Cristina Nuñez. Il potere curativo della vulnerabilità
MLB Gallery, Ferrara, 16 gennaio – 8 maggio 2022
Arte Fiera, Bologna, 13-15 maggio gennaio 2022
Due importanti appuntamenti per promuovere il lavoro di Cristina Nuñez quelli organizzati dalla MLB Gallery di Ferrara/Porto Cervo, che rappresenta l’artista in esclusiva per l’Italia. Il 16 gennaio ha inaugurato una antologica dell’artista a Ferrara nella galleria di Maria Livia Brunelli, ospitata in un palazzo rinascimentale davanti al Castello, mentre dal 13 al 15 maggio la galleria le dedica uno stand monografico ad Arte Fiera a Bologna, dove Cristina Nuñez ricreerà il suo studio per permettere di sottoporsi, previa prenotazione, a una seduta individuale per indagare se stessi e le proprie emozioni più profonde.
La MLB arricchisce con questa nuova collaborazione la sua scuderia di fotografe che lavorano sul concetto di autoritratto come ricerca della propria identità. Cristina Nuñez è infatti riconosciuta a livello internazionale come la maggior esponente dell’autoritratto fotografico come terapia per indagare il proprio inconscio. Come lei stessa afferma, la sua missione è “convertire il dolore in arte”, in una sorta di alchimia moderna che attribuisce alla nostra vulnerabilità e fragilità un grande potere creativo e curativo.
Nel 1988, nel tentativo di superare i suoi problemi personali, la Nuñez iniziò a scattare autoritratti in privato. Dando forma alle sue emozioni più scomode, queste immagini diventarono una forma di autoterapia attraverso la quale imparò chi lei davvero fosse. In mostra alla MLB saranno esposti alcuni di questi autoritratti della serie Someone to Love (1988-2011): i momenti di profonda crisi, la sofferenza più intensa vengono superati dalla Nuñez grazie all’analisi di se stessa realizzata attraverso l’autoritratto, che permette una prima una fase di accettazione e poi una seconda fase di liberazione, tanto che alcuni di questi scatti sono seguiti da altri subito successivi in cui l’artista si mette a ballare, in una sorta di catarsi emotiva.
Dal 2005 Cristina Nuñez ha sperimentato questa modalità su altre persone: sono nati così i ritratti di Higher Self, di cui in mostra è presentata una selezione di intense opere realizzate con soggetti nudi, a sottolineare un desiderio di mettersi a nudo non solo interiore, ma anche esteriore.
Si tratta di autoritratti che le persone hanno prodotto durante i suoi workshop nelle accademie, nelle scuole, nelle carceri, nei centri di salute mentale e nelle aziende, svolti in uno studio allestito sul posto, invitando ciascuna persona a scattarsi autoritratti mentre esprime emozioni estreme. Racconta l’artista: “Invito la persona a interpretare in totale solitudine emozioni come rabbia, disperazione o terrore, che chiedo di raffigurare con la propria mimica facciale senza vedersi, scattandosi cinque autoscatti mentre ascolta come si sente in quel momento, in modo che l’emozione divenga reale. Quando ha finito, entro nello studio e la accompagno nel processo di percezione delle immagini, coinvolgendola nella scelta dell’opera finale. Le persone mettono il corpo nella massima tensione per spingere fuori tutta l’aria emozionale attraverso la bocca, fino all’ultima goccia. Dopodiché possono concentrarsi solamente sull’ascolto delle emozioni, dei pensieri e delle sensazioni fisiche che rimangono dopo lo svuotamento”.
Questa pratica è diventata dal 2005 un vero e proprio metodo, The Self-Portrait Experience (SPEX), a cui si sono sottoposte più di 3.800 persone fino ad oggi, di differenti nazionalità. In occasione di Arte Fiera a Bologna sarà possibile sperimentare questo metodo nello stand della MLB Gallery (per info e prenotazioni: 346 7953757, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.).
MLB Gallery, Corso Ercole d’Este 3, Ferrara, 16 gennaio-8 maggio 2022; ogni sabato dalle 15 alle 19 visite guidate gratuite. Per info: 346 7953757, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Arte Fiera, Bologna, 13-15 maggio (giovedì 12 maggio preview su invito; venerdì 13 maggio: dalle ore 11.00 alle ore 12.00 riservato VIP; dalle ore 12.00 alle ore 20.00 apertura al pubblico; sabato 14 e domenica 15 maggio: dalle ore 11.00 alle ore 20.00).
Cristina Nuñez è riconosciuta a livello internazionale come la maggior esponente dell’autoritratto fotografico come terapia per indagare il proprio inconscio. Come lei stessa afferma, la sua missione è “convertire il dolore in arte”, in una sorta di alchimia moderna che attribuisce alla nostra vulnerabilità e fragilità un grande potere creativo e curativo.
Nel 1988, nel tentativo di superare i suoi problemi personali, la Nuñez iniziò a scattare autoritratti in privato. Dando forma alle sue emozioni più scomode, queste immagini diventarono una forma di autoterapia attraverso la quale imparò chi lei davvero fosse. In mostra alla MLB saranno esposti alcuni di questi autoritratti della serie Someone to Love (1988-2011): i momenti di profonda crisi, la sofferenza più intensa vengono superati dalla Nuñez grazie all’analisi di se stessa realizzata attraverso l’autoritratto, che permette una prima una fase di accettazione e poi una seconda fase di liberazione, tanto che alcuni di questi scatti sono seguiti da altri subito successivi in cui l’artista si mette a ballare, in una sorta di catarsi emotiva.
Dal 2005 Cristina Nuñez ha sperimentato questa modalità su altre persone: sono nati così i ritratti di Higher Self, di cui in mostra è presentata una selezione di intense opere realizzate con soggetti nudi, a sottolineare un desiderio di mettersi a nudo non solo interiore, ma anche esteriore.
Si tratta di autoritratti che le persone hanno prodotto durante i suoi workshop nelle accademie, nelle scuole, nelle carceri, nei centri di salute mentale e nelle aziende, svolti in uno studio allestito sul posto, invitando ciascuna persona a scattarsi autoritratti mentre esprime emozioni estreme. Racconta l’artista: “Invito la persona a interpretare in totale solitudine emozioni come rabbia, disperazione o terrore, che chiedo di raffigurare con la propria mimica facciale senza vedersi, scattandosi cinque autoscatti mentre ascolta come si sente in quel momento, in modo che l’emozione divenga reale. Quando ha finito, entro nello studio e la accompagno nel processo di percezione delle immagini, coinvolgendola nella scelta dell’opera finale. Le persone mettono il corpo nella massima tensione per spingere fuori tutta l’aria emozionale attraverso la bocca, fino all’ultima goccia. Dopodiché possono concentrarsi solamente sull’ascolto delle emozioni, dei pensieri e delle sensazioni fisiche che rimangono dopo lo svuotamento”.
Questa pratica è diventata dal 2005 un vero e proprio metodo, The Self-Portrait Experience (SPEX), a cui si sono sottoposte più di 3.800 persone fino ad oggi, di differenti nazionalità.

Cristina Nuñez
Ho iniziato a lavorare sull'autoritratto fotografico nel 1988 per superare i problemi personali derivati da alcune dipendenze in adolescenza, e per stimolare inconsciamente un intenso processo creativo che mi ha permesso di iniziare la mia pratica artistica autobiografica negli anni '90. Completamente autodidatta, e perseguendo intuitivamente la ricerca auto-etnografica, questa pratica ed esperienza nel facilitare il processo creativo delle persone dal 2005 ha portato al dispositivo The Self-Portrait Experience (SPEX). Tengo regolarmente workshop SPEX in prigioni, centri di salute mentale, musei, gallerie, università, scuole superiori e aziende in tutto il mondo. SPEX usa il potere della fotografia digitale onnipresente in un modo diverso dal 'selfies', permettendo l'espressione inconscia per esplorare onestamente emozioni difficili, al fine di ottenere una nuova visione e stimolare il processo creativo come riflessivo.
The Self-Portrait Experience è un dispositivo come lo intendono Foucault e Agamben, incentrato sulla relazione tra potere e conoscenza. Si applica sia alla mia pratica autobiografica che al lavoro collaborativo con altri, e consiste in tre fasi principali: scattare autoritratti, percepire le immagini in profondità e pubblicare le immagini. Il metodo stesso è un viaggio attraverso tutti gli aspetti della nostra vita usando la fotografia. In questi workshop, i partecipanti realizzano un processo "catalitico" trasformando il dolore emotivo in opere d'arte: lavorano sulla percezione profonda delle opere per guardare se stessi attraverso nuove lenti.
Esplorando e interrogando la pratica con me stessa e con gli altri, muovendomi tra le discipline e i mezzi artistici della fotografia, del video, della performance, ho indagato il potere creativo del dolore emotivo, la genesi e le dinamiche del processo creativo inconscio e gli scopi e gli effetti filosofici, psicologici e sociologici di questa pratica con i partecipanti e con il pubblico. La dimensione personale e quella socio-politica sono intimamente connesse: la mia pratica propone un connubio tra l'espressione emotiva e i suoi effetti speculari sul pubblico.
Eccoci arrivati all'ultimo appuntamento con i workshop tenuti dalle nostre artiste, fortemente richiesti da artisti, collezionisti, giornalisti e semplici appassionati interessati a conoscere i percorsi creativi che portano dall'idea iniziale alla definizione di un'opera d'arte fotografica.
Anna Di Prospero, una delle più affermate artiste e fotografe italiane, ci spiegherà cosa precede i suoi scatti, così intensi ed empatici, che ad appena vent'anni le hanno fatto vincere i maggiori premi mondiali di fotografia.
Anna Di Prospero. Fotografia di ricerca e autoritratto.
Dal 3 al 5 dicembre.
Il workshop intende affrontare diverse tematiche sulla fotografia di ricerca, illustrando e approfondendo ogni aspetto di questo specifico settore fotografico.
Partendo dalla presentazione dei lavori di Anna Di Prospero e da un’approfondita introduzione sulla fotografia contemporanea italiana ed estera, si intende affrontare la definizione di autoritratto, sottolineandone l’evoluzione e la differenza con la tanta diffusa pratica del selfie.
Centrale sarà poi la spiegazione del percorso della fotografia di ricerca, focalizzandosi su dettagli pratici e utili: sviluppo di un progetto personale, promozione del lavoro, il ruolo dei social nella fotografia contemporanea, relazioni con gallerie e media, regole e caratteristiche delle stampe fotografiche destinate al mercato dell’arte.
Ogni partecipante potrà vivere poi la preziosa esperienza di una lettura del proprio portfolio da parte dell'artista e di Maria Livia Brunelli, storica dell’arte e direttrice della MLB gallery.
Il workshop si svolgerà a Ferrara presso la sede della MLB gallery. Venerdì 3 dicembre alle 19 verrà offerto ai partecipanti un aperitivo conoscitivo con visita guidata alla MLB Gallery; il workshop proseguirà sabato 4 dalle 10 alle17 e domenica 5 dalle 10 alle 17.
Il costo è di 200 euro a persona (prezzo speciale per studenti di Accademie d'arte 100 euro); la prenotazione verrà registrata col versamento dell'anticipo di 100 euro.
Per prenotarsi inviare una email a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; per ulteriori informazioni 3467953757 oppure 3314089660
Il corso è riservato ai soci della MLB Maria Livia Brunelli APS; per chi non fosse tesserato il costo è di 20 euro, e per partecipare è necessario il Green Pass o il tampone effettuato entro le 48 ore precedenti.
14.10.2021 / 17.10.2021
06.10.2021 / 10.10.2021
In occasione delle celebrazioni per i 700 anni dalla morte di Dante, il MAXXI ha presentato “L’Inferno di Dante” di Valentina Vannicola, progetto che è entrato quest’anno nelle Collezioni di fotografia del Museo.
Le quindici fotografie in mostra danno forma a un percorso in cui si avvicendano i peccatori descritti dal poeta nella prima delle tre Cantiche: a partire della Porta dell’Inferno, si incontrano le anime dei dannati in attesa sulle rive dell’Acheronte, quelle sospese nel Limbo, il corpo solo vegetale dei suicidi, e ancora le anime trascinate dalla bufera di Paolo e Francesca, quelle dei simoniaci, condannati ad essere capovolti nella terra, fino al Mastro Adamo, costretto all’immobilità e riarso dalla sete. Ambientate nelle campagne intorno a Tolfa (Roma), luogo d’origine dell’artista, le fotografie sono state realizzate coinvolgendo come attori gli stessi abitanti.
Protagonista, al pari dell’azione, è il brullo paesaggio della maremma laziale che, con le infinite tonalità di ocra, marrone, argento, bronzo, oro, conferisce alle immagini un preciso significato emotivo e progettuale. Nel lavoro di Valentina Vannicola, riconducibile al genere della staged photography, la componente letteraria funziona come traccia da seguire, approfondire e reinterpretare: è una sorta di input per avviare un processo inventivo libero e personale che conduce alla visualizzazione di un’immagine che prende forma in prima battuta in un bozzetto. L’immagine viene poi concretizzata nello scatto finale, risultato di un complesso lavoro di produzione in cui l’autrice assume il ruolo di sceneggiatrice, costumista, regista, oltre che fotografa. La continuità tonale, la sequenza rigorosa e le inquadrature meticolosamente studiate costruiscono un racconto sintetico, serrato, ma anche potentemente immaginifico e carico di rimandi simbolici, capace di reinterpretare in chiave contemporanea e corale una delle opere più “visive” della storia della letteratura.
# 01 Canto III, Antinferno La porta dell’Inferno Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente.
# 01 Canto III, Antinferno La porta dell’Inferno Per me si va ne la città dolente, per me si va ne l’etterno dolore, per me si va tra la perduta gente.
# 02 Canto III, Antinferno Ignavi «Questo misero modo tegnon l’anime triste di coloro che visser sanza ’nfamia e sanza lodo»
# 02 Canto III, Antinferno Ignavi «Questo misero modo tegnon l’anime triste di coloro che visser sanza ’nfamia e sanza lodo»
# 03 Canto III, Antinferno Passaggio dell’Acheronte «quelli che muoion ne l’ira di Dio tutti convegnon qui d’ogne paese; e pronti sono a trapassar lo rio, ché la divina giustizia li sprona, sì che la tema si volve in disio» L’Acheronte è il fiume che segna il confine del mondo degli inferi; sulle sue rive si affollano le anime dei dannati in attesa di essere trasportate nell’oltremondo da Caronte, il nocchiero infernale.
# 03 Canto III, Antinferno Passaggio dell’Acheronte «quelli che muoion ne l’ira di Dio tutti convegnon qui d’ogne paese; e pronti sono a trapassar lo rio, ché la divina giustizia li sprona, sì che la tema si volve in disio» L’Acheronte è il fiume che segna il confine del mondo degli inferi; sulle sue rive si affollano le anime dei dannati in attesa di essere trasportate nell’oltremondo da Caronte, il nocchiero infernale.
# 04 Canto IV, primo Cerchio Il Limbo Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio che l’abisso cigne. Quivi, secondo che per ascoltare, non avea pianto mai che di sospiri che l’aura etterna facevan tremare; ciò avvenia di duol sanza martìri Luogo immaginato dalla tradizione cristiana come dimora ultraterrena dei non credenti prima della redenzione, e dei bambini innocenti ma non battezzati. Le anime che popolano il Limbo vivono in un eterno stato di sospensione, prive di disperazione o di speranza.
# 04 Canto IV, primo Cerchio Il Limbo Così si mise e così mi fé intrare nel primo cerchio che l’abisso cigne. Quivi, secondo che per ascoltare, non avea pianto mai che di sospiri che l’aura etterna facevan tremare; ciò avvenia di duol sanza martìri Luogo immaginato dalla tradizione cristiana come dimora ultraterrena dei non credenti prima della redenzione, e dei bambini innocenti ma non battezzati. Le anime che popolano il Limbo vivono in un eterno stato di sospensione, prive di disperazione o di speranza.
# 05 Canto V, secondo Cerchio Lussuriosi Quali colombe dal disio chiamate con l’ali alzate e ferme al dolce nido vegnon per l’aere dal voler portate Qui il contrappasso è d’immediata lettura: coloro che in vita sottomisero la ragione alla tempesta della passione sono ora trascinati in un’arrestabile bufera di vento.
# 05 Canto V, secondo Cerchio Lussuriosi Quali colombe dal disio chiamate con l’ali alzate e ferme al dolce nido vegnon per l’aere dal voler portate Qui il contrappasso è d’immediata lettura: coloro che in vita sottomisero la ragione alla tempesta della passione sono ora trascinati in un’arrestabile bufera di vento.
# 06 Canto VI, terzo Cerchio Golosi Urlar li fa la pioggia come cani; de l’un e de’ lati fanno a l’altro schermo; volgonsi spesso i miseri profani. Puniti da una continua e maleodorante pioggia e riversi nel fango, in contrasto con le delicate vivande e i savorosi vini di cui si saziarono in vita.
# 06 Canto VI, terzo Cerchio Golosi Urlar li fa la pioggia come cani; de l’un e de’ lati fanno a l’altro schermo; volgonsi spesso i miseri profani. Puniti da una continua e maleodorante pioggia e riversi nel fango, in contrasto con le delicate vivande e i savorosi vini di cui si saziarono in vita.
# 07 Canto VII, quarto Cerchio Avari Qui vid’i’ gente più ch’altrove troppa, e d’una parte e d’altra, con grand’urli, voltando pesi per forza di poppa. Gli avari e i prodighi sono colpevoli di due peccati contrari ma nati dalla stessa matrice: l’attaccamento ai beni materiali e l’uso incontinente del denaro. Sono condannati a spingere senza posa pesanti macigni: sacchi pieni d’oro trasformati in pietre, simbolo delle vane ricchezze accumulate.
# 07 Canto VII, quarto Cerchio Avari Qui vid’i’ gente più ch’altrove troppa, e d’una parte e d’altra, con grand’urli, voltando pesi per forza di poppa. Gli avari e i prodighi sono colpevoli di due peccati contrari ma nati dalla stessa matrice: l’attaccamento ai beni materiali e l’uso incontinente del denaro. Sono condannati a spingere senza posa pesanti macigni: sacchi pieni d’oro trasformati in pietre, simbolo delle vane ricchezze accumulate.
# 08 Canto VII, quinto Cerchio Iracondi e accidiosi E io, che di mirare stava inteso, vidi genti fangose in quel pantano, ignude tutte, con sembiante offeso. Nella palude Stigia si trovano gli iracondi e gli accidiosi; i primi emergono dall’acqua picchiandosi tra di loro e i secondi sono completamente immersi nel tristo ruscel e la loro presenza è testimoniata dal ribollire della superficie dell’acqua.
# 08 Canto VII, quinto Cerchio Iracondi e accidiosi E io, che di mirare stava inteso, vidi genti fangose in quel pantano, ignude tutte, con sembiante offeso. Nella palude Stigia si trovano gli iracondi e gli accidiosi; i primi emergono dall’acqua picchiandosi tra di loro e i secondi sono completamente immersi nel tristo ruscel e la loro presenza è testimoniata dal ribollire della superficie dell’acqua.
# 09 Canto IX, sesto Cerchio Eretici E quelli a me: «Qui son li eresiarche con lor seguaci, d’ogne setta, e molto più che non credi son le tombe carche...» Qui si trovano gli eretici i cui sarcofagi rimarranno aperti, arsi dalle fiamme, fino al giorno del Giudizio Universale quando le anime rivestiranno i propri corpi.
# 09 Canto IX, sesto Cerchio Eretici E quelli a me: «Qui son li eresiarche con lor seguaci, d’ogne setta, e molto più che non credi son le tombe carche...» Qui si trovano gli eretici i cui sarcofagi rimarranno aperti, arsi dalle fiamme, fino al giorno del Giudizio Universale quando le anime rivestiranno i propri corpi.
# 10 Canto X, sesto Cerchio Farinata degli Uberti, Eretici Io avea già il mio viso nel suo fitto; ed el s’ergea col petto e con la fronte com’avesse l’inferno a gran dispitto. Personaggio di spicco della fazione ghibellina della Firenze del XIII secolo. La sua forte personalità rimane integra nell’Inferno ed è tradotta in ogni suo gesto e parola, come nell’ergersi dalla tomba col petto e con la fronte/ com’avesse l’inferno a gran dispitto.
# 10 Canto X, sesto Cerchio Farinata degli Uberti, Eretici Io avea già il mio viso nel suo fitto; ed el s’ergea col petto e con la fronte com’avesse l’inferno a gran dispitto. Personaggio di spicco della fazione ghibellina della Firenze del XIII secolo. La sua forte personalità rimane integra nell’Inferno ed è tradotta in ogni suo gesto e parola, come nell’ergersi dalla tomba col petto e con la fronte/ com’avesse l’inferno a gran dispitto.
# 11 Canto XIII, settimo Cerchio, II Girone Suicidi Come l’altre verrem per nostre spoglie, ma non però ch’alcuna sen rivesta, ché non è giusto aver ciò ch’om si toglie. Qui le strascineremo, e per la mesta selva saranno i nostri corpi appesi, ciascuno al prun de l’ombra sua molesta. Avendo rinunciato al proprio corpo, i suicidi sono destinati ad averne uno soltanto vegetale. Così il giorno del Giudizio, a differenza di tutte le altre anime che saranno rivestite della propria carne, queste ne rimarranno per sempre separate: i corpi saranno trascinati ed appesi agli alberi che esse hanno generato.
# 11 Canto XIII, settimo Cerchio, II Girone Suicidi Come l’altre verrem per nostre spoglie, ma non però ch’alcuna sen rivesta, ché non è giusto aver ciò ch’om si toglie. Qui le strascineremo, e per la mesta selva saranno i nostri corpi appesi, ciascuno al prun de l’ombra sua molesta. Avendo rinunciato al proprio corpo, i suicidi sono destinati ad averne uno soltanto vegetale. Così il giorno del Giudizio, a differenza di tutte le altre anime che saranno rivestite della propria carne, queste ne rimarranno per sempre separate: i corpi saranno trascinati ed appesi agli alberi che esse hanno generato.
# 12 Canto XVIII, ottavo Cerchio, II Bolgia Lusingatori, Taide Appresso ciò lo duca «Fa che pinghe», mi disse, «il viso un poco più avante, sì che la faccia ben con l’occhio attinghe di quella sozza e scapigliata fante che là si graffia e con l’unghie merdose, e or s’accoscia e ora è in piedi stante...» Gli adulatori, insieme ai ruffiani e ai seduttori, sono la specie di uomini più lontana dalla tempra morale di Dante; così, sebbene non siano tra i più malvagi, le loro pene - la frusta e lo sterco - sono tra le più umilianti.
# 12 Canto XVIII, ottavo Cerchio, II Bolgia Lusingatori, Taide Appresso ciò lo duca «Fa che pinghe», mi disse, «il viso un poco più avante, sì che la faccia ben con l’occhio attinghe di quella sozza e scapigliata fante che là si graffia e con l’unghie merdose, e or s’accoscia e ora è in piedi stante...» Gli adulatori, insieme ai ruffiani e ai seduttori, sono la specie di uomini più lontana dalla tempra morale di Dante; così, sebbene non siano tra i più malvagi, le loro pene - la frusta e lo sterco - sono tra le più umilianti.
# 13 Canto XIX, ottavo Cerchio, III Bolgia Simoniaci Fuor de la bocca a ciascun soperchiava d’un peccator li piedi e de le gambe infino al grosso, e l’altro dentro stava. I dannati che popolano questa Bolgia furono in vita sempre occupati in questioni materiali e non in quelle spirituali come sarebbe stato proprio del loro ufficio; sono così condannati ad essere capovolti con la testa verso la terra.
# 13 Canto XIX, ottavo Cerchio, III Bolgia Simoniaci Fuor de la bocca a ciascun soperchiava d’un peccator li piedi e de le gambe infino al grosso, e l’altro dentro stava. I dannati che popolano questa Bolgia furono in vita sempre occupati in questioni materiali e non in quelle spirituali come sarebbe stato proprio del loro ufficio; sono così condannati ad essere capovolti con la testa verso la terra.
# 14 Canto XXIX, ottavo Cerchio, X Bolgia Falsari Qual sovra ’l ventre e qual sovra le spalle l’un de l’altro giacea, e qual carpone si trasmutava per lo tristo calle. Passo passo andavam sanza sermone, guardando e ascoltando li ammalati, che non potean levar le lor persone. La decima Bolgia è animata dai lamenti strazianti dei dannati che vi dimorano. Divisi in quattro specie (falsari di metalli, di monete, di persone, di parola) sono puniti con atroci malattie e febbri che alterano o corrompono il loro aspetto fisico, proprio come essi alterarono la natura di ciò che falsificarono.
# 14 Canto XXIX, ottavo Cerchio, X Bolgia Falsari Qual sovra ’l ventre e qual sovra le spalle l’un de l’altro giacea, e qual carpone si trasmutava per lo tristo calle. Passo passo andavam sanza sermone, guardando e ascoltando li ammalati, che non potean levar le lor persone. La decima Bolgia è animata dai lamenti strazianti dei dannati che vi dimorano. Divisi in quattro specie (falsari di metalli, di monete, di persone, di parola) sono puniti con atroci malattie e febbri che alterano o corrompono il loro aspetto fisico, proprio come essi alterarono la natura di ciò che falsificarono.
# 15 Canto XXX, ottavo Cerchio, X Bolgia Mastro Adamo, Falsari diss’elli a noi, «guardate e attendete a la miseria del maestro Adamo; io ebbi, vivo, assai di quel ch’i’ volli, e ora, lasso!, un gocciol d’acqua bramo...» Uno dei personaggi di spicco del Canto, colpito da idropisia e costretto all’immobilità, è riarso dalla sete ed ossessionato dalla visione dei freschi ruscelli del Casentino, feudo dove svolgeva l’attività di falsificatore di fiorini.
# 15 Canto XXX, ottavo Cerchio, X Bolgia Mastro Adamo, Falsari diss’elli a noi, «guardate e attendete a la miseria del maestro Adamo; io ebbi, vivo, assai di quel ch’i’ volli, e ora, lasso!, un gocciol d’acqua bramo...» Uno dei personaggi di spicco del Canto, colpito da idropisia e costretto all’immobilità, è riarso dalla sete ed ossessionato dalla visione dei freschi ruscelli del Casentino, feudo dove svolgeva l’attività di falsificatore di fiorini.
Schema di lavoro di Valentina Vannicola con le note per la creazione delle immagini
Schema di lavoro di Valentina Vannicola con le note per la creazione delle immagini
