“Le donne fotografe si ritraggono sempre, quasi sempre. Gli uomini fotografi molto meno. È curioso.
I fotografi non hanno bisogno di cercare la loro anima?”
Concita De Gregorio

Inaugura il 1 dicembre 2018 alle ore 18.00 presso la Fondazione Bevilacqua La Masa a Venezia la mostra Chi sono io? Autoritratti, identità, reputazione. Fotografie di Guia Sara Besana, Silvia Camporesi, Anna Di Prospero, Simona Ghizzoni, Moira Ricci. Curata da Maria Livia Brunelli, l’esposizione è organizzata dalla MLB Maria Livia Brunelli home gallery in collaborazione con l’Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa e Contrasto, che è anche l’editore del libro omonimo firmato da Concita De Gregorio a cui l’esposizione, che resterà aperta fino al 3 febbraio 2019, si ispira.

In mostra una cinquantina di fotografie di cinque affermate fotografe italiane, con cui Concita De Gregorio ha a lungo conversato per il suo libro e che si muovono non solo nel campo dell’auto-rappresentazione.
“Nel cammino di studio, ricerca, selezione della fantastica galleria di autoritratti femminili, dalla fine dell’Ottocento alle giovani artiste che pubblicano oggi i loro lavori sui blog, mi sono fermata a parlare con cinque fotografe, a lungo. A tutte – Guia Besana, Silvia Camporesi, Anna Di Prospero, Simona Ghizzoni, Moira Ricci – ho chiesto delle loro fotografie; hanno risposto raccontandomi la loro storia: la famiglia, la madre, l’infanzia, la solitudine e la paura, il corpo, il sesso, i figli. Il tempo, l’ossessione del tempo: assenza, presenza. Pieno e vuoto. Cercarsi, mancarsi. Incontrare, incontrarsi. L’autoritratto è la medicina al male di vivere. Il consenso è accidentale, irrilevante. Questo lavoro è iniziato così”.
Ogni artista ha voluto esporre non solo alcune foto contenute nel libro di Concita De Gregorio sul tema dell’autoritratto, ma anche opere più recenti, o addirittura inedite. Si va dalle fotografie surreali e narrative sui temi dell’identità e della maternità di Guia Besana, ai primi autoritratti, accostati alle immagini piene di fascino di luoghi abbandonati, di Silvia Camporesi, fino alla nota serie degli affetti familiari e delle fotografie scattate nelle case abitate temporaneamente da Anna Di Prospero a New York. Per Simona Ghizzoni l’autoritratto è una specie di terapia, un gesto sciamanico per conoscersi e liberarsi dalla paura di vivere, come si vede anche nelle ultime opere, presentate in mostra per la prima volta, mentre Moira Ricci riflette sulla sua incapacità di sentirsi della “dimensione giusta”: nel video Custodia Domestica è piccolissima, mentre diventa grande e ingombrante, ma invisibile per le altre persone, nella grande fotografia A Lidiput.
È interessante notare come nelle opere degli ultimi anni il fulcro della ricerca non sia più rivolto solo verso l’auto-rappresentazione, quasi come se la fase di introspezione a un certo punto venisse superata da tutte le artiste. Accomuna le loro ricerche successive l’indagine del mondo circostante: dalla mappatura dell’Italia regione per regione (Silvia Camporesi), all’immersione nell’ambiente naturale (Guia Besana, Simona Ghizzoni), alla nostalgia per il mondo rurale (Moira Ricci), fino all’esplorazione dello spazio urbano americano (Anna Di Prospero).
Un’altra particolarità che la mostra mette in luce è la contaminazione dei linguaggi: Silvia Camporesi e Simona Ghizzoni scelgono di stampare alcune foto in bianco e nero per poi colorarle pazientemente a mano; Guia Besana accosta immagini fotografiche ad altre inserite in suggestivi light box; Moira Ricci contamina la fotografia con il video e l’installazione, creando effetti sorprendenti; Anna Di Prospero realizza poetici autoritratti nati da gesti performativi in cui l’artista, con il suo corpo, interpreta lo spirito degli edifici architettonici, con riferimenti al cinema e alla danza.

LA MOSTRA
Sede
Istituzione Fondazione Bevilacqua La Masa
Galleria di Piazza San Marco, 71/c – Venezia
Inaugurazione
1 dicembre 2018, ore 18.00
Apertura
2 dicembre 2018 – 3 febbraio 2019
dal mercoledì alla domenica; dalle 10:30 alle 17:30
Ingresso libero

IL LIBRO
formato: 16x22,4 cm
pagine: 194
fotografie: 90 ca. a colori e in bianco e nero
confezione: cartonato telato
collana: In parole
prezzo: 22,00 euro

UFFICIO STAMPA
CONTRASTO Valentina Notarberardino 3666678862 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
MLB MARIA LIVIA BRUNELLI home gallery 346 7953757 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
FONDAZIONE BEVILACQUA LA MASA +39 041 5207797 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

in occasione della visita guidata alla sua mostra "Mirabilia. Il bello è nella natura"
(in collegamento con "Courbet  e la natura" a Palazzo dei Diamanti)

venerdì 5 ottobre alle 19
(evento riservato, fino a esaurimento posti disponibili)

Venerdì 5 ottobre alle 19, in occasione del Festival Internazionale a Ferrara, Silvia Camporesi, fotografa tra le più apprezzate a livello nazionale, accompagnerà Concita De Gregorio, nota giornalista, scrittrice e conduttrice radiofonica, a visitare la sua mostra in corso alla MLB Maria Livia Brunelli (Corso Ercole d'Este 3), Mirabilia."Il bello è nella natura", in collegamento tematico con l'esposizione "Courbet e la natura" al Palazzo dei Diamanti.

Sarà una splendida occasione per ascoltare direttamente dall'artista la presentazione dei suoi ultimi lavori e l'interpretazione che ne darà la giornalista. L'incontro alla MLB sarà preceduto, alle 16.30 presso la Sala Estense (ingresso con tagliando da ritirare presso la biglietteria del Festival), dalla presentazione del libro "Chi sono io? Autoritratti, identità, reputazione" in cui l'editorialista de La Repubblica ha indagato l'uso dell'autoritratto nella fotografia al femminile (fra le cinque artiste intervistate nel libro c'è anche Silvia Camporesi, che sarà presente all’incontro). Per motivi organizzativi l'evento alla MLB è riservato a chi intende prenotarsi inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Mario Cresci. Metafore

2 – 4 febbraio 2018, Palazzo Accursio, Bologna

a cura di MLB Maria Livia Brunelli

 

In questa selezione di opere in mostra al Palazzo Accursio di Bologna, la ricerca di Mario Cresci conosce un ulteriore passaggio aprendosi al dramma umano dei grandi flussi migratori.
Sono immagini di una crisi, in cui la forza estetica assume un preciso valore etico. Il campo fotografico, quello della sociologia e della politica si fondono e le fotografie, lontane dal mondo del fotoreportage, si propongono piuttosto come immagini assolute fortemente evocative. È il caso di Segnimigranti, una serie nata dall’emozione dell’artista per la morte tragica di oltre trecento migranti nelle acque di Lampedusa nell’ottobre del 2013. Sulla spiaggia di Giardini Naxos i massi di lava nera sono stati segnati con tempera bianca, un riferimento alla pittura corporea del mondo africano: numerazione dei corpi, ma anche liberatorio volo di gabbiani. Qui disegno e fotografia si intrecciano, perché Cresci traccia un segno essenziale, bianco, quasi a marchiare il terreno in modo delicato ma definitivo, per raccontare le vittime dei naufragi, gli assenti all’approdo, i dispersi senza nome. Il segno fotografato diventa al tempo stesso racconto e assunzione di responsabilità, l’artista si fa carico della tragedia prendendola su di sé, attraverso il gesto performativo, con l’essenzialità di un sentimento di pietas.
Alle immagini delle figure avvolte nelle coperte termiche (Icona, 2016), utilizzate nel salvataggio dei naufraghi, l’artista attribuisce la plasticità della scultura. Non è una semplice e pura ricerca di forma, ma un trasferimento di senso, uno spostamento, una traslazione, al di là del momento della rappresentazione. Sono umani senza volto perché hanno perso la loro identità, così come ogni altro bene materiale: sono le icone essenziali di un “approdo”. In questo senso anche l’astratta interpretazione delle coperte termiche. (Black silver, 2016) diventa simbolo di accoglienza e di tenera protezione. Mentre l’inesauribile capacità di trasformazione del fuoco diventa, in “Incandescenze #02”, un cuore nero di pietra lavica, simbolo di un luogo, Lampedusa e di una voluta capacità di accoglienza.
Essere presenti al proprio tempo significa evitare l’autoreferenzialità, il permanere attaccati a una tecnica, a una tematica, per diventare testimoni affidabili di un’umanità, in questo caso dolente e migrante. Le stesse scelte della poetica artistica di Cresci dimostrano senza soluzione di continuità negli anni, la messa a tema di questioni non solo estetiche ma politiche, etiche, culturali, di grande spessore e importanza.
Mario Cresci. Fin dagli anni sessanta è autore di opere eclettiche caratterizzate da una libertà di ricerca che attraversa il disegno, la fotografia, l’esperienza video, il site specific. È tra primi autori in Italia ad applicare la cultura del progetto coniugandola a una sperimentazione sui linguaggi visivi. Nel 2004 realizza la sua prima antologica “Le case della fotografia. 1966-2004” alla GAM di Torino, mentre nel 2017 riassume i suoi cinquanta anni di attività artistica nella mostra “La fotografia del No. 1964-2016” alla GAMeC di Bergamo. Dal 2010 al 2012 realizza il progetto “Forse Fotografia: Attraverso l’arte; Attraverso la traccia; Attraverso l’umano” con una mostra itinerante nei musei di Bologna, Roma, Matera e pubblica, per i tipi Allemandi Edizioni, l’omonimo catalogo, un volume ricco di testi critici e immagini sul suo lavoro. Partecipa alla Biennale d’Arte di Venezia negli anni ’71, ’79, nel ’93 in “Muri di carta. Fotografia e paesaggio dopo le avanguardie” e nel 2013 nella rivisitazione della storia mostra “Viaggio in Italia” (1994). Alcune sue fotografie sono nella collezione del MOMA di New York. Molti lavori sono raccolti in diverse collezioni d’arte e fotografia contemporanea di note collezioni museali permanenti. Attualmente insegna all’Università ISIA di Urbino e alla Fondazione Fotografia di Modena. Vive a Bergamo.

Opere in mostra:
Segnimigranti, Giardini Naxsos 2013, 12 stampe giclée, cm 37x56 cad.
Black Silver #01, #02, Bergamo 2016, stampa giclée, cm 150x200
Icona #01, #02, Bergamo 2016, 2 stampe giclée, cm 200x130
Incandescenze #02, Bergamo 2016, stampa giclée, cm 180x150

Sabato 19 maggio alle 17 alla MLB Maria Livia Brunelli home gallery di Ferrara in corso Ercole I d’Este 3 Margherita Cristofori, grafologa e rieducatrice alla scrittura, analizzerà la grafia dell’artista Marcello Carrà (e quella dei presenti che vorranno prenotarsi), illustrando i tratti temperamentali ed intellettivi che evoca e le sue variazioni nei diversi momenti della giornata.

Carrà, infatti, sin da inizio marzo ha scritto una serie di frasi ogni settimana nel corso delle diverse attività svolte nella sua routine quotidiana, scandita ovviamente da differenti stati emotivi: durante la serata la dottoressa Cristofori analizzerà la variabilità della sua scrittura in relazione ai suoi diversi stati d’animo, svelandone le caratteristiche principali.

L’evento ha un preciso collegamento con la mostra dell’artista in corso alla MLB fino al 10 giugno, per cui Carrà ha ideato un nuovo ciclo di opere completamente inedito, tutti disegni realizzati con grande maestria tramite l’uso esclusivo della penna Bic, ispirati all’esposizione “Stati d’animo. Arte e Psiche tra Previati e Boccioni” a Palazzo dei Diamanti (che proprio sabato 19 sarà eccezionalmente aperta fino a mezzanotte, con un biglietto di ingresso del costo speciale di 7 euro).

L’indagine di Marcello Carrà è partita dalla lettura di alcuni scritti degli artisti in mostra a Palazzo dei Diamanti, per arrivare a una personale riflessione sui concetti di dinamismo e staticità nell’arte, di futurismo e passatismo, attualizzati con espliciti riferimenti alla contemporaneità. A questo link è possibile vedere l'allestimento e alcune delle opere in mostra: Accelerazioni dello spirito

Ai presenti alla serata, sarà offerta la possibilità di sottoporre all’attenzione dell’esperta in analisi e comparazione della scrittura Margherita Cristofori la propria manoscrittura, realizzata al momento, per avere una breve spiegazione dei segni grafologici che la caratterizzano.

Marcello Carrà, "Accelerazioni dello spirito"
MLB Maria Livia Brunelli, Corso Ercole d'Este 3, Ferrara
dal 2 marzo al 10 giugno;
aperto il sabato dalle 15 alle 19 e gli altri giorni su appuntamento

MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo
 Via Guido Reni 4 A, 00196 Roma

 Martedì 7 novembre 2017, alle ore 18.30

Concita De Gregorio sarà al MAXXI per presentare in anteprima nazionale il suo nuovo libro Chi sono io? Autoritratti, identità, reputazione, che uscirà per la collana In Parole di Contrasto il 9 novembre in tutte le librerie.
Insieme all’autrice interverranno Simona Ghizzoni e Anna Di Prospero, due tra le cinque fotografe intervistate nel libro.

In Chi sono io? l’autrice ha compiuto una lunga ricognizione nel territorio della fotografia femminile interrogando, e interrogandosi, sul senso e il valore di un gesto: quello dell’autorappresentazione. Una ricerca che nasce dall’osservazione attenta d’immagini e fotografie realizzate, nel tempo, soprattutto da donne fotografe: “Ho cercato molti autoritratti, per molto tempo. Quelli che ho trovato sono quasi tutti femminili. Le donne fotografe si ritraggono sempre, quasi sempre. Gli uomini fotografi molto meno. È curioso. I fotografi non hanno bisogno di cercare la loro anima? Come mai voltano così di rado la macchina fotografica verso se stessi? Perché il lavoro sull’identità – chi sono io – è in fotografia un lavoro soprattutto femminile?”.

Del resto, fin dalla sua nascita la fotografia ha offerto uno specchio davanti al quale misurare e definire la propria identità, quasi un terzo occhio capace di scavare a fondo nell’animo umano. In Chi sono io?, un’intima e intensa galleria fotografica, da Francesca Woodman a Cindy Sherman, da Wanda Wulz a Dora Maar fino alle fotografe più contemporanee, presenta le voci e gli sguardi di chi, attraverso la propria immagine, cerca di indagare, quale sia il proprio posto nel mondo.
Con cinque fotografe italiane che si muovono anche, ma non solo, nel campo dell’autorappresentazione, come Simona Ghizzoni e Anna Di Prospero che saranno al MAXXI il 7 novembre, Concita De Gregorio ha a lungo conversato.
“Nel cammino di studio, ricerca, selezione della fantastica galleria di autoritratti femminili, dalla fine dell’Ottocento alle giovani artiste che pubblicano oggi i loro lavori sui blog, mi sono fermata a parlare concinque fotografe, a lungo. A tutte – Guia Besana, Silvia Camporesi, Anna Di Prospero, Simona Ghizzoni, Moira Ricci – ho chiesto delle loro fotografie; hanno risposto raccontandomi la loro storia: la famiglia, la madre, l’infanzia, la solitudine e la paura, il corpo, il sesso, i figli. Il tempo, l’ossessione del tempo: assenza, presenza. Pieno e vuoto. Cercarsi, mancarsi. Incontrare, incontrarsi. L’autoritratto è la medicina al male di vivere. Il consenso è accidentale, irrilevante. Questo lavoro è iniziato così”.
Così come il libro, Chi sono io? Autoritratti, identità, reputazione, sarà un evento che presenterà un percorso di lettura insolito e sorprendente, capace di innescare un dialogo virtuale tra epoche e culture differenti e di toccare tematiche portanti e universali come quelle dell’identità e della reputazione.

 

A esporre una delle maggiori artiste-fotografe italiane, Silvia Camporesi, insieme a Ketty Tagliatti, artista e scultrice: le due artiste hanno realizzato opere site specific per gli interni della cinquecentesca abitazione di Leopoldina Pallotta della Torre, discendente di una antica famiglia marchigiana; la villa, accuratamente restaurata da un atto d'amore, ospita mostre di arte contemporanea da diversi anni.
Dopo due edizioni curate da Ludovico Pratesi, che hanno visto attivi artisti del calibro di Flavio Favelli e Giovanni Ozzola, ora è la volta di queste due artiste, accomunate dalla volontà di essere "custodi del tempo".
La mostra sarà visitabile dall' 11 giugno al 30 settembre previo appuntamento.

Silvia Camporesi espone una raffinata selezione di fotografie della serie "Atlas Italiae" dedicate al carcere di Pianosa, in cui è stata la prima fotografa ammessa a entrare; mentre Ketty Tagliatti, nota nel mondo dell’arte per le sue tele in cui ha cucito con infinita pazienza centinaia di spine di rose, presenta una meditata scelta di lavori.

Oggetti prediletti del lavoro di Ketty Tagliatti sono state le poltrone e le rose, in realtà entrambi pretesti per indagare il tempo del fare arte, che nel suo caso è un tempo lento, che implica la calma ritualità di gesti catartici, sempre uguali. Una manualità intesa come rito: ha utilizzato in questo senso il ricamo per attaccare spine di rose reali sulla tela. Partita da una riflessione sull’arte informale, che è alla base di tutti i suoi lavori, a Carignano espone un arazzo davvero incredibile, che ha richiesto mesi e mesi di lavoro. Non si tratta questa volta di una rosa, ma di una camelia, simbolo decorativo cinese che l’artista ha tratto da una vecchia tappezzeria parigina dell’inizio del secolo. Stupefacente è la tecnica utilizzata per un'opera così grande: ogni petalo è realizzato con centinaia e centinaia di spilli, che, sapientemente affiancati e direzionati, creano le morbide volute tipiche di questo fiore. La fitta trama di spilli lucenti si presenta come un raffinato ricamo d’argento, che evoca una bellezza sfavillante tanto quanto inquietante.

Scrive l’artista a proposito di un’opera altrettanto evocativa, una colonna di suppellettili di famiglia ricoperte di tessuto, quasi a volerne proteggere la fragilità in quanto muti testimoni di ore di lieta convivialità: “Gli oggetti abbandonati, testimoni di un’epoca ormai passata, mi hanno sempre affascinato. Forse perchè ricchi di memorie di un’esistenza scandita da riti quotidiani più rassicuranti, nella loro lentezza. Questi, ora non più in uso, scartati dalle mani di chi si è preso cura della loro identità di strumenti utili, sono stati rimpiazzati con oggetti portatori di riti più veloci ed essenziali, che alla fine hanno modificato anche il nostro spazio vitale svuotandolo di un suo valore sacrale fatto di antiche tradizioni. Li ho riconosciuti, scelti, isolati con un involucro di stoffa morbida cucita addosso che li rende neutri pur rispettando la memoria della loro originaria e singolare identità. Li ho collocati in un individuale spazio-loculo che ridà loro una nuova sacralità. Spogliandoli della funzione utilitaristica, li ho rivestiti della loro essenza, esponendo così il loro “Nervo Divino”, come direbbe J. Ortega Y Gasset”.

Silvia Camporesi lavora in altro modo come “custode del tempo”. L’artista ha esplorato nell’arco di un anno e mezzo tutte le regioni italiane alla ricerca di paesi ed edifici abbandonati. “Atlas Italiae” è il risultato di questa raccolta di immagini, una mappa ideale dell’Italia che sta svanendo, un atlante della dissolvenza. Si scoprono così luoghi nascosti e spesso mai svelati, magici nelle loro smagliature scrostate, pervasi da energie impalpabili. La serie fotografica si presenta come una collezione poetica di luoghi (borghi disabitati, architetture fatiscenti, archeologie industriali) fondata sulla ricerca di frammenti di memoria. Questa mappatura non ha intenti di denuncia, ma riprende idealmente lo spirito del Grand Tour, della ricerca di vestigia passate, ancora portatrici di tracce di vite vissute, con cui confrontarsi per riflettere sul presente al fine di immaginare il futuro. Una volta gli artisti andavano alla scoperta delle rovine romane, oggi Silvia Camporesi ricerca le rovine contemporanee. Per rivivere quello spirito e per ridare vita ai luoghi, alcune immagini sono state stampate in bianco e nero e colorate a mano dall’artista. Tra questi luoghi Silvia Camporesi ha scelto di fotografare l’isola di Pianosa, che, come scrive Marinella Paderni, è “un lembo di terra unico nel suo genere e dalla vita non facile, che pare più miraggio che una realtà concreta. Un luogo dalla natura selvaggia, protetta e salvaguardata dall’incuria umana, trasformato (forse proprio per questo) in una fortezza che confina i vissuti dei pochi uomini che la abitano tra un carcere di massima sicurezza, il mare e un parco nazionale. Prima artista a poter lavorare su Pianosa, nell’omaggio poetico che Silvia Camporesi dedica a Pianosa un altro elemento si affaccia al suo sguardo, ponendo l’artista di fronte alla sfida di catturare in una visione il mistero dell’acqua”.

Indirizzo (cliccare per aprire la mappa):

Villa "Al Console"
via per Carignano 186
Carignano (Lucca)

WORKSHOP CON MUSTAFA SABBAGH.

IL PAESAGGIO QUOTIDIANO. TRA RITRATTO E LANDSCAPE

DOVE: Ferrara, MLB Maria Livia Brunelli home gallery

QUANDO: sab. 8 ottobre 2016 dalle 10 alle 18

dom. 9 ottobre 2016 dalle 10 alle 18

INFO ISCRIZIONI: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – 346 7953757

PARTECIPANTI: numero chiuso, massimo 12 partecipanti

 

Il workshop, tenuto dal noto artista e fotografo italo-palestinese Mustafa Sabbagh, che ha tenuto

di recente con grande successo una Masterclass al MAXXI di Roma, alternerà teoria e pratica,

assoli e coro. Ecco come lo stesso Sabbagh racconta quello che intende proporre nel corso del

workshop.

“Durante la mattina del primo giorno parlerò ai partecipanti della diversità di linguaggi insita nella

fotografia, di come il linguaggio della costruzione di immagini, così composito, possa diventare

mezzo e fine, modus e obiettivo, facendo di tanto in tanto riferimento a quanti in me hanno

lasciato un solco dal punto di vista iconografico, educativo, immaginifico. Nel pomeriggio metterò

in atto le parole, occupandomi della progettazione e della realizzazione di ritratti, all’interno dei

quali obiettivo principale sarà la dimostrazione pratica che il contesto crea la sostanza, che it is my

daily mood that makes the weather, attraverso l’alleanza e la complicità di ciò che maggiormente,

in un ritratto, parla del soggetto: lo stile.

Nel secondo giorno, chiederò ai partecipanti la realizzazione estemporanea di un ritratto

rappresentativo sia del proprio stile – dal punto di vista della tecnica - che dello stile conferito, o

colto, nel soggetto – dal punto di vista della visione; al termine di questa fase, e a partire dai

ritratti realizzati, domanderò ai partecipanti quale sia l’interpretazione dei loro stessi scatti, e da lì

avvieremo un panel di discussione che farà ulteriore luce sulla fotografia, sulla tecnica del ritratto,

ma soprattutto su loro stessi - perché padroneggiare la fotografia, e soprattutto la tecnica del

ritratto, significa obbligatoriamente dovere avere a che fare con se stessi...la lente fotografica è

uno specchio”.

Workshop con Silvia Camporesi. Fare Arte.

Creatività e progettualità nella fotografia contemporanea

 

DOVE: Ferrara, MLB Maria Livia Brunelli home gallery
QUANDO: sab. 19 novembre 2011 dalle 10 alle 18
dom. 20 novembre 2011 dalle 10 alle 18
INFO ISCRIZIONI: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. – 346 7953757
PARTECIPANTI: numero chiuso, massimo 12 partecipanti

 


Come nascono le idee? Come passo dal pensiero al lavoro finito – sia esso una singola immagine o
un intero progetto? Di cosa ho bisogno?
Questo workshop è improntato sul tema della progettazione artistica fotografica e riflette su come
muoversi nell’intricata strada dei pensieri e delle azioni che conducono alla realizzazione
dell’opera.
Obiettivo del workshop è comprendere il modus operandi che sta dietro ogni lavoro artistico.Ogni
passo è fondamentale nella creazione di un’opera. Le strade percorse per arrivare al risultato
finale, pur rimanendo nella maggior parte dei casi sotterranee, sono anch’esse parti importanti
dell’opera. Durante il workshop cercheremo di rendere visibili questi percorsi.
1. COME NASCONO LE IDEE
Il primo passo sta nel capire come nascono le idee artistiche, quale il luogo e la suggestione della
loro origine (un libro, la scena di un film, qualcosa visto per strada).
Dopo una presentazione personale, in questa prima parte del workshop guarderemo esempi
importanti di costruzione di opere presi dalla storia dell’arte e della fotografia.
2. LA PRATICA ARTISTICA
Inizio della pratica.
Si partirà da uno stimolo comune che permetterà al gruppo di lavorare su un’idea, per mettere a
punto il metodo di lavoro. Successivamente ognuno lavorerà individualmente sviluppando un
proprio progetto personale.
3. LA STRADA ARTISTICA
Il terzo passo è la preparazione della strada per arrivare al progetto: come passo dal pensiero al
lavoro finito (sia esso una singola immagine o un intero progetto)?
In questa parte del workshop il lavoro consiste nella costruzione di quaderni nei quali raccogliere
pensieri e immagini preparatorie.
L’obiettivo è disporre di tutto il materiale necessario alla realizzazione dell’opera attraverso:
– suggerimenti di idee già esistenti: ricerca tematica su internet, libri ecc. Tutto quello che è già
stato fatto in proposito. Ricerca capillare. Stampa e confronto delle immagini.
– personalizzazione, tramite disegno o costruzione dell’immagine/progetto
– abbinare testi e parole. Impreziosire l’idea rendendola più forte. Eventuale aggiunta di disegni o
tutto quello che serve per migliorare la comprensione dell’idea.
4. COSA MANCA?
Ultimi dettagli da definire nella pre-produzione dell’opera:
– elenco materiale necessario | – luogo | – luce | – altre considerazioni
Il quadro per la produzione di un’opera è completo, manca solo l’atto finale, lo scatto.
Silvia Camporesi è nata nel 1973 a Forlì, dove vive e lavora.
Si è laureata in filosofia presso l'Università di Bologna e oggi è una delle più apprezzate e originali artiste
italiane che privilegiano l'utilizzo del mezzo fotografico.
Affianca l'attività artistica all'insegnamento di fotografia e critica dell'immagine.Ha realizzato molti progetti,
pubblicato, esposto in numerose mostre (www.silviacamporesi.it).

11 nuovi sguardi su Antonioni.


WORKSHOP ARTISTICO SUL CINEMA DI MICHELANGELO ANTONIONI
Horti della Fasanara 28 settembre - 2 dicembre 2012
Zuni 2 - 25 novembre 2012 a cura di Silvia Camporesi e Massimo Marchetti

L’artista Silvia Camporesi, con la collaborazione del critico d’arte Massimo Marchetti, ha tenuto un workshop sull’opera di Michelangelo Antonioni, in occasione della permanenza a Ferrara per ideare la sua mostra personale alla MLB home gallery. Il workshop è stato strutturato come un laboratorio sul tema della committenza di un progetto artistico e del processo di creazione delle idee, cui è seguita una riflessione sulle tematiche trattate da Antonioni nel corso della sua carriera cinematografica, divenute oggetto di ricerca da parte dei partecipanti al laboratorio.

Obiettivo finale è stata la produzione di un corpus di lavori chiaramente ispirati ciascuno ad un film di Antonioni, che ogni artista ha realizzato individualmente secondo il proprio linguaggio. Il workshop, della durata di quattro mesi, a numero chiuso, ha visto la partecipazione di undici artisti italiani: Maria Livia Brunelli, Alessandro Castiglione, Alice Cesari, Giulia Marchi, Giovanni Pasinato, Jacopo Gospel Quaggia, Paolo Squerzanti, Enrico Tamascelli, Flavia Tronti, Silvio Canini, Roberto Zeppa.

Due le mostre collettive realizzate a conclusione del percorso, presso l’affascinante dimora storica degli Horti della Fasanara e presso il circolo Zuni arte contemporanea.

Horti della Fasanara, Via delle Vigne, 34, Ferrara, mostra aperta il sabato e la domenica dalle 15 alle 18, gli altri giorni dalle 15 alle 19;
per info: +39.338.1543721 +39.347.4589036, Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., www.hortidellafasanara.com.

Zuni, Via Ragno 15, Ferrara, mostra aperta dal martedì alla domenica dalle 19 all’1.30; chiuso il lunedì;
per info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.; www.zuniarte.com.

Laboratori didattici ispirati a Bruno Munari

CHI È BRUNO MUNARI?
È stato uno dei massimi protagonisti dell’arte, del design e della grafica del Novecento. La sua è stata una ricerca poliedrica e spumeggiante sullo sviluppo della creatività e della fantasia nell’infanzia attraverso il gioco.
Facendo leva sulla curiosità, Munari dava input creativi che il bambino recepiva proseguendo da solo, usando in modo non convenzionale materiali, forme, colori, qualsiasi cosa che potesse interessare il bambino.

I LABORATORI
I laboratori didattici ispirati a Bruno Munari vogliono essere un luogo in cui il gioco diventa lo strumento per accrescere la creatività, sperimentare e conoscere in modo autonomo e libero la realtà che ci circonda.
I laboratori sono rivolti ai bambini dai 6 ai 13 anni, per un massimo di 10 a lezione. Si svolgeranno tutti i mercoledì pomeriggio dalle 17 alle 18:30, presso la MLB home gallery, la casa galleria rinascimentale di Maria Livia Brunelli in Corso d’Ercole I d’Este 3 a Ferrara. Un ambiente intimo e famigliare dove ogni bambino sarà accuratamente seguito e guidato alla scoperta e al potenziamento delle sue capacità artistiche.
Ogni laboratorio, tenuto da Francesca Occhi, si terrà presso la MLB home gallery ed ha un costo di 10 euro.

2 MARZO SCRIVERE CON LA LUCE
Chi ha detto che la fotografia si fa solo con la macchina fotografica?
In questo laboratorio impareremo come creare immagini fotografiche con e senza l’uso della fotocamera.

9 MARZO GUARDIAMOCI NEGLI OCCHI
Basandoci sui libri “Guardiamoci negli occhi”, “Le rose nell’insalata”e “Fantasia” costruiremo le maschere dei nostri cartoni animati preferiti in maniera non convenzionale, anche attraverso l’uso di timbri di frutta e verdura.

16 MARZO VIETATO NON TOCCARE
Basandoci sul libro “I laboratori tattili” costruiremo delle “tavole tattili”, vere e proprie storie che si leggeranno soltanto attraverso il senso del tatto.

23 MARZO COSTRUIAMO UN LIBRO
Basandoci sui “libri illeggibili”, i “prelibri” e “fantasia” costruiremo il nostro libro ideale usando i più diversi materiali, forme e colori. Alla fine verranno date delle piccole basi di rilegatura.

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