Anche quest'anno da questo venerdì a domenica (dall'11 al 13 ottobre) saremo ad ArtVerona, una fiera frizzante che ha messo al centro la figura del collezionista, e che si sta sempre più affermando nel panorama nazionale.
Nel nostro nuovo stand (si, ci siamo spostati un una nuova posizione più centrale, pad.12 stand I5) ritroverai alcuni dei nostri artisti, ma anche un paio di interessanti novità!
Presentiamo per la prima volta in fiera Bertozzi & Casoni, dopo il grande apprezzamento ricevuto dalle loro opere in ceramica a Venezia nella mostra “Mortalia Dement” che abbiamo organizzato in occasione della Biennale. Il noto duo artistico sorprende sempre per l’incredibile capacità nel ricreare in ceramica oggetti che sembrano reali: dai resti di un pasto con piatti, sigarette, tazzine e accendini affastellati, agli animali riprodotti con grande realismo, come la civetta appoggiata su un bidone di vernice. “Un’epopea del trash”, dove l’attrazione per quanto è caduco, transitorio, deperibile e in disfacimento, diventa icona di una, non solo contemporanea, condizione umana.
Tra gli ultimi acquisti della MLB c’è anche Matteo Valerio, giovane talento uscito dalla Central Saint Martins di Londra, che realizza opere in cui il tema della sostenibilità si unisce a quello della produzione artigianale dei tessuti. E’ affascinante ascoltare il racconto delle sue tele, amorevolmente cucite a mano e tinte con sapienza con gli antichi coloranti naturali tratti da fiori e insetti, come la cocciniglia e l’indaco. La sua ricerca si contrappone al drastico cambiamento della produzione tessile dell’ultimo secolo, sempre meno durevole e resistente.
Un appuntamento da non perdere è quello con Anna Di Prospero, selezionata da Saverio Verini per la serie di incontri "Io, l'opera e tu", che venerdì alle 12.30 racconterà l'evoluzione del suo lavoro a partire dalle opere della serie “Urban self-portrait”, dove l’artista ritrae se stessa in poetici ed evocativi autoscatti in cui il suo corpo “interpreta” l'architettura contemporanea, piccoli atti performativi in cui “il corpo di Anna”, come scrive Antonio Grulli – “diventa un’architettura morbida. È un segno di punteggiatura essenziale per leggere l’immagine, percepirne le linee di forza. Potrebbero essere autoritratti urbani, ma la figura diventa un elemento della composizione, come se fosse un’unità di misura. Ci sono elementi che ritornano, come contrappunti di una melodia: le gambe nude, le mani che si sfiorano, i vestiti monocromatici neri o rossi, i lunghi capelli sciolti o raccolti in uno chignon da ballerina. Gli scatti dove il corpo si curva o si piega sembrano essere inondati di musica. In quei gesti netti, precisi, costruiti con cura, che possono far pensare a un’attenzione particolare per le coreografiche di Pina Bausch, emergono le emozioni”.
Una gigantesca rosa rossa ricamata su velluto accoglierà i visitatori all’ingresso dello stand: è una delle opere più affascinanti di Ketty Tagliatti, per la prima volta esposta in una fiera. Come lei stessa racconta, “la rosa è un pretesto per indagare il tempo del fare arte, che nel mio caso è un tempo lento, che implica la calma ritualità di gesti catartici, sempre uguali. Una manualità intesa come rito: ho utilizzato in questo senso il ricamo per attaccare spine di rose reali sulla tela, per farle emergere dalla tela attraverso un intreccio di spilli, o come in questo caso, per creare attraverso un groviglio di fili l’immagine della rosa su un velluto rosso”.
Marcello Carrà infine presenta un inedito trittico di opere rotanti. Ogni pannello del trittico contiene due versioni di nature morte disegnate con la penna Bic, una appartenente al mondo attuale a una al mondo del passato. In ognuna compaiono diversi oggetti che scandiscono le tre fasi della giornata, le ore del mattino, quelle centrali e infine la sera, in un confronto tra abitudini antiche e usi contemporanei Ogni opera è girevole e uno strato di acqua con un colorante nero, inserito in un vetrocamera interposto, non consente la visione contemporanea di entrambi i disegni, ma solamente di una metà: così abbiamo sopra gli oggetti antichi, sotto quelli di oggi, o il contrario.
Bertozzi & Casoni è una società fondata nel 1980 a Imola da Giampaolo Bertozzi (Borgo Tossignano, Bologna, 1957) e da Stefano Dal Monte Casoni (Lugo di Romagna, Ravenna, 1961 – Imola, Bologna, 2023). Formatisi entrambi nell’ambito della ceramica faentina, i due artisti eleggono a proprio campo di azione questo medium, spesso relegato ai margini della scena artistica contemporanea riuscendo a dargli piena dignità e a portare la scultura in ceramica nei principali circuiti internazionali dell’arte. Protagonisti di una incessante sperimentazione, sia tecnica che formale, negli anni hanno saputo elaborare uno sguardo originale e riconoscibile sulla società contemporanea, producendo opere sempre in bilico fra ironia e critica al consumismo, tra dubbio e iperrealismo, fra splendore e riflessione sul disfacimento. Nella loro lunga e generosa attività creativa sono passati dalle felici e ironiche sculture di piccole dimensioni dei primi anni Ottanta ad un interessamento, sempre con occhio divertito, alle forme del design grazie alla collaborazione con la Cooperativa Ceramica di Imola (1985-1989) ed ai contatti con l’ambiente del design milanese. Già nella fase d’esordio manifestano una propensione anche per opere di grandi dimensioni, che caratterizzerà poi il loro percorso maturo: sono di questi anni la scultura su ruote Re (1988 -1990), Dormigliona (1991) e la realizzazione a scala architettonica del pannello Ditelo coi fiori (1990-1994) per l’Ospedale civile di Imola. Nel corso degli anni Novanta il respiro del loro lavoro si fa decisamente più ampio e complesso, sia concettualmente, sia nelle dimensioni e nelle sfide tecniche sottese alle loro realizzazioni: nascono opere come Bosco sacro (1993), Evergreen (1995) e Scegli il Paradiso (1997). Quest’ultima segna il termine di una prima fase della produzione del duo artistico caratterizzata dall’uso della maiolica dipinta che verrà definitivamente sostituita da materiali e tecniche tratti dal mondo industriale, come la fotoceramica, ottenendo un raffreddamento del linguaggio espressivo e una sorprendente aderenza al vero a favore di un processo di oggettivazione dell’opera. A partire dal nuovo millennio si confermano linguaggi e temi che divengono distintivi della Bertozzi & Casoni e che danno vita alle “contemplazioni del presente”, secondo la definizione degli stessi autori. La riflessione sulla caducità umana, sul concetto di effimero e transitorietà dell’esistere si esprime nelle grandi installazioni Madonna scheletrita (2003 e 2008) e Riflessione sulla morte (2008); negli accumuli di ossa (che portano l’ironico titolo di Meravigliosso o Ossobello); nella serie delle vanitas che presentano cestini pieni di rifiuti percorsi da lumache, sparecchiature e vassoi con avanzi di cibo, zolle d’erba con macabri reperti. Il trash, il degrado, i prodotti e i rifiuti della società consumistica contemporanea, compresi quelli artistici e culturali, affascinano il duo che spesso li presentano in compagnia non degli umani ma di animali, irriverenti sopravvissuti testimoni della nostra società e portatori di speranza. È il caso, per citare due esempi, di Composizione n.1 (2001) in cui una cicogna e il suo nido poggiano su un’alta pila di batterie usate o Composizione in bianco (2005–2007) con la figura potente dell’orso bianco che avanza sul pack trascinando un accumulo di rifiuti. Il linguaggio formale è ipertrofico e splendido, spettacolare la capacità di mimesi, gli accostamenti imprevisti e destabilizzanti. Sono la meraviglia e lo stupore a guidare nella “contemplazione del presente” e ad indurre alla riflessione. In questo orizzonte si collocano anche le monumentali opere che espongono alle Biennali di Venezia nel 2009 e nel 2011 e l’ultima impegnativa opera La morte dell’eros (2000-2023) lasciata incompiuta da Stefano Dal Monte Casoni e terminata da Giampaolo Bertozzi.
Numerose sono le occasioni espositive in sedi prestigiose, nel 2004 sono invitati ad esporre alla Tate Liverpool e alla XIV Quadriennale di Roma. Del 2007 è la mostra personale a Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia (dove espongono tre grandi opere in concomitanza con la Biennale: “Composizione in bianco”, “Le bugie dell’arte” e “Composizione Scomposizione”) e del 2008 quella al Castello Sforzesco di Milano e al Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza. Nel 2009 i loro lavori sono esposti al Padiglione Italia della Biennale di Venezia (“Composizione non finita-infinita” e “Rebus”); nel 2010 ad All Visual Arts di Londra, alla Sperone Westwater di New York, alla Galleria Sperone a Sent e alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano. Nel 2011 espongono al Padiglione Italia della Biennale di Venezia (“Sedia elettrica con farfalle”), alla FaMa Gallery di Verona, a La Maison Rouge di Parigi; nel 2012 alla Galleria Robilant+Voena di Londra, alla Sperone Westwater di Lugano e di New York. Dello stesso anno è la personale ad All Visual Arts di Londra dove viene esposta per la prima volta la grande opera “Regeneration”. Del 2013 sono le mostre personali al Museum Beelden aan Zee all’Aia, alla Galleria Beck & Eggeling di Düsseldorf, alla Galleria Cardi di Pietrasanta; del 2014 quelle alla Sperone Westwater di Lugano e nelle sale monumentali di Palazzo Te a Mantova. Del 2015 le personali alla Galleria Tega di Milano, alla Galleria Poleschi di Lucca, alla Sperone Westwater di New York, al Mambo di Bologna e la partecipazione a Expo Milano 2015. Del 2016 le personali nelle sale di Palazzo Larderel a Firenze (presentata dalla Galleria Il Quadrifoglio di Milano in collaborazione con Gian Enzo Sperone), alla Galleria d’Arte Moderna di Palermo, all’Espace Grandjean di Vallauris, alla Galleria Verolino di Modena, al Macist di Biella e al Palazzo Ducale di Massa. Il 2017 si apre con le personali al Museo di Palazzo Poggi di Bologna e alla Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno e prosegue con la collaborazione con Ca’ del Bosco. Del 2018 le personali presso la Galleria Anna Marra di Roma e la Rossi&Rossi Gallery di Hong Kong; del 2019 quelle al MARCA di Catanzaro e al Museo Morandi di Bologna e del 2020 la personale a Pietrasanta presso il Complesso di Sant’Agostino. Del 2021 le personali alla Sperone Westwater di New York, alla Galleria Poleschi di San Marino e al Palazzo Vescovile di Imola. Il 2022 si apre con le personali presso la Galleria d’Arte Maggiore di Bologna, la Galleria Civica di Trento, la Galleria Caterina Tognon Arte Contemporanea di Venezia e prosegue con la personale presso ML Fine Art di Milano e la collettiva a Palazzo Ducale ad Urbino. Nel 2023 si segnala l’esposizione personale presso Carlocinque Gallery a Milano, la partecipazione a Villa Firenze Contemporanea all’Ambasciata Italiana di Washington e la grande mostra diffusa nelle tre sedi museali imolesi Tranche de vie. Del 2024 è la mostra personale presso il Labrinto della Masone a Fontanellato (Parma), in questa occasione espositiva nasce anche il catalogo con sette racconti inediti di Tiziano Scarpa edito da Franco Maria Ricci.
Dal 2017 al 2023 un’ampia selezione di Bertozzi & Casoni è stata esposta alla Cavallerizza Ducale di Sassuolo. Da ottobre 2023, in concomitanza con l’inaugurazione della mostra In nuce, il Museo San Domenico di Imola espone permanentemente un nucleo significativo di opere che testimoniano la loro produzione artistica.
Agnese Purgatorio e Francesco Di Giovanni indagano con delicatezza le tematiche dell’esodo e delle migrazioni che hanno per protagonisti bambini e adolescenti, infondendo un messaggio di speranza e indicando la via di un possibile riscatto.
l temi della migrazione, dei diritti umani, della clandestinità e dell’attraversamento dei confini hanno da sempre caratterizzato il lavoro di Agnese Purgatorio, che nel tempo ha sperimentato fotografia, collage, performance, installazioni, scultura, scrittura e suono inseguendo le tracce di memorie personali e collettive. Nella mostra realizzata per la MLB l’artista presenta una serie di collage digitali, appartenenti alla serie Dalla Clandestinità, e alcuni inediti della serie This side of Paradise. Due scenari opposti a confronto: da un lato una folla incerta di migranti instabile sul precario ponte costituito da una cartina geografica dell’Italia che galleggia sul mare, capitanata da un’artista incinta, dall’aspetto temerario e dallo sguardo visionario; dall’altro lato bambini e persone adulte in fuga che superano i margini della boscaglia protette da guardiane immaginarie e guerriere ardite, quasi amazzoni, che affiorano per diventare simbolo della rinascita in una specie di rituale di iniziazione, di purificazione, che allontana le avversità. In entrambi i casi una migrazione metaforica e silenziosa che racconta quella vera in una atmosfera quasi surreale.
Nella video-installazione Cerebrale, invece, voci di donne yazide, abitanti del Kurdistan iracheno, raccontano la loro fuga dai territori occupati mentre una bambina, con un megafono, replica una sorta di rito girando intorno ad un albero di ulivo secolare.
Come scrive Martina Corgnati, “la bambina sparisce e ricompare, sparisce e ricompare, come se giocasse circolando intorno al tronco in un rituale antico e misterioso. Dal suo megafono premuto contro la bocca escono frasi e parole incomprensibili, proferite in lingue sconosciute da voci femminili diverse, voci che sembrano scaturire dal paesaggio stesso, torrido di cicale, quei luoghi in cui i greci antichi riconoscevano il segno magico e inquietante di Pan”. Una pratica artistica capace di immaginare mondi migliori sulle tracce della memoria collettiva, di esprimere l’indicibile e di creare un dialogo interiore con lo spettatore. L’installazione Cerebrale è tra le opere della collezione permanente del Musma, Museo della Scultura di Matera.
Nel video e nelle fotografie di Francesco Di Giovanni protagonista è invece una bambina etiope di dieci anni che, col il nastro ‘fragile’, imballa la bandiera europea. Il nastro è impiegato per tenere assieme e per proteggere gli elementi che costituiscono una comunità talvolta minata nella propria unità e stabilità. L’unica stella della bandiera europea che rimane visibile rappresenta l’àncora di salvezza a cui la piccola Sami si è aggrappata per cominciare una nuova vita: è quella dell’Italia, il paese in cui lei è stata adottata e che le ha permesso di ricostruirsi una famiglia.
"The Flag Relocation”, come sottolinea Maria Chiara Wang, “è l’ultimo capitolo della ricerca artistica di Francesco Di Giovanni fondata sul tema della ricollocazione. Grazie alla metafora del trasloco, estesa negli anni ad ambiti e a contesti differenti, l’artista si fa portavoce di una filosofia della migrazione argomentata visivamente mediante la produzione di media eterogenei come performance, fotografia, video e installazioni”.
la stessa opera è presente in contemporanea dal 21 settembre al 10 novembre nella mostra Da Guarene all’Etna 2019, Boiling Projects a cura di Filippo Maggia a Guarene d’Alba nella storica sede della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, dove espongono venticinque esponenti della ricerca fotografica italiana attuale.
22.03.2019 / 25.03.2019
NEL PAESE DELLA MERAVIGLIA
Viaggio fantastico tra il micro e il macro
a cura di Maria Livia Brunelli e Stefano Mazzotti
La meraviglia dell’uomo di fronte alla natura e agli animali rivive nelle opere di due artisti, Barbara Capponi e Marcello Carrà, che ricreano con strumenti diversi due universi di dimensioni micro e macroscopiche, due mondi “distinti ma non distanti”, anzi intimamente legati da quello stesso senso di stupore che le diverse manifestazioni della vita sul pianeta hanno sempre creato nell’uomo.
I Retablos di Barbara Capponi nascono per lo sguardo bambino: sono micro mondi dentro scatole magiche, minuscoli diorami fulminati da un titolo, piccole macchine che generano stupore Per l’artista la meraviglia è legata a tre dimensioni, che considera “parchi naturali dell’anima”: la tra poesia, gioco e umorismo. I Retablos sembrano parenti dei giocattoli – piccoli, colorati, attraenti – e, malgrado in genere trattino temi molto seri, lo fanno in un modo che piace molto ai bambini e anche alla parte bambina dentro le persone grandi.
Marcello Carrà affronta il tema della meraviglia affidandosi ai pensieri di un bambino, capace di essere totalmente convincente e in grado di aprire gli occhi e la mente dei “grandi". L’artista presenta una serie di sculture di animali unite a disegni e testi a penna biro scritti sulle pagine di un quaderno delle elementari, oltre a un impressionante disegno di una cavalletta su un unico foglio di 8 metri, insetto scelto come esponente di un microcosmo di cui l’uomo ha ben poca considerazione, ma che nella sua rappresentazione macroscopica evidenzia la complessità delle forme e delle potenzialità della natura.
La mostra è organizzata in collaborazione con la MLB Gallery, è visitabile dal 20 giugno al 20 ottobre tutti i giorni dal martedì alla domenica dalle 9 alle 18 ed è compresa nel percorso del museo, senza costi aggiuntivi.
NEL PAESE DELLA MERAVIGLIA
Viaggio fantastico tra il micro e il macro
a cura di Maria Livia Brunelli e Stefano Mazzotti
La meraviglia dell’uomo di fronte alla natura e agli animali rivive nelle opere di due artisti, Barbara Capponi e Marcello Carrà, che ricreano con strumenti diversi due universi di dimensioni micro e macroscopiche, due mondi “distinti ma non distanti”, anzi intimamente legati da quello stesso senso di stupore che le diverse manifestazioni della vita sul pianeta hanno sempre creato nell’uomo.
I Retablos di Barbara Capponi nascono per lo sguardo bambino: sono micro mondi dentro scatole magiche, minuscoli diorami fulminati da un titolo, piccole macchine che generano stupore Per l’artista la meraviglia è legata a tre dimensioni, che considera “parchi naturali dell’anima”: la tra poesia, gioco e umorismo. I Retablos sembrano parenti dei giocattoli – piccoli, colorati, attraenti – e, malgrado in genere trattino temi molto seri, lo fanno in un modo che piace molto ai bambini e anche alla parte bambina dentro le persone grandi.
Marcello Carrà affronta il tema della meraviglia affidandosi ai pensieri di un bambino, capace di essere totalmente convincente e in grado di aprire gli occhi e la mente dei “grandi". L’artista presenta una serie di sculture di animali unite a disegni e testi a penna biro scritti sulle pagine di un quaderno delle elementari, oltre a un impressionante disegno di una cavalletta su un unico foglio di 8 metri, insetto scelto come esponente di un microcosmo di cui l’uomo ha ben poca considerazione, ma che nella sua rappresentazione macroscopica evidenzia la complessità delle forme e delle potenzialità della natura.
La mostra è organizzata in collaborazione con la MLB Gallery, è visitabile dal 20 giugno al 20 ottobre tutti i giorni dal martedì alla domenica dalle 9 alle 18 ed è compresa nel percorso del museo, senza costi aggiuntivi.