Fabrizio Casetti

Domenica, 10 Maggio 2026 15:11

Milano

17.04.2026 / 19.04.2026

Il progetto curatoriale mette in dialogo Bertozzi&Casoni e Maria Lai, accostati per la loro capacità di unire tradizione e innovazione, artigianalità e concettualità a partire da oggetti comuni, cui riescono a conferire significati spirituali.

Due artisti a cui la galleria è fortemente legata, lavorando per il duo imolese con lo studio da anni, e per l’artista sarda con amici e collezionisti a lei molto vicini.

Due artisti che la galleria promuove in mostre in musei italiani ed esteri in collaborazione con noti curatori e collezionisti, e che rappresentano l’anima delle due sedi della MLB, quella emiliana e quella sarda.

Bertozzi Casoni Inv. 1329 Con ragni e capriolo 2025 ceramica policroma cm h 325x305x29 Courtesy BC

Bertozzi & Casoni, "Con ragni e capriolo", 2025, ceramica policroma, cm 32,5x30,5x29

Simbolico trait d’union tra i due artisti è uno splendido libro, prezioso nella produzione di Maria Lai: una pagina in tela fissata su un supporto in ceramica, materiale d’elezione di Bertozzi&Casoni. A questo si affianca un altro libro molto raro, "La leggenda della Jana operosa", del 1992, in tessuto e filo.

Il filo, per Maria Lai metafora della creazione di relazioni, diventa il fulcro tematico di una monumentale opera in ceramica di due metri realizzata appositamente per l’occasione da Bertozzi&Casoni, posizionata nella parete centrale dello stand: un intreccio di tubi di impressionante realismo che collega tra loro diversi elementi. Un esplicito omaggio alle connessioni care all’artista sarda, nota per la perfomance collettiva del 1981 Legarsi alla montagna, con la quale Maria Lai unì l'intera comunità di Ulassai, le cui case furono legate da un nastro celeste lungo 27 km: era la prima opera d’arte relazionale in Italia.

Maria Lai La leggenda della Jana operosa 1992 collage di stoffa e fili 18x14x4 cm PART

Maria Lai, "La leggenda della Jana operosa", 1992, collage di stoffa e fili, cm 18x14x4

Le immagini in forma scultorea ideate ad hoc da Bertozzi&Casoni mostrano cumuli di oggetti abbandonati, buste postali, scarti di cibo, silenziose presenze animali, e soprattutto libri e cataloghi di Maria Lai.

I libri di Maria Lai hanno origine all’epoca della sua infanzia, quando l’artista guardava sua nonna rammendare le lenzuola e si divertiva a inventare storie a partire dai fili usati per ricucire gli strappi, che erano per lei come segni di un alfabeto misterioso. Fili che cadono sulle pagine, le disegnano, le intrecciano, fino ad avvolgere l’intero libro, difficile persino da sfogliare, come nello scorrere della vita i pensieri si annodano tra loro.

Centrale nell’opera di Bertozzi&Casoni è poi la riflessione legata alla vanitas e al memento mori, in cui gli elementi di tutti i giorni diventano allegorie della nostra epoca consumistica. A questo concetto si unisce quello di memoria e il legame che la memoria instaura con gli oggetti sopravvissuti al passaggio dell’uomo. Un legame che passa di sguardo in sguardo, come i fili e le parole intrecciate da Maria Lai.

Il progetto curatoriale si avvale della collaborazione con Rossana Orlandi, celebre gallerista di design, curatrice e talent scout, che ha ideato un omaggio con le opere esposte attraverso l’inserimento di un raffinato tavolo della designer Manu Crotti.

tavolo Orlandi part

Manu Crotti, "Dining table", 2025, acciaio, resina acrilica ed elementi naturali, cm 130x130x74 (part.)

Negli anni settanta Ferrara, grazie a personalità come Franco Farina e Lola Bonora, divenne uno dei centri di produzione e sperimentazione del contemporaneo più rilevanti a livello mondiale. Due eventi di quel decennio si rivelarono particolarmente eclatanti. Il primo fu, nel 1975, la mostra “Ladies and Gentlemen” di Andy Warhol, con cui il maestro della Pop Art accompagnò di persona nelle sale del Palazzo dei Diamanti il mondo underground delle drag queen newyorkesi, un ciclo per il quale Pasolini scrisse uno dei suoi ultimi testi critici. Il secondo fu la performance relation-work di Ulay e Marina Abramovic al Centro Video Arte, in cui un'azione sfiancante e inconcludente portava al limite la resistenza dei loro corpi.

Oggi le tracce di quelle presenze continuano a testimoniare la forza pionieristica del progetto visionario di Franco e Lola

Sabato, 14 Marzo 2026 13:12

Andy Warhol, Ulay e Marina Abramovic

Andy Warhol, Ulay e Marina Abramovic

Tra gli appuntamenti del 2026, siamo orgogliosi di annunciare la nostra presenza per la prima volta al MIART di Milano, dal 17 al 19 aprile 2026.

Il nostro stand spiccherà per la sua vocazione curatoriale: il dialogo tra Maria Lai e Bertozzi & Casoni sarà sottile e rarefatto, ed emergerà la comune capacità di innovare la tradizione, di unire concettualità e manualità.

Però il primo appuntamento fieristico della stagione per noi sarà il MIA Photo Fair, dal 19 al 22 marzo a Milano, dove presenteremo un intenso dialogo fra Milli Gandini e Nicoletta Grillo, di generazioni diverse ma unite dalla comune rivendicazione dei diritti delle donne negli anni Settanta.

Fino al 12 aprile sarà possibile visitare alla MLB Gallery di Ferrara "GRAFEMI. Da Irma Blank a Maria Lai, da Dadamaino a Opalka e Marcello Carrà", cinque artisti uniti dall'uso del segno grafico e della scrittura come elemento fondante della loro pratica artistica, concettuale o astratta, visitabile ogni sabato con visite guidate gratuite (lun-sab.15-19).

Fino al 26 aprile "Metamorfosi" vede protagonisti Bertozzi & Casoni al Museo di Capodimonte di Napoli, le cui porcellane avevano suggerito ai due artisti, all'epoca agli esordi, l'idea di riportare la scultura in ceramica al centro della scena artistica contemporanea.

A Nuoro è in corso fino all’8 marzo “La mistica del quotidiano. Bertozzi & Casoni e Maria Lai in dialogo con la Collezione Permanente” del Museo della ceramica.
Una mostra di grande suggestione, con piccole opere preziose e inedite della grande artista nata a Ulassai e diventata nota a livello internazionale, e un "Pinocchio" del duo imolese impressionante per dimensioni e iperrealismo; anziano, rugoso, smarrito, seduto su un mucchio di libri delle sue avventure: un uomo contemporaneo che si specchia nella sua fragilità.

Lunedì, 22 Dicembre 2025 07:58

Grafemi

Irma Blank, Maria Lai, Dadamaino, Opalka, Marcello Carrà

È con grande soddisfazione che annunciamo l'inaugurazione, sabato 20 dicembre, di una mostra che porterà a Ferrara artisti internazionali di altissimo livello!
La mostra ha un titolo intrigante ma un po' da spiegare: "GRAFEMI. Da Irma Blank a Maria Lai, da Dadamaino a Opalka e Marcello Carrà".
Non preoccupatevi perché saremo disponibili per ogni visitatore con accattivanti visite guidate.
La mostra sarà alla MLB Gallery di Corso Ercole d'Este 3: la preview sarà riservata, con visite guidate su appuntamento dalle 15 alle 19.

Cinque artisti (Irma Blank, Marcello Carrà, Dadamaino, Maria Lai e Opalka) uniti dall'uso del segno grafico e della scrittura come elemento fondante della loro pratica artistica, concettuale o astratta. Li accomuna una esplorazione dei "grafemi" (le unità minime di un sistema di scrittura) che scavalca il loro valore linguistico o di significato convenzionale per potenziarne la valenza visuale, ritmica ed espressiva. In tempi e contesti diversi, hanno tutti e cinque trasformato la scrittura in un linguaggio universale e asemantico (privo di significati letterali immediati). Un territorio dove il segno si emancipa dalla parola per farsi immagine.

Oltre che dal segno, le loro ricerche artistiche sono accomunate poi da un interesse profondo per la serialità, intesa come strumento per indagare concetti universali come il tempo, l'esistenza e il linguaggio, superando la materialità dell'opera tradizionale. Il segno (grafico, numerico, tessile), nei loro lavori, diventa ripetitivo, pura traccia visiva, ritmo o meditazione.

Le loro opere, sviluppandosi spesso in serie o sequenze che richiedono tempo per essere create e fruite, enfatizzano, nel processo artistico, la durata e la progressione metodica. Rendono visibile lo scorrere del tempo, utilizzando spesso materiali umili o gesti quotidiani (scrivere, cucire, disegnare a biro) per elevare la loro ricerca oltre i canoni artistici convenzionali, nell'ambito di una ricerca i cui confini sfumano nebbiosamente tra arte concettuale, maniacalità artigianale, minimalismo, poesia visiva.

Irma Blank è nota per la sua "scrittura asemantica" che indaga il tempo e il ritmo attraverso la ripetizione ossessiva di segni che mimano la scrittura senza essere leggibili. Nei suoi lavori il segno diventa presenza fisica, testimonianza del corpo e della durata. Nelle Trascrizioni (1975, inchiostro su acetato), l’artista svincola il linguaggio dal significato per concentrarsi sul gesto, sul segno e sul tempo della scrittura. Il libro — riferimento centrale in queste opere — viene riprodotto e al contempo negato: le parole scompaiono, lasciando spazio a un tracciato indecifrabile che però conserva la struttura della pagina, il ritmo delle righe, la disciplina della gabbia tipografica. Il gesto diventa ripetuto, meditativo, totalizzante. Un corpo a corpo con la superficie, dove il tempo diventa parte dell’opera e il segno, tracciato in uno stato quasi meditativo, conduce a una dimensione spirituale nutrita di silenzio e concentrazione. Una calligrafia interiore dal sapore metafisico.

Blank Irma

Marcello Carrà utilizza il segno grafico e la scrittura come elementi compositivi, trasformando lettere e simboli in pura forma, a partire da libri che riscrive completamente a pennino o a penna biro, dando loro nuovo significato attraverso una veste grafica bidimensionale e allegorica. Rielaborando in chiave personale la poesia visiva, Carrà trascrive a mano, su un unico grande foglio rettangolare, con ossessione maniacale, un intero romanzo di oltre cento pagine, Olga di Chiara Zocchi. Ma, al centro del rettangolo, denso di caratteri calligrafici, lascia un perfetto cerchio bianco: simbolo del vuoto interiore che pervade la protagonista.

Nella Lettera sulla tolleranza di John Locke, invece, circa duecento righe, fittissime di parole, vanno a costituire una perfetta geometria che contiene l’intero testo del trattato: soltanto le due forme vuote delle asce, simboli, in ossimoro, di violenza e intolleranza, spiccano da lontano, simmetriche e ottenute tramite l’assenza di testo.

Stupefacente è la trascrizione di A sangue freddo di Truman Capote, true crime in cui Carrà, sempre avvalendosi del concetto di antitesi, rappresenta una felice famiglia americana a tavola: in questo caso l’artista ha delineato le sagome dei protagonisti del romanzo, riuniti attorno alla tavola, attraverso le parole stesse del libro, modificando lo spessore dei pennini a seconda dell’intensità chiaroscurale delle campiture.

Marcello Carrà Olga part

Dadamaino ha esplorato il segno e la linea in modi diversi, ma in tutte le sue opere il gesto grafico si ripropone in modo seriale, quasi ossessivo, per esplorare lo spazio e la percezione. L'artista utilizza segni minimi e ripetitivi, che diventano un alfabeto segnico, come nella serie I fatti della vita. La Lettera 10 B, un’opera a china su carta intelata del 1980, faceva parte di un’installazione ambientale esposta nello stesso anno alla Biennale di Venezia: un diario quotidiano che diventa scrittura automatica. Come se l’artista vedesse nei segni tracciati caratteri di un alfabeto universale o molecole della realtà. Passo dopo passo del 1989 (mordente su poliestere) fa invece parte del ciclo di lavori intitolato Il movimento delle cose, rappresentazione metaforica del destino biologico ed esistenziale delle persone che si incontrano, si amano, pulsano e si muovono, cambiando costantemente. Sulla superficie trasparente del poliestere, il mordente traccia un flusso materico che, interagendo con la luce, crea onde energetiche, un movimento incessante e continuo nello spazio, cinetico.

Dadamaino Passo dopo passo 1989 mordente su poliestere cm 100x70

Maria Lai è nota a livello internazionale per i suoi “libri cuciti”, in cui si intrecciano sapienza manuale e riflessione intellettuale. Con ago e filo, l’artista decostruisce e ricompone il concetto stesso di scrittura, trasformando il libro in un oggetto da esplorare più che da leggere. I suoi libri,  più che “illeggibili”, sono “democratici”: narrano storie che tutti possono leggere, attraverso un linguaggio intimo e universale. Un lessico spirituale, una poetica del silenzio e del gesto. Una scrittura che ha origine all’epoca della sua infanzia, quando l’artista, da bambina, guardava la nonna rammendare le lenzuola e si divertiva a inventare storie a partire dai fili usati per ricucire gli strappi, che le apparivano segni di un alfabeto misterioso. Il filo diventa metafora della creazione di relazioni, di connessioni. Un filo che lega e collega, che spesso rimane in sospeso o trafilato, pronto a continuare a raccontare le storie della sua memoria, un filo che cade sulle pagine, le disegna, le intreccia, fino ad avvolgere sotto forma di matassa l’intero libro.

Maria Lai In ogni tempo 1984 tessuto e filo 23x13x3 cm

Courtesy © Archivio Maria Lai by Siae 2025

Roman Opalka dipinge la progressione numerica da 1 all'infinito sulla tela, documentando l'intera durata della sua vita artistica in relazione al tempo che passa; rappresentazione visiva dello scorrere inarrestabile del tempo e della vita umana verso l'inevitabile fine. Ogni opera è un frammento di un unico flusso dove la progressione numerica funge da metafora della vita umana, che ha un inizio (la nascita, il numero 1) e si muove inesorabilmente verso la sua conclusione, l'infinito o l'annullamento, tanto che i  numeri sequenziali sono scritti su sfondi che diventavano progressivamente più chiari, dal grigio al bianco puro. L’artista registrava la sua voce mentre pronunciava i numeri e scattava un autoritratto fotografico alla fine di ogni giornata di lavoro, documentando il proprio invecchiamento, parallelo all'avanzamento numerico. 

Opalka opera

Nel dialogo tra le ricerche di questi cinque artisti, di epoche e nazionalità diverse, emerge una medesima tensione: la scrittura viene sottratta alla sua funzione primaria – quella di trasmettere un contenuto semantico – e ricondotta alla sua essenza più profonda: essere un gesto che costruisce spazio. I grafemi, liberati dal peso della parola, diventano gli elementi di una grammatica visuale orchestrata tra ritmo, ripetizione, ordine e deviazione. Così, ciò che queste scritture perdono in leggibilità, lo guadagnano in pregnanza. I segni diventano architetture visive che comunicano per il semplice fatto di esistere, affermando la loro necessità attraverso la pura intensità della loro stessa presenza.

Per info e prenotazioni: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Dal 5 dicembre 2025 al 26 aprile 2026 presso il Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli sarà allestita una spettacolare mostra personale dei nostri artisti Bertozzi&Casoni, esposti in mostra a Ferrara alla MLB Gallery fino al 14 dicembre.

Vi aspettiamo con grande piacere all'inaugurazione il 5 dicembre alle 12 a Napoli!

per confermare la presenza alla preview, indicare il proprio nominativo a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 “BERTOZZI & CASONI. Metamorfosi”

a cura di Eike Schmidt e Diego Galizzi

Dal 5 dicembre 2025 al 26 aprile 2026 presso il Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli sarà allestita una spettacolare mostra personale dei nostri artisti Bertozzi&Casoni, esposti in mostra a Ferrara alla MLB Gallery fino al 14 dicembre.

Vi aspettiamo con grande piacere all'inaugurazione il 5 dicembre alle 12 a Napoli!

per confermare la presenza alla preview, indicare il proprio nominativo a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 “BERTOZZI & CASONI. Metamorfosi”

a cura di Eike Schmidt e Diego Galizzi

Martedì, 02 Dicembre 2025 20:43

Dadamaino

Eduarda Emilia Maino nasce a Milano il 2 ottobre 1930. Dopo aver conseguito una laurea in medicina, decide di non esercitare la professione e si dedica invece alla pittura, intrapresa da autodidatta. Nel 1957 conosce Piero Manzoni, con il quale instaura un rapporto di amicizia determinante per il suo avvicinarsi all’avanguardia milanese. L’anno successivo realizza il suo primo ciclo, I Volumi, tele attraversate da ampie aperture ellittiche che instaurano un dialogo ideale con I Buchi di Fontana e la collocano immediatamente nel fronte più innovativo della ricerca spazialista. Sempre nel 1958 tiene la sua prima personale alla Galleria dei Bossi di Milano e aderisce alle ricerche radicali animate dai giovani artisti dell’ambiente milanese. Nel 1959 entra nel gruppo Azimuth, fondato da Manzoni, Castellani e Bonalumi, struttura aperta alle sperimentazioni più avanzate della scena europea e in contatto diretto con il Gruppo Zero tedesco, il Gruppo Nul olandese e il Groupe Motus francese. È nell’ambito di questi scambi internazionali che, nel 1961, invitata in Olanda, il suo nome viene erroneamente stampato come un’unica parola, “Dadamaino”, crasi di cui l’artista sceglierà di appropriarsi definitivamente pochi anni più tardi. Nel 1962 partecipa alla collettiva Nul allo Stedelijk Museum di Amsterdam, mentre nello stesso periodo aderisce al neonato movimento Nuove Tendenze, al quale partecipano tra gli altri Getulio Alviani, Bruno Munari, Jesús Rafael Soto ed Enzo Mari.

Nella prima metà degli anni Sessanta approfondisce il tema del movimento realizzando opere di carattere ottico-dinamico e indirizzando poi la sua ricerca verso la Ricerca del colore, un lavoro sistematico sui rapporti cromatici derivati dallo spettro solare. A partire dagli anni Settanta il suo lavoro compie una svolta decisiva: l’interesse si concentra sul segno, concepito come unità elementare di un linguaggio personale. Dadamaino elabora una serie di moduli grafici ripetuti con disciplina quasi ascetica, sviluppando prima l’Alfabeto della mente, composto da caratteri alfabetici inventati con cui crea lunghe lettere costituite dalla reiterazione di un singolo segno, e successivamente I fatti della vita, ciclo nel quale riutilizza gli stessi elementi grafici ampliandone le possibilità combinatorie. Questo nucleo viene presentato in una sala personale alla Biennale di Venezia del  1980, consolidando la posizione dell’artista nella scena internazionale.

Nel 1983 il Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano le dedica una grande retrospettiva, cui segue una nuova partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1990. Nel 2000 il Museo di Bochum organizza un’importante antologica che ripercorre l’intero arco della sua produzione, confermando la centralità del suo contributo alla ridefinizione del linguaggio segnico e percettivo del secondo Novecento. Dadamaino muore a Milano il 13 aprile 2004, lasciando un corpus coerente e radicale che continua a essere riconosciuto come una delle indagini più rigorose sul rapporto tra spazio, segno e percezione nella storia dell’arte contemporanea.

 

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