde a essere riuscita a ricevere importanti riconoscimenti internazionali.
In esposizione un importante nucleo di opere inedite di Maria Lai, di ritorno nella sua terra d'origine: opere intime, realizzate per amici e familiari, mai esposte prima, che svelano un aspetto familiare e poco conosciuto della grande artista sarda. Tra queste, uno straordinario libro, dedicato alla nipote, probabilmente un unicum nella produzione dell'artista, in cui una delle sue famose pagine ricamate è applicata su ceramica. Maria Lai, detta "Zia Lola" in famiglia, voleva che i suoi libri fossero 'democratici', quindi anziché le parole usava tracce di filo, perché anche chi non sapeva leggere potesse immaginare una storia a partire dalla sua fantasia. L'idea le è venuta quando da piccola vedeva la nonna rammendare le lenzuola, e quei rammendi le sembravano segni di un alfabeto misterioso.
In esposizione anche un disegno giovanile quasi scultoreo in cui traspare la fascinazione per Arturo Martini, suo maestro all'Accademia di Venezia, un vassoio dipinto tipico della tradizione sarda, che dimostra l'influenza sull'arte di Maria Lai dell'Arte Povera, e due opere realizzate con un materiale semplicissimo come il cartoncino, un' Annunciazione e un'emozionante opera dedicata al tema dell'Infinito, realizzata traforando un cartoncino blu, quasi "un Fontana" reinterpretato.
Il duo artistico Bertozzi & Casoni, noto a livello internazionale per aver sdoganato attraverso una accurata ricerca concettuale l’arte della ceramica, le rende omaggio entrando in dialogo in punta di piedi con la poetica della grande artista sarda, cadendo nuovamente sul quotidiano, sulla contemporanea sovrabbondanza di oggetti, parole e immagini in cui siamo costantemente immersi. La composizione ceramica nata appositamente per questa occasione si inserisce in quella scia di ricerca legata alla 'vanitas' e al 'memento mori', in cui gli elementi di tutti i giorni diventano allegorie della nostra epoca consumistica.

dal 18 luglio al 30 agosto

Apre la stagione estiva alla MLB Maria Livia Brunelli Gallery di Porto Cervo: a partire da venerdì 18 luglio, fino al 30 agosto, ogni venerdì alle 19 sarà possibile prenotarsi per un esclusivo aperitivo al tramonto nella suggestiva location della MLB al centro di Porto Cervo, in Via Sa Conca 8, con successiva visita guidata alla mostra in corso (per fissare un appuntamento scrivere a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. o telefonare al 346-7953757). 

L'evento è gratuito ma la disponibilità dei posti è limitata a un numero massimo di 12 visitatori per ciascuna serata.

La mostra è aperta anche negli altri giorni su appuntamento.

Quest'anno abbiamo deciso di portare in Sardegna "Un dialogo tra Bertozzi & Casoni e Maria Lai”. In esposizione un importante nucleo di opere inedite di Maria Lai, di ritorno nella sua terra d'origine, tra cui un libro in ceramica, un vassoio dipinto e due opere legate al tema dei presepi e dell'infinito. 

Il duo artistico Bertozzi & Casoni entra in dialogo in punta di piedi con le opere dell'artista sarda, cadendo nuovamente sul quotidiano, sulla contemporanea sovrabbondanza di oggetti, parole e immagini in cui siamo costantemente immersi. Le composizioni ceramiche nate appositamente per questa occasione si inseriscono in quella scia di ricerca legata alla vanitas e al memento mori, in cui gli elementi di tutti i giorni diventano allegorie della nostra epoca consumistica. 

La mostra è realizzata in collaborazione con l'Archivio Maria Lai e con la collezione Baldi.

Arricchiscono il percorso della visita guidata anche le fotografie intimiste di Anna Di Prospero, le opere della serie "Sur-naturale" di Simona Ghizzoni, i disegni a penna Bic di Marcello Carrà, e gli accattivanti retablos di Barbara Capponi.                                                                                                                                 

MLB Maria Livia Brunelli Gallery, Via Sa Conca 8, Porto Cervo, “Un dialogo tra Bertozzi & Casoni e Maria Lai”, dal 18 luglio al 22 agosto (visite guidate ogni venerdì alle 19)

dal 29 marzo al 29 giugno

Una doppia personale che mette in relazione questi straordinari artisti, accostati per la prima volta. In esposizione un importante nucleo di opere inedite di Maria Lai, molte delle quali in ceramica. Lo sguardo sensibile e acuto che caratterizza il duo artistico Bertozzi & Casoni entra in dialogo in punta di piedi con queste opere, cadendo nuovamente sul quotidiano, sulla contemporanea sovrabbondanza di oggetti, parole e immagini in cui siamo costantemente immersi. Le composizioni ceramiche, tutte nate appositamente per questa occasione, si inseriscono in quella scia di ricerca legata alla vanitas e al memento mori, in cui gli elementi di tutti i giorni diventano allegorie della nostra epoca consumistica.

Simbolico trait d’union tra Maria Lai e Bertozzi & Casoni è uno splendido libro, quasi un unicum nella produzione dell’artista sarda: una pagina in tela fissata su un supporto in ceramica, materiale d’elezione di Bertozzi & Casoni. In questo caso, il libro non è più un oggetto di carta, ma diventa un materiale che si solidifica, trasformandosi in un linguaggio visivo e in un segno tangibile di storie passate e vissute. La ceramica assume un doppio significato: si tratta di un recupero di un materiale tradizionale della cultura sarda, ma al contempo esprime la durezza e la permanenza delle storie e del sapere popolare. Tuttavia, la memoria orale è fragile, e l’artista vede nel libro un modo per fissarla e custodirla in forma di segno e testimonianza collettiva, di narrazione e di resistenza culturale.

I libri di Maria Lai sono “narrazioni tessili” illeggibili e poetiche, che hanno origine all’epoca della sua infanzia, quando l’artista, da bambina, guardava sua nonna rammendare le lenzuola e si divertiva a inventare storie a partire dai fili usati per rammendare gli strappi, che erano per lei come segni di un alfabeto misterioso. Il filo diventa anche metafora della creazione di relazioni, di connessioni. A questo concetto è dedicata una grande opera di Bertozzi & Casoni che collega tra loro diversi elementi con riferimenti al tema delle connessioni care all’artista sarda, nota per l’opera relazionale Legarsi alla montagna, con la quale Maria Lai unì un intero paese, l'intera comunità di Ulassai, legata da un nastro celeste lungo 27 km.

Nelle sculture di Bertozzi & Casoni realizzate per la mostra, ritorna poi il concetto di memoria e il legame che la memoria instaura con gli oggetti sopravvissuti al passaggio dell’uomo. Un legame che passa di sguardo in sguardo, come i fili e le parole intrecciate da Maria Lai, come quel tessuto celeste che passa di mano in mano, e di casa in casa, attraversando il paesaggio montuoso: un legame in forma ceramica che intreccia tempi e luoghi differenti, parlando alla memoria personale e collettiva del passato con una spinta verso il futuro. Le immagini in forma scultorea composte da Bertozzi & Casoni, in cui figurano anche alcuni cataloghi dedicati a Maria Lai, si servono del colore e della composizione per aprire un dialogo contemporaneo. Cumuli di libri e oggetti abbandonati, composizioni di tubi e buste postali, scarti di cibo e silenziose presenze animali portano un monito ad una parte di umanità frastornata e anestetizzata.

Anche quella di Bertozzi & Casoni è una “mistica del quotidiano, delle piccole cose”, per citare un’espressione usata dal cardinale bibliotecario José Tolentino de Mendonça in occasione della mostra di Maria Lai nel 2022 alla Biblioteca Apostolica Vaticana: per lui l’artista “era capace di “vedere nei semplici elementi della vita quotidiana, come il pane o il filo, una sorta di lessico spirituale. La piccola vita materiale di ogni giorno ha un potenziale spirituale e contemplativo straordinario”.

Come diceva Maria Lai, “l’uomo ha bisogno di mettere insieme il visibile e l’invisibile perciò elabora fiabe, leggende, feste, canti, arte”. Prendendo ispirazione da questo suo pensiero, Maria Lai inizia a realizzare i “libri cuciti”, capaci di intrecciare sapienza manuale e riflessione intellettuale. Con ago e filo l’artista scompone e ricostruisce il concetto stesso di scrittura, trasformando il libro in un oggetto da esplorare, più che da leggere. Nella loro illeggibilità, risiede la forza di queste pagine: pongono domande, spingono a riflettere su quali siano i confini della parola. In verità, più che “illeggibili”, sono libri “democratici”, perché lasciano spazio all’immaginazione di ciascuno.

Allo stesso modo, Bertozzi & Casoni, in un mondo che sembra governato dall’ipertrofia dell’immagine, cercano di aprire un varco, mettendo in crisi il linguaggio delle immagini, componendo nuovi alfabeti e nuovi modi di vedere. Rifacendo il vero, sconvolgono l’atto della visione rinnovando il nostro sguardo, chiedendoci di sostare, di fermarci, di attivare la memoria e operare un collegamento; ci chiedono di concentrarci sulla relazione tra noi e gli altri, tra noi e l’immagine, tra la nostra esperienza particolare e la memoria collettiva. Queste sculture di Bertozzi & Casoni non sono solo un omaggio a una grande artista, ma sono anche testimonianza in forma di immagine scultorea, una voce che si aggiunge a quella dell’artista sarda, in un accordo di voci e di sguardi di cui l’arte sa farsi privilegiata e paziente messaggera.

MLB Gallery, Corso Ercole I D’Este 3, Ferrara, “La mistica del quotidiano. Un dialogo tra Bertozzi & Casoni e Maria Lai”, dal 29 marzo al 29 giugno (visite guidate ogni sabato dalle 15 alle 19). Si ringraziano per la gentile collaborazione l’Archivio Maria Lai e la Collezione Baldi.

dal 19 al 23 marzo

La MLB partecipa anche quest'anno a MIA PHOTO FAIR 2025, la fiera d'arte dedicata alla fotografia, che quest'anno si sposta a Superstudio Più in Via Tortona 27 a Milano, dal 20 al 23 marzo (preview riservata mercoledì 19 marzo).

La MLB Maria Brunelli Gallery presenta al MIA un progetto curatoriale sul dialogo tra tre artiste sul tema della costruzione della propria identità attraverso l’esplorazione dell’ambiente che le circonda.

La serie fotografica inedita di Anna Di Prospero “Lo spazio metafisico” è un’esplorazione intima e personale dell’interazione tra l’artista e l’architettura razionalista italiana degli anni Venti e Trenta del XX secolo. La sua ricerca sulle architetture razionaliste laziali ha radici nel suo territorio d’origine, essendo nata a cresciuta in una città di fondazione, Latina; i suoi autoritratti con il vestito rosso che l’hanno resa nota interpretano lo spirito metafisico delle architetture che ritrae come fossero piccoli atti performativi, dal Palazzo della Civiltà Italiana dell'EUR di Roma ad alcuni edifici di Pontinia e Sabaudia.

Nelle nature morte di Simona Ghizzoni l’elemento ricorrente è un viscerale rapporto con l’ambiente naturale. Un inno alla natura dove ogni immagine è sapientemente realizzata con tempi di attesa lunghissimi: le luci sono sempre naturali, e per ricreare gli effetti voluti l’artista può aspettare anche l’intera giornata, finchè i raggi del sole non illuminano gli elementi da lei scelti come desidera. Un senso di attesa e di meditato silenzio che rapisce l’osservatore, invitato a entrare nell’intimità domestica, a indagare con complicità meraviglie naturali che ammaliano per la loro spontanea bellezza, riportandoci a ricordi d’infanzia e a sapori perduti.

Milli Gandini è l’anima del “Gruppo Femminista Immagine di Varese”, il primo gruppo femminista ad essere invitato alla Biennale di Venezia del 1978, che adotta lo slogan “La mamma è uscita”, una sorta di manifesto politico e statuto esistenziale. Una serie di vintage del 1975 raccontano queste rivendicazioni, quando l'artista scrisse su mobili, piatti e scaffali che da mesi non aveva spolverato lo slogan “Salario al lavoro domestico” accanto al simbolo femminista. In Pensieri d’Agosto a Milano l’artista, fotografata da Carla Cerati, dichiara sfrontatamente la conquista della propria autonomia oltre le pareti domestiche. A Milano diviene una vivace protagonista della vita culturale: nel 1989 inizia l'avventura Gallery Night, il primo spazio espositivo al mondo ad aprire di notte, ospitando artisti come Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Maurizio Cattelan.

Domenica 23 marzo delle ore 14, presso l'Area Talk della fiera, Milli Gandini sarà protagonista dell'incontro dal titolo "Creatività del rifiuto. L'arte militante di Milli Gandini e del Gruppo Femminista Immagine di Varese" che vedrà la presenza di Manuela Gandini, figlia dell'artista, docente alla NABA, autrice, performer e giornalista.

Preview: mercoledì 19 marzo dalle 15 alle 22
Apertura: da giovedì 20 a domenica 23 dalle 11 alle 20

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