Andy Warhol, Ulay e Marina Abramovic

12 marzo 2026 / 14 giugno 2026
a tribute to Franco Farina and Lola Bonora

a cura di Maria Livia Brunelli

 

Presentazione

Negli anni Settanta Ferrara, grazie a personalità come Franco Farina e Lola Bonora, divenne uno dei centri di produzione e sperimentazione del contemporaneo più rilevanti a livello mondiale.

Due eventi di quel decennio si rivelarono particolarmente eclatanti.

Il primo fu, nel 1975, la mostra “Ladies and Gentlemen” di Andy Warhol, con cui il maestro della Pop Art accompagnò di persona nelle sale del Palazzo dei Diamanti il mondo underground delle drag queen newyorkesi, un ciclo per il quale Pasolini scrisse uno dei suoi ultimi testi critici. L’esposizione era composta da serigrafie in edizione limitata di 125 esemplari firmati e numerati in originale pubblicate dall’editore italiano Luciano Anselmino, tratte da polaroid: a partire dallo scatto, Andy Warhol aggiunge porzioni di colore acceso sia sulla figura che sullo sfondo.

Il risultato è una serie irriverente e provocatoria che intende dare rilievo a personaggi sconosciuti e lontano dai riflettori rispetto ai noti ritratti del maestro della Pop Art che immortalavano star come Maylin Monroe o Elvis Presley. La Pop Art nasce infatti negli anni Sessanta in America con il boom economico che porta alla creazione di una cultura di massa basta su un consumismo sfrenato, veicolato dai mass media e dall’affermazione delle icone del cinema hollywoodiano.

I soggetti dell’arte diventano quindi gli stessi proposti migliaia di volte dai mass media, dalla Coca Cola al dollaro, dalle lattine della Campbell's Soup alle scatole del detersivo Brillo: prodotti che in quegli anni si trovavano in qualsiasi supermercato e di largo consumo. La loro riproduzione imita la produzione seriale e l’ossessionante ripetizione di questi prodotti nelle pubblicità.

La scelta di ritrarre, con la serie Ladies and Gentlemen, quattordici drag queen e donne transessuali nere e latine della scena underground di Manhattan, va in una direzione diametralmente opposta alle icone conclamate dalla cultura di massa. Reclutati principalmente da un locale chiamato The Gilded Grape sulla 8th Street, i modelli includevano figure note come Marsha P. Johnson, oltre a Wilhelmina Ross, Alphanso Panell, Lurdes, Broadway, Iris e Helen/Harry Morales. 

Per il progetto, commissionato da Luciano Anselmino, Andy Warhol scattò oltre 500 Polaroid  che gli permisero di catturare l’intensa teatralità dei soggetti ritratti. Originariamente, le opere furono esposte senza i nomi dei protagonisti, rendendo questi ritratti icone astratte; solo di recente la Andy Warhol Foundation ne ha ricostruito le identità.

L’intera serie esplora la cultura drag e le tensioni razziali e di genere, trasformando soggetti marginalizzati in icone pop, in un periodo in cui l'omosessualità e la fluidità di genere erano fortemente stigmatizzate, e allo stesso tempo rappresenta un atto di celebrazione della cultura queer newyorkese degli anni '70. 

Il secondo evento che connotò fortemente quegli anni di radicale sperimentazione artistica fu la performance "Relation work" di Ulay e Marina Abramovic al Centro Video Arte, in cui un'azione sfiancante e inconcludente portava al limite la resistenza dei loro corpi.

Nell'autunno del 1978 i due giovanissimi artisti Marina Abramović e Ulay sono a Ferrara con il loro ultimo lavoro della serie "Relation Work". In questa performance la coppia trasporta, da una parte all'altra della sala e sotto lo sguardo dei visitatori, alcuni secchi pieni di grossi sassi. L’operazione, stremante e ripetitiva, intendeva esplorare la resistenza fisica e psicologica, spesso interpretata come metafora del lavoro (lavoro di coppia o burocratico).

Le opere in mostra

L'allestimento

 

Invito vernissage

 

invito fronte

invito retro

 

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