Inaugura in concomitanza con la mostra “La rosa di fuoco. La Barcellona di Picasso e Gaudì” a Palazzo dei Diamanti, la doppia personale alla MLB home gallery dal titolo “Deflagración”. A esporre Ketty Tagliatti, nota per le sue rose con vere spine di rosa cucite su tela, e per la sua camelia di tre metri realizzata con migliaia di spilli intrecciati tra loro, ed Elisa Leonini, raffinata artista specializzata in anamorfosi che ci farà ascoltare "il suono della rosa".
Le due artiste hanno interpretato attraverso la loro sensibilità alcuni temi presenti nella mostra dei Diamanti: dalla spettacolare installazione di una deflagrante rosa rossa che invade le due sale della galleria, alla poesia dell’oggetto quotidiano evocante l’Art Nouveau.
Una mostra dai profumi eleganti e forti, che è tutta un’esplosione di suoni e visioni delle forze vitali della natura, dalle rose cucite sul velluto di Ketty Tagliatti ai vibranti lavori di Elisa Leonini, in dialogo il clima vivace e inquieto che animava la Barcellona di inizio Novecento, soprannominata “la rosa di fuoco” per il suo ambiente sociale effervescente. Ma dove emerge anche una ricerca di intimità e silenzio, come reazione alla “deflagrazione” del mondo esterno.
“Anamorfosi di una rosa del mio giardino” è una grande installazione anamorfica che ha per protagonista una rosa fiammeggiante che invade le due sale della galleria, un lavoro nato dalla collaborazione tra le due artiste. L’opera è composta da decine di oggetti pazientemente rivestiti da un unico filo di seta rosso, che, accostati, compongono i petali della rosa. Osservando attentamente, si scopre come ogni oggetto appartenga alla sfera dell’intimità femminile: rossetti, tubetti, contenitori di cosmetici anti-età diventano una acuta metafora della paura delle donne di “sfiorire”, come la rosa appunto. La scelta di presentare l’opera attraverso un’illusione, la deformazione anamorfica, grazie alla quale esiste un unico punto di vista per riconoscere inequivocabilmente la forma della rosa, guida lo spettatore in un movimento in bilico tra la formazione e la dissoluzione dell’immagine.
Il felice intreccio delle poetiche delle due artiste, ma soprattutto il sovrapporsi di due diverse prospettive di vita, le ha avvicinate in modo da farle entrare l‘una nel lavoro dell‘altra.
“La rosa del mio giardino” di Ketty Tagliatti è un’opera nata da un rosaio che rifiorisce di continuo nel giardino della casa dell’artista, regalando rose che sembrano di velluto rosso. La Tagliatti ha scelto quindi questo materiale per realizzare la sua opera, che porta su di sé la traccia delle mani che lo hanno percorso mentre l’artista vi ha cucito sopra la forma della rosa. Una traccia che è come un ricordo, una fotografia di ciò che ha portato alla creazione del disegno.
“Amo sovrapporre più disegni dello stesso fiore - afferma l’artista - per cogliere diversi momenti della sua vita e di questa preferisco la sfioritura, l’ultimo momento prima che comincino a cadere i petali, prima della morte definitiva”.
Dopo la rosa, “fil rouge” che ha accompagnato la produzione dell’artista per oltre un decennio, ora Ketty Tagliatti sta iniziando un nuovo ciclo di lavori, che hanno come tema oggetto abbandonati ricchi di memoria. “Still Life memory 1914 - 2014” è il simbolo di questo nuovo ciclo, dove oggetti di uso domestico dal sapore antico e un po’ retrò, come brocche e teiere, sono stati rivestiti di stoffa in una sorta di camicia di forza cucita addosso, con lo scopo di occultarli e isolarli in uno spazio-dimora quasi teatrale. Un’operazione che fa emergere il “nervo divino” di questi oggetti, la loro “carica spirituale”, come direbbe J. Ortega Y Gasset, filosofo spagnolo che da sempre è stato un importante punto di riferimento per la Tagliatti, tanto da diventare il filo conduttore di tutto il suo lavoro più recente.
Un atto che decreta l’entrata in una dimensione “altra”, in uno spazio dove il tempo cambia direzione e, rivolgendo l’attenzione al passato, crea l’illusione di stare fermi, sospesi, mentre tutt’attorno si assiste alla “deflagración” del proprio mondo.
Ancora una volta, ritroviamo il concetto di traccia nell’opera “Rhodon rheo” (dal greco “rosa che scorre”) di Elisa Leonini, un'indagine sul suono della rosa realizzata a partire dalla fusione in bronzo del gambo della rosa che, ruotando, innesca la vibrazione di acciaio armonico di sculture-carillon. La rosa diviene suono, immagine del tempo che scorre. Successivamente, i gambi di rosa inchiostrati lasciano evocative tracce del loro passaggio su pentagrammi disegnati, suggerendo una scrittura musicale.
L'unione tra grafica e suono caratterizza anche la nuova installazione dell'artista. In “Orizzonte vitale” le frequenze di rotazione di terra e sole si basano sulla struttura grafica delle forze vitali della terra, alla riscoperta di terreni e territori che ci nutrono e identificano. Nasce invece dalla suggestione delle armoniose forme organiche di Gaudì, la scultura “Silenzio”, in cui Elisa Leonini dà forma all'invisibile. Partendo dalla rappresentazione grafica dell'onda sonora della parola ‘silenzio’, pronunciata dall'artista stessa, Leonini ha realizzato una scultura di vetro sintetico e ferro trasformando tridimensionalmente le onde sonore. Il silenzio grida così la sua presenza e fragilità, come risposta al turbinio della vita moderna.
Ketty Tagliati
Ketty Tagliatti e Elisa Leonini, Anamorfosi di una rosa del mio giardino, 2008-2010
Ketty Tagliatti e Elisa Leonini, Anamorfosi di una rosa del mio giardino, 2008-2010
Ketty Tagliatti e Elisa Leonini, Anamorfosi di una rosa del mio giardino, 2008-2010
Ketty Tagliatti e Elisa Leonini, Anamorfosi di una rosa del mio giardino, 2008-2010
Ketty Tagliatti, Appunti, 2012
Ketty Tagliatti, Appunti, 2012
Ketty Tagliatti, Appunti, 2005
Ketty Tagliatti, Appunti, 2005
Ketty Tagliatti, Appunti, 2005
Ketty Tagliatti, Appunti, 2005
Ketty Tagliatti, Appunti telo n.1
Ketty Tagliatti, Appunti telo n.1
Ketty Tagliatti, Costellazione, 2006
Ketty Tagliatti, Costellazione, 2006
Ketty Tagliatti, Ostaggio dal mio giardino 2009
Ketty Tagliatti, Ostaggio dal mio giardino 2009
Ketty Tagliatti, Rosa del mio giardino, 2007
Ketty Tagliatti, Rosa del mio giardino, 2007
Ketty Tagliatti, Rosa del mio giardino, 2007
Ketty Tagliatti, Rosa del mio giardino, 2007
Ketty Tagliatti, Rosa del mio giardino, 2006
Ketty Tagliatti, Rosa del mio giardino, 2006
Ketty Tagliatti, Still Life memory 1914-2014
Ketty Tagliatti, Still Life memory 1914-2014
Ketty Tagliatti, Still Life memory - particolare, 1914-2014
Ketty Tagliatti, Still Life memory - particolare, 1914-2014
Ketty Tagliatti, Still Life memory - particolare, 1914-2014
Ketty Tagliatti, Still Life memory - particolare, 1914-2014
Ketty Tagliatti, Sub-rosa elementi naturali 2014
Ketty Tagliatti, Sub-rosa elementi naturali 2014
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Elisa Leonini
Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, Anamorfosi di una rosa del mio giardino, 2008-2010
Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, Anamorfosi di una rosa del mio giardino, 2008-2010
Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, Anamorfosi di una rosa del mio giardino, 2008-2010
Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, Anamorfosi di una rosa del mio giardino, 2008-2010
Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, Anamorfosi di una rosa del mio giardino, 2008-2010
Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, Anamorfosi di una rosa del mio giardino, 2008-2010
Elisa Leonini, Orizzonte Vitale- particolare, 2015
Elisa Leonini, Orizzonte Vitale- particolare, 2015
Elisa Leonini, Rhodon Rheo #1, 2013
Elisa Leonini, Rhodon Rheo #1, 2013
Elisa Leonini, Rhodon Rheo #2, 2013
Elisa Leonini, Rhodon Rheo #2, 2013
Elisa Leonini, Rhodon Rheo #2, 2013
Elisa Leonini, Rhodon Rheo #2, 2013
Elisa Leonini, Rhodon Rheo #3, 2013
Elisa Leonini, Rhodon Rheo #3, 2013
Elisa Leonini, Rhodon Rheo #4, 2013
Elisa Leonini, Rhodon Rheo #4, 2013
Elisa Leonini, Rhodon Rheo #4, 2013
Elisa Leonini, Rhodon Rheo #4, 2013
Elisa Leonini, Rhodon Rheo, 2013
Elisa Leonini, Rhodon Rheo, 2013
Elisa Leonini, Rhodon Rheo, 2013
Elisa Leonini, Rhodon Rheo, 2013
Elisa Leonini, L'escalier du diable, 2011
Elisa Leonini, L'escalier du diable, 2011
Elisa Leonini, Presenza dis-giunta, 2005
Elisa Leonini, Presenza dis-giunta, 2005
Elisa Leonini, Orizzonte Vitale, 2015
Elisa Leonini, Orizzonte Vitale, 2015
Elisa Leonini, Silenzio, 2015
Elisa Leonini, Silenzio, 2015
Elisa Leonini, A volte rido lo spazio di una notte, 2012
Elisa Leonini, A volte rido lo spazio di una notte, 2012
Elisa Leonini, Exit, 2011
Elisa Leonini, Exit, 2011
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
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Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti,
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti,
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Finger food a cura di Laura Saetti
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Deflagracìon. Un dialogo con Picasso e Gaudì, Elisa Leonini e Ketty Tagliatti, 2015
Inaugura in concomitanza con la mostra di Boldini e De Pisis al Castello Estense di Ferrara, l'esposizione di Federico Zanzi, vincitore del Premio Marina di Ravenna 58^ edizione - rassegna di pittura, alla MLB home gallery e che sarà visitabile fino al 5 aprile.
Ad unire le due mostre una comune riflessione sul tema del ritratto, che se in Boldini diventa celebrazione della bellezza e in De Pisis nostalgia per della fugacità della vita, in Zanzi diventa celebrazione della bellezza della nostalgia: nostalgia delle nostre radici, degli odori delle case dei nonni e di quelli dolciastri degli abbracci dei parenti lontani.
Giovanni Boldini ritrae in maniera dettagliata i volti e sfuma invece le vesti con pennellate che assomigliano a delle sciabolate, piene di elettricità; Zanzi, in un perfetto chiasmo di poetiche stilistiche, sfuma il volto dei personaggi da lui ritratti perché il ricordo dei nostri cari, come gli schermi di Sugimoto, per sovrapposizione perde definizione, ma rimangono intatti nel tempo i loro oggetti personali: ecco allora la camicetta “dei giorni di festa”, ricamata dalla zia, con tutti i suoi particolari in evidenza.
Quel che rimane delle feste con i parenti lontani sono le atmosfere, non i volti di chi era con noi a tavola: nella memoria restano infatti gli ambienti in cui questi riti familiari avvengono, il concetto di quei momenti.
A legare la poetica di Zanzi a quella di Boldini è lo stesso timore per la caducità della vita, il tentativo di fermare sulla tela il tempo che scorre inesorabile.
Il senso di nostalgia per gli ambienti che prima c'erano e ora non ci sono più Zanzi lo ritrova anche nelle nature morte di Filippo De Pisis, dal tratto pittorico quasi sincopato, tanto che Eugenio Montale definì la sua pittura “a zampa di mosca”. Con De Pisis, Zanzi condivide i silenzi pittorici, in un comune humus di malinconia. Le nature morte del pittore ferrarese sono l'equivalente delle camicette a fiori delle “zie” di Zanzi: sono ganci per un “altrove” che prelude a una dimensione metafisica.
Come De Pisis, infatti, anche Zanzi dipinge concetti travestiti da pittura a olio. Ritrae le persone di famiglia come per eternarle in una forma fissa, come in quelle foto da tenere infilate nel vetro della credenza a ricordo dei momenti più significativi della propria vita. I suoi familiari diventano così icone del concetto famiglia, e la sua pittura, apparentemente figurativa, emerge con forza nella sua natura più forte, quella concettuale e simbolica.
Federico Zanzi, Buon compleanno, 2015
Federico Zanzi, Buon compleanno, 2015
Federico Zanzi, Estate, 2015
Federico Zanzi, Estate, 2015
Federico Zanzi, Il brindisi, 2015
Federico Zanzi, Il brindisi, 2015
Federico Zanzi, Lo scialle, 2015
Federico Zanzi, Lo scialle, 2015
Federico Zanzi, Morte della vergine, 2015
Federico Zanzi, Morte della vergine, 2015
Federico Zanzi, Morte della vergine- particolare, 2015
Federico Zanzi, Morte della vergine- particolare, 2015
Federico Zanzi, La camicia a fiori, 2015
Federico Zanzi, La camicia a fiori, 2015
Federico Zanzi, Omaggio a Boldini, 2015
Federico Zanzi, Omaggio a Boldini, 2015
Federico Zanzi, Quelle tue mani, 2015
Federico Zanzi, Quelle tue mani, 2015
Federico Zanzi, Ragazza incinta, 2015,
Federico Zanzi, Ragazza incinta, 2015,
Federico Zanzi, B.G, 2015
Federico Zanzi, B.G, 2015
Federico Zanzi, Brindisi-particolare, 2015
Federico Zanzi, Brindisi-particolare, 2015
Federico Zanzi, Brindisi-particolare, 2015
Federico Zanzi, Brindisi-particolare, 2015
Federico Zanzi, Brindisi-particolare, 2015
Federico Zanzi, Brindisi-particolare, 2015
Federico Zanzi, Brindisi-particolare, 2015
Federico Zanzi, Brindisi-particolare, 2015
Federico Zanzi, Calicantus, 2015
Federico Zanzi, Calicantus, 2015
Federico Zanzi, Di Domenica, 2015
Federico Zanzi, Di Domenica, 2015
Federico Zanzi, Donna con capelli bianchi, 2015
Federico Zanzi, Donna con capelli bianchi, 2015
Federico Zanzi, Estate- particolare, 2015
Federico Zanzi, Estate- particolare, 2015
Federico Zanzi, Estate-particolare, 2015
Federico Zanzi, Estate-particolare, 2015
Federico Zanzi, Gli sposi, 2015
Federico Zanzi, Gli sposi, 2015
Federico Zanzi, Gli sposi- particolare, 2015
Federico Zanzi, Gli sposi- particolare, 2015
Federico Zanzi, Gli sposi- particolare, 2015
Federico Zanzi, Gli sposi- particolare, 2015
Federico Zanzi, Odore di festa, 2015
Federico Zanzi, Odore di festa, 2015
Federico Zanzi, Omaggio a Boldini, 2015
Federico Zanzi, Omaggio a Boldini, 2015
Federico Zanzi, Omaggio a Boldini, 2015
Federico Zanzi, Omaggio a Boldini, 2015
Federico Zanzi, Verso sera, 2015
Federico Zanzi, Verso sera, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015


La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
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Finger Food a cura di Laura Saetti
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
La bellezza della nostalgia. Un dialogo con Boldini e De Pisis, Federico Zanzi, 2015
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Un progetto tra arte, biodiversità e orti urbani.
In occasione dell’Anno Internazionale dell’Agricoltura Famigliare, l'artista Dacia Manto ha collegato un museo, una suggestiva casa-galleria e una piccola oasi di coltivazioni biologiche immersa nel verde per un progetto sul tema della protezione della biodiversità e degli orti a conduzione 'familiare.
Il titolo del progetto, “Terre silenziose”, rimanda al fondamentale libro di Rachel Carson, che per prima , negli Stati Uniti degli anni Settanta, con il suo saggio Primavera silenziosa puntò il dito contro l'uso massiccio dei pesticidi e concimi chimici che, nell'interesse del profitto delle multinazionali, stava impoverendo in modo irreversibile la fauna e la flora.
Il progetto mette in relazione tre luoghi nel cuore della città di Ferrara unendoli in una riflessione sulla biodiversità come elemento fondamentale per i cicli naturali e il suo stretto rapporto con l'agricoltura, soprattutto nelle forme urbane o familiari.
Al Museo di Storia Naturale l'artista ha realizzato una spettacolare installazione di grandi dimensioni con le numerose specie di uccelli del territorio ferrarese e del Delta del Po, accompagnata da video, disegni, mappe e da un evocativo percorso sonoro.
Alla MLB Maria Livia Brunelli home gallery protagoniste sono api, farfalle e altri insetti che favoriscono l'agricoltura. La loro drastica diminuzione, dovuta all' uso di pesticidi ed elementi chimici, nonchè alla riduzione delle colture a favore dell'agricoltura estensiva, porterebbe all'impoverimento di tutto il mondo vegetale con gravi ripercussioni anche sull'alimentazione umana.
Nell'area della BioPastoreria TerravivaBio, che da diversi anni porta avanti un progetto di agricoltura biodinamica nel rispetto del territorio e delle specie arboree, Dacia Manto ha installato una 'postazione' di laboratorio in cui le persone potranno sostare, osservare piante ed animali e lasciare 'traccia' delle loro osservazioni.
La ricerca di Dacia Manto ha come oggetto territori fluviali e palustri, residui di boschi planiziari, periferie marginali e semiselvatiche. Osservatori strutturali e poetici sulla natura, i suoi lavori sono architetture aperte e precarie, testimoni dell'inafferrabilità dell'ambiente.
Ha esposto in importanti realtà pubbliche museali tra cui il Pav di Torino, il MAR di Ravenna, il MART di Rovereto, la Galleria Civica di Trento, il Pecci di Prato, il PAC di Milano, La Strozzina di Firenze, il Musée di Saint-Etienne, e nel 2013 ha realizzato un progetto di Arte Pubblica per Tusciaelecta.
Inaugurazioni
− al Museo di Storia Naturale venerdì 26 settembre alle 17;
− alla MLB home gallery sabato 27 settembre alle 18.
In occasione del Festival di Internazionale, sabato 4 ottobre:
− alle 17 inaugurazione dell'installazione alla BioPastoreria TerravivaBio
− alle 18 performance di Dacia Manto alla MLB home gallery
− alle 19.30 incontro con l'artista al Museo di Storia Naturale, cui seguirà una degustazione di prodotti biologici a cura della BioPastoreria TerravivaBio.
Info e orari:
Museo di Storia Naturale: dal martedi alla domenica dalle 9 alle 18.
MLB home gallery: sabato e domenica dalle 15 alle 19 ingresso e visite guidate gratuite (gli altri giorni su appuntamento)
BioPastoreria TerravivaBio: dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19.
Per accedere non è necessaria nessuna prenotazione; per maggiori informazioni Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.- tel.346 7953757; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - tel.0532 203381; Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. - tel.340 2344575.
L'ingresso è gratuito alla MLB home gallery e alla BioPastoreria TerravivaBio; ingresso al Museo di Storia Naturale euro 4, ridotto euro 2 (sabato 4 ottobre ingresso gratuito).
Opere esposte presso la MLB Home Gallery
Dacia Manto, Asterina, 2009
Dacia Manto, Asterina, 2009
Dacia Manto, Alveo- particolare, 2014
Dacia Manto, Alveo- particolare, 2014
Dacia Manto, Remizidae, 2014
Dacia Manto, Remizidae, 2014
Dacia Manto, Le braccia di Venere, 2014
Dacia Manto, Le braccia di Venere, 2014
Dacia Manto, Tyto Alba, 2014
Dacia Manto, Tyto Alba, 2014
Dacia Manto, Mellifero, 2014
Dacia Manto, Mellifero, 2014
Dacia Manto, Acherontia, 2014
Dacia Manto, Acherontia, 2014
Dacia Manto, Palustre, 2014
Dacia Manto, Palustre, 2014
Dacia Manto, Rizomantica, 2014
Dacia Manto, Rizomantica, 2014
Dacia Manto, Noctua, 2014
Dacia Manto, Noctua, 2014
Dacia Manto, Alveo, 2014
Dacia Manto, Alveo, 2014
Dacia Manto, Alveoli, 2014
Dacia Manto, Alveoli, 2014
Dacia Manto, Alveoli- particolare, 2014
Dacia Manto, Alveoli- particolare, 2014
Dacia Manto, Alveoli- particolare, 2014
Dacia Manto, Alveoli- particolare, 2014
Dacia Manto, Alveoli- particolare, 2014
Dacia Manto, Alveoli- particolare, 2014
Dacia Manto, Alveoli- particolare, 2014
Dacia Manto, Alveoli- particolare, 2014
Dacia Manto, Terre silenziose, 2014
Dacia Manto, Terre silenziose, 2014
Dacia Manto, Terre silenziose, 2014
Dacia Manto, Terre silenziose, 2014
Dacia Manto, Installazione Terre silenziose- particolare, 2014
Dacia Manto, Installazione Terre silenziose- particolare, 2014
Dacia Manto, Installazione Terre silenziose- particolare, 2014
Dacia Manto, Installazione Terre silenziose- particolare, 2014
Dacia Manto, Installazione Terre silenziose- particolare, 2014
Dacia Manto, Installazione Terre silenziose- particolare, 2014
Allestimento presso la MLB Home Gallery
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Allestimento presso il Museo di Storia Naturale
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Allestimento presso Terravivabio
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015

Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Finger Food a cura di Laura Saetti
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Terre Silenziose, Dacia Manto, 2015
Ha inaugurato sabato 10 maggio 2014 la personale di Maurizio Camerani "Atelier Matisse" alla MLB Maria Livia Brunelli home gallery di Corso Ercole d'Este 3 a Ferrara. Si tratta di una mostra che sta alimentando molte aspettative, perchè sono diversi anni che il noto video artista non presenta al pubblico le sue opere. In mostra una decina di lavori totalmente inediti realizzati in occasione dell'esposizione di Matisse a Palazzo dei Diamanti, più un video ideato per l'occasione, tutte opere nate mettendo in relazione i video dell'artista degli anni ’80 e ’90 ai quadri di Matisse. Camerani ha ritrovato infatti nei suoi video molti elementi che ricorrono nella produzione matissiana, come il tema della danza, delle odalische, degli interni domestici, degli oggetti che popolano l'atelier di un artista. Li ha poi ritratti in raffinati disegni su carta a matita, con effetti di suggestive sfocature, rendendo i soggetti ombre rarefatte. Ai disegni ha talvolta accostato i “frame” dei video che li hanno originati.
La lentezza dell'esecuzione a grafite si accompagna alla velocità delle immagini che si susseguono senza sosta nei video, in un continuo contrasto tra media caldi e freddi. La rosa del giardino, la lucertola sul muro d’estate, l’atelier con i telai appoggiati alla parete, un busto classico, i ciclamini, i pesci, un volto di donna, mani che si sfiorano: sono tutti frammenti narrativi che combinati insieme evocano situazioni, momenti del nostro vivere, brevi narrazioni, fotogrammi di un tempo sospeso, congelato.
L’aspetto intimo e domestico che lega in una stessa poetica del quotidiano i due artisti diventa così un dialogo attraverso il tempo, dove le ombre disegnate a matita diventano istantanee fotografiche, immagini specchiata di noi stessi, proiezioni del nostro corpo e delle cose che ci stanno attorno, energie solidificate che vogliono fissare la propria presenza ed il proprio passaggio.
Maurizio Camerani, Danza, 2014
Maurizio Camerani, Danza, 2014
Maurizio Camerani, Giardino italiano, 2014
Maurizio Camerani, Giardino italiano, 2014
Maurizio Camerani, L'odalisca e i ciclamini, 2014
Maurizio Camerani, L'odalisca e i ciclamini, 2014
Maurizio Camerani, Le braccia di Venere, 2014
Maurizio Camerani, Le braccia di Venere, 2014
Maurizio Camerani, Oceano, 2014
Maurizio Camerani, Oceano, 2014
Maurizio Camerani, Danza, 2014
Maurizio Camerani, Danza, 2014
Maurizio Camerani, Destino, 2014
Maurizio Camerani, Destino, 2014
Maurizio Camerani, Interno con modella, 2014
Maurizio Camerani, Interno con modella, 2014
Maurizio Camerani, Pensieri domestici, 2014
Maurizio Camerani, Pensieri domestici, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
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Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Finger Food a cura di Laura Saetti
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
Atelier Matisse, Maurizio Camerani, 2014
La mostra del noto artista italo-giordano Mustafa Sabbagh, molto conosciuto in città e con un lungo e prestigioso passato come fotografo di moda, intende creare un dialogo con quella di Matisse presso Palazzo dei Diamanti, il cui vernissage avverrà in contemporanea. Sono una ventina le opere realizzate appositamente per questa esposizione: una serie di fotografie di grande raffinatezza cui si accompagnano due video.
Un dialogo che è anche lo specchio delle diverse epoche in cui vivono i due artisti: mentre Matisse, come reazione a un periodo carico di tensioni e guerre, cerca di distillare la bellezza dal reale, creando sinuose figure femminili, esaltandone colori e sensualità, Mustafa, dopo anni di lavoro nel patinato mondo della moda, mette maschere nere come la pece, plumbee come pneumatici, a uomini e donne. “Viviamo in un’epoca - spiega l’artista - in cui la società ci impone in continuazione delle maschere: ci si maschera per essere accettati, per la paura di scoprirsi”.
Così Il bustino o il reggiseno, che dovrebbero enfatizzare la femminilità del corpo, in Sabbagh celano il volto, diventando “burka della contemporaneità”. Burka moderni è infatti il titolo di una nuova serie fotografica realizzata ad hoc per la mostra di Matisse, in cui guanti di lattice, gorgiere e accessori di ogni tipo sono accostati creando cortocircuiti inediti e inaspettati. Il dittico Lusso con Burka, che costituisce il cuore della mostra, ispirato a un’opera di Matisse del 1907, è invece un’allusione alla purezza mistica di una donna che nega il suo viso allo spettatore, forse per una forma di intimo riserbo, in antitesi all’ostentazione fisica ed economica che ha caratterizzato gli ultimi decenni.
“Quando uso la maschere - afferma l’artista - non è altro che come protezione, quasi un espediente per riempire il retaggio cristiano della vergogna: e la maschera è come una dichiarazione, un ennesimo atto anti-moda, dall’immediato effetto gender-bender e liberatorio. Bello, intelligente, ricco, accettato: nella società di oggi si impone la maschera ad ogni individuo, non gli si dà la libertà di essere se stesso fino in fondo. È una maschera falsificante, subdola, vigliacca. Il ruolo che conferisco alle mie maschere, invece, e l'uso che ne faccio, è assolutamente principale: è un atto di rifiuto per le maschere imposte, invisibili e mistificanti. Scelgo di immortalare delle opere d'arte per farci sentire più liberi. Scelgo di ritrarre maschere, per farci sentire ancora più individui”.
A questi lavori si affianca una installazione di piccole foto ovali, preziose come cammei, con espliciti riferimenti ad alcune opere Matisse esposte a Palazzo dei Diamanti (Un dialogo inventato con Matisse). In queste foto i modelli, pur bellissimi, mostrano tutte le loro piccole imperfezioni (fasciature, lividi, nei...): donne troppo grasse e donne troppo magre, ballerini con arti fasciati, fiori spettacolari ma che mostrano già i segni di una prossima decadenza...
Proprio il tema della natura morta, oltre a quello della figura, è stato oggetto di indagine per questo affascinante “dialogo inventato” tra Sabbagh e Matisse. “Ci sono sempre fiori per coloro che vogliono vederli”, ha scritto Matisse: questa frase dà il titolo a un raffinato video che rappresenta fiori di plastica che, compositivamente, evocano la forma di un cuore umano; la evocano a tal punto che pulsano all’unisono con i bip di un dispositivo che rileva la frequenza cardiaca.
“Come consuetudine della MLB home gallery - spiega la direttrice della galleria Maria Livia Brunelli - , da sempre interessata alla divulgazione dell’arte contemporanea anche tra i non addetti ai lavori, la mostra avrà una estensione nel tessuto urbano della città di Ferrara. Un video di grande suggestione sarà proiettato, venerdì 21 febbraio dalle 20 alle 23, nella Rotonda Foschini del Teatro Comunale, dove la magia della spettacolare piazzetta ellittica sarà arricchita da musiche e immagini che intendono evocare la forte fascinazione dell’arte orientale sull’opera di Matisse”.
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 01, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 01, 2014
Mustafa Sabbagh, Lusso con Burka, 2014
Mustafa Sabbagh, Lusso con Burka, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 02, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 02, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 03, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 03, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 04, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 04, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 05, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 05, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 06, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 06, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 07, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 07, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 08, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 08, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 09, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 09, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 10, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 10, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 11, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 11, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 12, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 12, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 13, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 13, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 14, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 14, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 14, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 14, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 15, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 15, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 16, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 16, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 17, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 17, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 18, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 18, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 19, 2014
Mustafa Sabbagh, Un dialogo inventato con Matisse 19, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014


Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Finger Food a cura di Laura Saetti
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Burka Moderni. Un dialogo inventato con Matisse, Mustafa Sabbagh, 2014
Marcello Carrà (Ferrara, 1976), il “Leonardo della penna bic”, celebra l’Agnus Dei dell’artista spagnolo Zurbarán, parallelamente in mostra a Palazzo dei Diamanti, citandone la forma, ma reinterpretandone il contenuto. La proposta della MLB home gallery di Ferrara è da sempre quella di mettersi in relazione contemporanea con le grandi mostre storiche del “vicino di casa” Palazzo dei Diamanti, creando con esse un dialogo per associazione di visione. In questo caso, Carrà ha scelto come citazione la forma dell’Agnus Dei di Zurbarán (il cui originale sarà visibile a Palazzo dei Diamanti) per de-formarla da dentro, in modo visionario.
In questo modo, tutte le metamorfosi di Carrà - da lontano - potrebbero apparire sempre come il soggetto citato, mentre avvicinandosi, la carne dell’Agnello si mostra come una composizione di cose-organismi-progetti. Il suo interno si è cioè popolato di simboli, di oggetti reali, di textures, di protesi architettoniche, e di citazioni, sia riferite ai soggetti di Zurbarán stesso, sia all’Isola dei morti di Böcklin e alla Torre di Babele di Brueguel (già ripresa da Carrà in precedenza, in una sorta di citazione progressiva). Il soggetto, perdendo la sua natura interna, perde anche il suo carattere mistico, assumendo il ruolo di “cavia” di realtà contemporanea, e chiedendo all’osservatore di essere guardata, studiata, capita.
L’agnello diventa una specie di pesce; diventa un’isola; diventa un serpente; diventa una “natura morta”, caratterizzata dall’aggiunta - rispetto agli elementi tipici di questo genere: frutta, strumenti musicali, vasellame - di un ironico (decadente) rotolo di carta igienica dei tempi-nostri; diventa un’enorme pera marcescente, nei cui pressi si aggira qualche sperduta formica (a richiamare anche il soggetto-insetto, tipico nell’opera di Carrà); diventa un patchwork imperfetto, strappato, a richiamare il biblico “Nessuno cuce un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, altrimenti il rattoppo nuovo porta via qualcosa alla stoffa vecchia e lo strappo diventa peggiore”; diventa un avvoltoio che genera serpi; diventa luogo di incomprensione umana (torre di Babele); e diventa un animale dionisiaco, incrocio di molte specie, nonché essere disordinato fisicamente e moralmente. Diventa sempre un male che si insinua nel bene, che tenta invano di costringersi nella forma del bene. E il risultato suscitato è una riflessione su questi mala tempora che currunt...
Una mostra “spettacolare e visionaria, che fa riflettere sull’epoca in cui viviamo con profondità ma anche una certa ironia”, come spiega la direttrice della MLB home gallery Maria Livia Brunelli.
La realizzazione di questo ciclo ha richiesto all’artista circa un anno di lavoro: si tratta di dieci opere di grandi e piccole dimensioni, totalmente inedite, realizzate appositamente per colloquiare con il grande maestro spagnolo attraverso il tempo. “E’ stata una sfida appassionante e impegnativa - racconta l’artista. Dopo aver lavorato sul tema della fragilità dell’esistenza attraverso la serie degli insetti, dei pesci e delle scrofe, di recente la mia attenzione si è focalizzata sui grandi maestri storici, come Brueghel, in un dialogo tra passato e presente attraverso le stesse tematiche. Una cosa simile è avvenuta con il maestro spagnolo”.
Marcello Carrà, Agnus Serpens, 2013
Marcello Carrà, Agnus Serpens, 2013
Marcello Carrà, Piccolo animale dionisiaco, 2013
Marcello Carrà, Piccolo animale dionisiaco, 2013
Marcello Carrà, Natura morta con mandolino e carta igenica, 2013
Marcello Carrà, Natura morta con mandolino e carta igenica, 2013
Marcello Carrà, Isola dei morti, 2013
Marcello Carrà, Isola dei morti, 2013
Marcello Carrà, Memento mori, 2013
Marcello Carrà, Memento mori, 2013
Marcello Carrà, Paesaggio con torre di Babele, 2013
Marcello Carrà, Paesaggio con torre di Babele, 2013
Marcello Carrà, Patchwork, 2013
Marcello Carrà, Patchwork, 2013
Marcello Carrà, Grande animale dionisiaco, 2013
Marcello Carrà, Grande animale dionisiaco, 2013
Marcello Carrà, Agnus vultur, 2013
Marcello Carrà, Agnus vultur, 2013
Marcello Carrà, Agnus Piscis, 2013
Marcello Carrà, Agnus Piscis, 2013
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014


Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Finger Food a cura di Laura Saetti
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
Le metamorfosi dell'Agnus Dei di Zurbaràn, Marcello Carrà, 2014
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Parole d’acciaio inossidabile, lettere che si immergono nello spazio mutandolo. Alessandro Filippini, noto artista italo-belga, porta alla MLB home gallery la mostra L’inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, a cura di Maria Livia Brunelli e Antonio Nardone, in collaborazione con l’Associazione Michelangelo Antonioni, allestita da sabato 9 marzo fino a domenica 29 giugno 2013.
L’artista romano che da anni vive a Bruxelles, in concomitanza con l’esposizione dedicata ad Antonioni a Palazzo dei Diamanti, ha ideato un percorso di parole scolpite nell’acciaio e sculture di varie dimensioni tratte dai film del grande cineasta ferrarese, un cinema che affida al significato delle parole un mondo spesso inesprimibile, fatto di sogni e realtà sognanti. Un viaggio di frasi espressive tra le mura della MLB home gallery e lo spazio urbano ferrarese che offre, alla mostra e ai suoi osservatori, una dimensione onirica in cui perdersi. Piccole sculture e miniature, specchi che riflettono la luce, lettere dorate su base di marmo sono le frecce direzionali di questo percorso narrante che parlano con le parole di Michelangelo Antonioni, come le quattro insegne di plexiglas e luce Chissà dove, chissà come, chissà quando, chissà perché.
L’esposizione di Alessandro Filippini sarà arricchita da due installazioni urbane poste in due tra i luoghi più suggestivi della città di Ferrara. Al centro della fontana di Piazza della Repubblica, alte aste d’acciaio sostengono lettere fatte della stessa materia che compongono la frase Dove finisce il vento. Le aste fanno dondolare leggermente le lettere donando loro un movimento impercettibile, delicato come una danza. Altre lettere, illuminate da luci che cambiano colore, seguono sospese, quasi fluttuanti, la forma ellittica della Rotonda Foschini del Teatro Comunale di Ferrara componendo le parole dire, amare, guardare, aspettare. Antonioni, come le quattro insegne di plexiglas e luce Chissà dove, chissà come, chissà quando, chissà perché.
Le sculture di Filippini si stagliano contro il cielo o nello spazio interno, giocano con elementi architettonici, urbani e vegetali, evocando parole e frasi che riflettono sull’incapacità di espressione della parola stessa. Sono sculture d’acciaio che irrompono nello spazio vuoto e lo riempiono di parole, una sorta di scultura-scrittura per i passanti che le leggeranno, in quei posti noti della città che ora hanno cambiato atmosfera, vestendosi di forti suggestioni semantiche, visive e poetiche. E la scelta dell’acciaio come materiare da scolpire non è casuale: questo materiale, apparentemente freddo, diventa uno specchio deforme, onirico, per niente realistico che ci conduce dentro un sogno ad occhi aperti. L’acciaio riflette la luce del sole, il vento, il grigiore della pioggia e il paesaggio, senza aggiungere in essi alcun elemento artificiale, senza alterare la morfologia del luogo che lo ospita e delle atmosfere che gli ruotano attorno. È come se sospendesse il tempo e lo rendesse tangibile, addirittura afferrabile. E le parole sospese nel tempo e il tempo stesso sono elementi molto cari all’arte di Filippini che, anche tra le mura di casa, cerca, in un mondo che è solo suo, di fissare i ricordi e conservarli per sempre. Ogni mese, l’artista raccoglie in una piccola scatola tutti gli oggetti e i simboli che hanno segnato e caratterizzato la sua vita e quella della sua famiglia negli ultimi trenta giorni. Per ogni mese, una scatola nuova di memorie si aggiunge alle altre lungo la parete dei ricordi. Per non dimenticare, per continuare a raccontare. E, in un profondo relativismo gnoseologico, in quelle parole d’acciaio sospese nel tempo, ognuno è libero di leggere la storia che vuole, fino ad inventarne delle nuove, passando da lettore a scrittore dei significati e delle visioni, da contemplatore a narratore sognante. Perché Alessandro Filippini è questo: un attivatore di sogni.
Si ringrazia come sponsor tecnico per le installazioni urbane la ditta Tecnometa srl.
Mostra aperta il sabato e la domenica dalle 15 alle 19 e gli altri giorni su appuntamento. Fino al 29 giugno.
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
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L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
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L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
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L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
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L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
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L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
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L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
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Finger Food di Laura Saetti
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
L'inizio e la fine del silenzio. Omaggio ad Antonioni, Alessandro Filippini, 2013
Arianna Fantin/Artisane (Bologna, 1986), giovane artista residente a Berlino, invitata dalla MLB a ideare un progetto su Michelangelo Antonioni in occasione del centenario della nascita, ha ideato una serie di opere sul senso di vuoto che condiziona i rapporti umani, a partire dal concetto di “incomunicabilità” che la critica ha ravvisato nell’opera del regista, e in particolare nel ciclo di film degli anni ’60 (L’avventura, La notte, L’Eclisse, Deserto rosso). La mostra fa parte del progetto “Dentro le mura” realizzato nell'ambito di Creatività Giovanile, promosso e sostenuto dal Dipartimento della Gioventù - Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall'Anci - Associazione Nazionale Comuni Italiani.
L’artista si è concentrata in particolare su alcune frasi di Monica Vitti, estrapolate dai film che la vedono protagonista, nei quali il suo personaggio interpreta più d’ogni altro il dolore causato dall’incapacità di comunicare tra esseri umani.
Alcune opere sono realizzate con una delle tecniche più ricorrenti nel lavoro di Arianna Fantin: il testo ricamato. Un testo che si sdoppia, presentandosi come segno calligrafico da un lato della pagina (rigorosamente in stoffa), e riproponendosi sul retro della pagina stessa solamente come segno grafico, privato del suo significato. E’ realizzato con questa tecnica un libro d’artista ricamato a mano bianco su bianco, dal titolo Il filo pericoloso delle cose, che riprende un testo di Michelangelo Antonioni dalla raccolta Quel Bowling sul Tevere, e che dà il titolo all’intera mostra. Il testo in forma di ricamo, che richiede un lento lavoro manuale, è presente anche in tavole composte di solo filo, senza perciò il supporto della stoffa, sovrapposte una all’altra così da rendere difficoltosa la comprensione del contenuto testuale.
Un terzo lavoro è composto da due arazzi gemellati: nel primo compare una citazione, sempre ricamata con il filo, mentre nel secondo i fili che compongono le singole lettere di quella citazione sono sciolti e ricadono sulla stoffa senza una forma. Si tratta di un lavoro che richiama una performance ricorrente nelle mostre dell’artista, in cui un testo viene scucito davanti allo spettatore ed i fili che lo componevano sono lasciati cadere sulla tela in ricordo della loro forma precedente.
In mostra anche una coperta fatta a maglia, che cita l’introduzione di Michelangelo Antonioni alla presentazione di L’Avventura al Festival di Cannes nel 1960, in cui l’autore esprime il suo punto di vista sulle relazioni degli esseri umani; e una serie di stampe realizzate su stoffa a partire da fotografie originali scattate durante le riprese di Blow up, documenti che provengono dal Fondo Antonioni. Le stampe sono state realizzate personalmente dall’artista con la tecnica della Cianotipia, in collaborazione con Valentin Lorenz, esperto di questa e di altre tecniche per la fotografia analogica.
Questo lavoro si propone come la continuazione di un’opera realizzata nel ’93 dal padre: Portrait di Emilio Fantin, un cofanetto che racchiude una serie di indizi estrapolati dal film Blow up, che possono essere interpretati dallo spettatore secondo una propria visione. Tra questi, oltre a una registrazione sonora e a un testo tratto dalla sceneggiatura, si trova una videocassetta che mostra gli scatti realizzati nel parco londinese dal fotografo protagonista del film, una delle scene chiave del capolavoro di Antonioni. Arianna Fantin riprende queste immagini e le ripropone come indizi aggiuntivi di Portrait, per l’elaborazione del misterioso caso al centro del film.
Per l’inaugurazione, invece, l’artista ha pensato ad un’azione che porti nuovamente davanti al pubblico un testo che si dissolve e poi scompare, lasciando solamente una traccia informe, questa volta immersa nell’acqua.
Il progetto è realizzato nell’ambito di Creatività Giovanile, promosso e sostenuto dal Dipartimento della Gioventù – Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’Anci – Associazione Nazionale Comuni Italiani
Arianna Fantin, Ricordare, cucire- Dimenticare, scucire, 2009
Arianna Fantin, Ricordare, cucire- Dimenticare, scucire, 2009
Arianna Fantin, Ricordare, cucire- Dimenticare, scucire, 2009
Arianna Fantin, Ricordare, cucire- Dimenticare, scucire, 2009
Arianna Fantin, Libro ricamato e scritto a mano, 2012
Arianna Fantin, Libro ricamato e scritto a mano, 2012
Arianna Fantin, A Michelangelo Antonioni, 2012
Arianna Fantin, A Michelangelo Antonioni, 2012
Arianna Fantin, A Michelangelo Antonioni, 2012
Arianna Fantin, A Michelangelo Antonioni, 2012
Arianna Fantin, Blue up 1,2,3,4, 2012
Arianna Fantin, Blue up 1,2,3,4, 2012
Arianna Fantin, Blue up 1, 2012
Arianna Fantin, Blue up 1, 2012
Arianna Fantin, Blue up 2, 2012
Arianna Fantin, Blue up 2, 2012
Arianna Fantin, Blue up 3, 2012
Arianna Fantin, Blue up 3, 2012
Arianna Fantin, Blue up 4, 2012
Arianna Fantin, Blue up 4, 2012
Arianna Fantin, Emilio Fantin. Potrait- particolare, 1992
Arianna Fantin, Emilio Fantin. Potrait- particolare, 1992
Arianna Fantin, Il filo pericoloso delle cose (copertina), 2012
Arianna Fantin, Il filo pericoloso delle cose (copertina), 2012
Arianna Fantin, Il filo pericoloso delle cose- particolare, 2012
Arianna Fantin, Il filo pericoloso delle cose- particolare, 2012
Arianna Fantin, Il filo pericoloso delle cose, 2012
Arianna Fantin, Il filo pericoloso delle cose, 2012
Arianna Fantin, Solubile, 2012
Arianna Fantin, Solubile, 2012
Arianna Fantin, Sugli uomini e le donne, 2012
Arianna Fantin, Sugli uomini e le donne, 2012
Arianna Fantin, Valentina, 2012
Arianna Fantin, Valentina, 2012
Arianna Fantin, Valentina, 2012
Arianna Fantin, Valentina, 2012
Arianna Fantin, Valentina, 2012
Arianna Fantin, Valentina, 2012
Arianna Fantin, Vittoria, 2012
Arianna Fantin, Vittoria, 2012
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Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
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Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
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Il filo pericoloso delle cose, Arianna Fantin / Artisane, 2013
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Finger food
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Silenzi, orizzonti vuoti, presenze umane “assenti”. Ha inaugurato martedì 4 dicembre alle 19.30 presso gli Horti della Fasanara (via delle Vigne 34) una mostra di grande suggestione dedicata ai paesaggi di Michelangelo Antonioni. Ne è autrice è la fotografa israeliana Orith Youdovich, che vive e lavora tra Roma e Tel Aviv. La mostra, intitolata “COME DEVO VIVERE. Dialoghi visivi con il cinema di Michelangelo Antonioni”, curata da Maria Livia Brunelli, è realizzata in collaborazione con la MLB home gallery e con l’Associazione Michelangelo Antonioni.
Le fotografie sono state presentate a Ferrara in occasione del centenario della nascita del noto cineasta ferrarese, parallelamente alla presentazione presso la Biblioteca Ariostea, sempre martedì 4 dicembre 2012 alle 17, del volume Cosa Devo Guardare. Riflessioni critiche e fotografiche sui paesaggi di Michelangelo Antonioni (Postcart, 2012) firmato a due mani da Maurizio G. De Bonis, critico cinematografico e delle arti visive, e dalla stessa fotografa.
Libro e mostra fotografica, all’unisono, si interrogano sul paesaggio utilizzando come punto di riferimento la cinematografia di Antonioni. Si tratta di un affascinante percorso tra cinema e arti visive, tra misteriose inquadrature vuote, elementi naturali rarefatti e città deserte. Una decina di immagini fotografiche per un viaggio nel silenzio, in luoghi lontani e senza tempo, in cui si celano tracce di vita quasi invisibili.
In una condizione di crisi esistenziale, i paesaggi dei film del regista ferrarese diventano protagonisti, vere e proprie storie, racconti di luoghi esplorati da uomini che hanno lasciato le loro tracce su quella terra calpestata. Le fotografie di Orith Youdovich vogliono essere la dimostrazione di quelle impercettibili e misteriose presenze nascoste. Imparare a guardare e scoprire ciò che non si vede è l’invito che l’artista rivolge a tutti gli osservatori. Dopotutto chi impara a guardare, forse, impara anche a vivere: “Tu dici ‘Cosa devo guardare’. Io dico ‘Come devo vivere’. È la stessa cosa” (dialogo tratto da Deserto Rosso, 1964, di Michelangelo Antonioni).
L’artista fotografa così il deserto, l’orizzonte della periferia urbana, il parco cittadino: luoghi svuotati, privi di azione, in cui l’universo delle “assenze” riesce ad essere un mondo ben più prepotente di innumerevoli “presenze”. Ogni scatto racconta una storia: echi lontani, ombre sfuggenti, strade vuote di campagna in cui non passa nessuno, case silenziose, boschi e fabbriche in lontananza, immagini attraversate da persone senza volto, sospese nel tempo. Fotografie vuote ma piene di vita, che raccontano altre storie di vita in cui l’assenza sfida l’osservatore e il paesaggio restituisce lo sguardo a chi osserva.
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #1, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #1, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #2, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #2, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #3, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #3, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #4, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #4, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #5, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #5, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #6, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #6, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #7, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #7, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #8, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #8, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #9, 2012
Orith Youdovich, Come devo vivere. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni #9, 2012
Come devo vivere. Dialoghi invisibili con il cinema di Michelangelo Antonioni, Orith Youdovich, 2013
Come devo vivere. Dialoghi invisibili con il cinema di Michelangelo Antonioni, Orith Youdovich, 2013
Come devo vivere. Dialoghi invisibili con il cinema di Michelangelo Antonioni, Orith Youdovich, 2013
Come devo vivere. Dialoghi invisibili con il cinema di Michelangelo Antonioni, Orith Youdovich, 2013
Come devo vivere. Dialoghi invisibili con il cinema di Michelangelo Antonioni, Orith Youdovich, 2013
Come devo vivere. Dialoghi invisibili con il cinema di Michelangelo Antonioni, Orith Youdovich, 2013


In occasione della ricorrenza del centenario della nascita di Michelangelo Antonioni, Silvia Camporesi (Forlì, 1973), artista già nota a livello internazionale, attenta alle suggestioni provenienti dal cinema e dalla letteratura, ha elaborato un progetto specifico per la MLB home gallery, realizzando un percorso visivo in cui poter rinnovare la percezione di quella “malattia dei sentimenti” che, attraverso i suoi personaggi, il maestro ferrarese ha insegnato a riconoscere.
Nella mostra, curata da Massimo Marchetti, sono presentati un video e un’installazione fotografica. Il video consiste in una messa in scena di alcuni “tempi morti” tipici dei film di Antonioni, dove figure femminili che agiscono nello spazio ma in definitiva non fanno nulla, creano aspettative frustrate. Al video è affiancato un racconto per immagini evocante alcuni temi ricorrenti nella narrazione antonioniana. Omaggiando la tipica drammaturgia del regista, dove la storia inizialmente strutturata in modo canonico rapidamente si sfalda e rivela tutta la sua ambiguità, nelle immagini si sviluppa una nuova vicenda indefinibile ed elusiva.
Le foto che citano le scene dei film sono intercalate da foto più grandi che invece mettono in scena film mai realizzati o scene mai inserite nei film, da frames dei film di Antonioni e da immagini prese da altre fonti: tutti elementi che contribuiscono alla sceneggiatura di un film che non esiste, ma che richiama un po’ tutti film di Antonioni. L’idea è di creare una sorta di Wunderkammer che evoca, nella modalità installativa, la pellicola cinematografica, e costringe quindi ad una lettura in orizzontale. Un sottofondo sonoro, realizzato montando con attenzione i suoni di sorgente dei vari film, genera quella “sontuosa colonna sonora di suoni” che Antonioni aveva raccontato più volte di voler realizzare.
La mostra ospita inoltre alcuni materiali inediti del cineasta ferrarese, grazie alla preziosa collaborazione di Elisabetta Antonioni, nipote del regista, Presidente della Associazione Michelangelo Antonioni.
Silvia Camporesi, After Professione Reporter, 2012
Silvia Camporesi, After Professione Reporter, 2012
Silvia Camporesi, After zabriskie #2, 3, 2012
Silvia Camporesi, After zabriskie #2, 3, 2012
Silva Camporesi, Bosco Bianco, 2012
Silva Camporesi, Bosco Bianco, 2012
Silvia Camporesi, Libro d'artista, 2012
Silvia Camporesi, Libro d'artista, 2012
Silvia Camporesi, Libro d'artista, 2012
Silvia Camporesi, Libro d'artista, 2012
Silvia Camporesi, After Antonioni, 2012
Silvia Camporesi, After Antonioni, 2012
Silvia Camporesi, After Antonioni, 2012
Silvia Camporesi, After Antonioni, 2012
Silvia Camporesi, After Antonioni, 2012
Silvia Camporesi, After Antonioni, 2012
Silvia Camporesi, After Antonioni, 2012
Silvia Camporesi, After Antonioni, 2012
Silvia Camporesi, After Antonioni, 2012
Silvia Camporesi, After Antonioni, 2012
Silvia Camporesi, After Antonioni, 2012
Silvia Camporesi, After Antonioni, 2012
Silvia Camporesi, After Antonioni, 2012
Silvia Camporesi, After Antonioni, 2012
Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
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Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
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Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
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Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
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Finger Food a cura di Enrico Porfido
Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012
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Qualche volta, di notte. Omaggio ad Antonioni, Silvia Camporesi, 2012