L’artista, milanese d’adozione, ha ideato una serie di confezioni di “Dolci da trucco”, per truccarsi dolcemente nella relazione di coppia. Dalle ricette lei-lui, al seno-bignè, al budino per labbra, dotato di un pennello da trucco per poter essere indossato sulle labbra tramite il bacio. In “cena virtuale”, invece, due personaggi femminili seduti intorno a un tavolo, serviti da un figura maschile e una femminile, ordinano cibi da indossare e oggetti da mangiare: dalle gambe di donna come secondo, al ghiacciolo da piede come dolce. Poiché se “siamo ciò che mangiamo, può valere anche il contrario”.
Food artist formatasi in Olanda, l’artista ha ideato appositi “Piatti-sorpresa” in ceramica che, durante la cena, svelano progressivamente una diversa pietanza sottostante in terracotta. Invece, nella perfomance “Co-diners”, piatti, cucchiai e gesti dei commensali sono uniti da un elastico che inevitabilmente lega tutti nell’azione della degustazione: una meravigliosa, sorprendente metafora delle relazioni a tavola, in cui il commensale diventa “artista” e si mette in gioco.
Stefano Scheda, che insegna “Strategie dell’invenzione” all’Accademia di Bologna, ha ideato questa performance in cui una modella è vestita di tre sfoglie tricolori che evocano la bandiera italiana, che lentamente si sfasciano lasciandola nuda: una metafora della perdita dell’identità nazionale e un invito a “ricucirla”.
L’artista russo, che ha lo studio a Parigi alla Fondazione Rotschild, intaglia frutta e verdura con precisione certosina per una performance che ha il sapore di un intenso memento mori contemporaneo. Mele, angurie, melanzane, si trasformano sotto le abili mani di Dimitri in cibo per l’anima.