Negli anni Settanta Ferrara, grazie a personalità come Franco Farina e Lola Bonora, divenne uno dei centri di produzione e sperimentazione del contemporaneo più rilevanti a livello mondiale.
Due eventi di quel decennio si rivelarono particolarmente eclatanti.
Il primo fu, nel 1975, la mostra “Ladies and Gentlemen” di Andy Warhol, con cui il maestro della Pop Art accompagnò di persona nelle sale del Palazzo dei Diamanti il mondo underground delle drag queen newyorkesi, un ciclo per il quale Pasolini scrisse uno dei suoi ultimi testi critici. L’esposizione era composta da serigrafie in edizione limitata di 125 esemplari firmati e numerati in originale pubblicate dall’editore italiano Luciano Anselmino, tratte da polaroid: a partire dallo scatto, Andy Warhol aggiunge porzioni di colore acceso sia sulla figura che sullo sfondo.
Il risultato è una serie irriverente e provocatoria che intende dare rilievo a personaggi sconosciuti e lontano dai riflettori rispetto ai noti ritratti del maestro della Pop Art che immortalavano star come Maylin Monroe o Elvis Presley. La Pop Art nasce infatti negli anni Sessanta in America con il boom economico che porta alla creazione di una cultura di massa basta su un consumismo sfrenato, veicolato dai mass media e dall’affermazione delle icone del cinema hollywoodiano.
I soggetti dell’arte diventano quindi gli stessi proposti migliaia di volte dai mass media, dalla Coca Cola al dollaro, dalle lattine della Campbell's Soup alle scatole del detersivo Brillo: prodotti che in quegli anni si trovavano in qualsiasi supermercato e di largo consumo. La loro riproduzione imita la produzione seriale e l’ossessionante ripetizione di questi prodotti nelle pubblicità.
La scelta di ritrarre, con la serie Ladies and Gentlemen, quattordici drag queen e donne transessuali nere e latine della scena underground di Manhattan, va in una direzione diametralmente opposta alle icone conclamate dalla cultura di massa. Reclutati principalmente da un locale chiamato The Gilded Grape sulla 8th Street, i modelli includevano figure note come Marsha P. Johnson, oltre a Wilhelmina Ross, Alphanso Panell, Lurdes, Broadway, Iris e Helen/Harry Morales.
Per il progetto, commissionato da Luciano Anselmino, Andy Warhol scattò oltre 500 Polaroid che gli permisero di catturare l’intensa teatralità dei soggetti ritratti. Originariamente, le opere furono esposte senza i nomi dei protagonisti, rendendo questi ritratti icone astratte; solo di recente la Andy Warhol Foundation ne ha ricostruito le identità.
L’intera serie esplora la cultura drag e le tensioni razziali e di genere, trasformando soggetti marginalizzati in icone pop, in un periodo in cui l'omosessualità e la fluidità di genere erano fortemente stigmatizzate, e allo stesso tempo rappresenta un atto di celebrazione della cultura queer newyorkese degli anni '70.
Il secondo evento che connotò fortemente quegli anni di radicale sperimentazione artistica fu la performance "Relation work" di Ulay e Marina Abramovic al Centro Video Arte, in cui un'azione sfiancante e inconcludente portava al limite la resistenza dei loro corpi.
Nell'autunno del 1978 i due giovanissimi artisti Marina Abramović e Ulay sono a Ferrara con il loro ultimo lavoro della serie "Relation Work". In questa performance la coppia trasporta, da una parte all'altra della sala e sotto lo sguardo dei visitatori, alcuni secchi pieni di grossi sassi. L’operazione, stremante e ripetitiva, intendeva esplorare la resistenza fisica e psicologica, spesso interpretata come metafora del lavoro (lavoro di coppia o burocratico).
Ladies & Gentlemen – 127, 1975, serigrafia su carta 95,3 x 64,7 cm, edizione 250 + 50 firmate AP e numerate in numeri romani - ex. 60/250
Ladies & Gentlemen – 127, 1975, serigrafia su carta 95,3 x 64,7 cm, edizione 250 + 50 firmate AP e numerate in numeri romani - ex. 60/250
Ladies & Gentlemen – 136, 1975, serigrafia su carta 110,5 x 72,3 cm, edizione 125, 25AP, 3PP firmate, numerate e datate a matita - ex. 74/125
Ladies & Gentlemen – 136, 1975, serigrafia su carta 110,5 x 72,3 cm, edizione 125, 25AP, 3PP firmate, numerate e datate a matita - ex. 74/125
Ladies & Gentlemen – 131, 1975, serigrafia su carta 110,5 x 72,3 cm, edizione 125, 25AP, 3PP firmate, numerate e datate a matita - ex. 74/125
Ladies & Gentlemen – 131, 1975, serigrafia su carta 110,5 x 72,3 cm, edizione 125, 25AP, 3PP firmate, numerate e datate a matita - ex. 74/125
Marina Abramovic e Ulay, Relation work, Ferrara, 15 ottobre - 12 novembre 1978, photo Marco Caselli Nirmal
Marina Abramovic e Ulay, Relation work, Ferrara, 15 ottobre - 12 novembre 1978, photo Marco Caselli Nirmal
Bogoslav Kalaš - Portrait of Ulay, avgust 2018, aerography on Arches 300 g paper, 56 x 76 cm
Bogoslav Kalaš - Portrait of Ulay, avgust 2018, aerography on Arches 300 g paper, 56 x 76 cm


Cinque artisti (Irma Blank, Marcello Carrà, Dadamaino, Maria Lai e Opalka) uniti dall'uso del segno grafico e della scrittura come elemento fondante della loro pratica artistica, concettuale o astratta. Li accomuna una esplorazione dei "grafemi" (le unità minime di un sistema di scrittura) che scavalca il loro valore linguistico o di significato convenzionale per potenziarne la valenza visuale, ritmica ed espressiva. In tempi e contesti diversi, hanno tutti e cinque trasformato la scrittura in un linguaggio universale e asemantico (privo di significati letterali immediati). Un territorio dove il segno si emancipa dalla parola per farsi immagine.
Oltre che dal segno, le loro ricerche artistiche sono accomunate poi da un interesse profondo per la serialità, intesa come strumento per indagare concetti universali come il tempo, l'esistenza e il linguaggio, superando la materialità dell'opera tradizionale. Il segno (grafico, numerico, tessile), nei loro lavori, diventa ripetitivo, pura traccia visiva, ritmo o meditazione.
Le loro opere, sviluppandosi spesso in serie o sequenze che richiedono tempo per essere create e fruite, enfatizzano, nel processo artistico, la durata e la progressione metodica. Rendono visibile lo scorrere del tempo, utilizzando spesso materiali umili o gesti quotidiani (scrivere, cucire, disegnare a biro) per elevare la loro ricerca oltre i canoni artistici convenzionali, nell'ambito di una ricerca i cui confini sfumano nebbiosamente tra arte concettuale, maniacalità artigianale, minimalismo, poesia visiva.

Irma Blank è nota per la sua "scrittura asemantica" che indaga il tempo e il ritmo attraverso la ripetizione ossessiva di segni che mimano la scrittura senza essere leggibili. Nei suoi lavori il segno diventa presenza fisica, testimonianza del corpo e della durata. Nelle Trascrizioni (1975, inchiostro su acetato), l’artista svincola il linguaggio dal significato per concentrarsi sul gesto, sul segno e sul tempo della scrittura. Il libro — riferimento centrale in queste opere — viene riprodotto e al contempo negato: le parole scompaiono, lasciando spazio a un tracciato indecifrabile che però conserva la struttura della pagina, il ritmo delle righe, la disciplina della gabbia tipografica. Il gesto diventa ripetuto, meditativo, totalizzante. Un corpo a corpo con la superficie, dove il tempo diventa parte dell’opera e il segno, tracciato in uno stato quasi meditativo, conduce a una dimensione spirituale nutrita di silenzio e concentrazione. Una calligrafia interiore dal sapore metafisico.

Marcello Carrà utilizza il segno grafico e la scrittura come elementi compositivi, trasformando lettere e simboli in pura forma, a partire da libri che riscrive completamente a pennino o a penna biro, dando loro nuovo significato attraverso una veste grafica bidimensionale e allegorica. Rielaborando in chiave personale la poesia visiva, Carrà trascrive a mano, su un unico grande foglio rettangolare, con ossessione maniacale, un intero romanzo di oltre cento pagine, Olga di Chiara Zocchi. Ma, al centro del rettangolo, denso di caratteri calligrafici, lascia un perfetto cerchio bianco: simbolo del vuoto interiore che pervade la protagonista.
Nella Lettera sulla tolleranza di John Locke, invece, circa duecento righe, fittissime di parole, vanno a costituire una perfetta geometria che contiene l’intero testo del trattato: soltanto le due forme vuote delle asce, simboli, in ossimoro, di violenza e intolleranza, spiccano da lontano, simmetriche e ottenute tramite l’assenza di testo.
Stupefacente è la trascrizione di A sangue freddo di Truman Capote, true crime in cui Carrà, sempre avvalendosi del concetto di antitesi, rappresenta una felice famiglia americana a tavola: in questo caso l’artista ha delineato le sagome dei protagonisti del romanzo, riuniti attorno alla tavola, attraverso le parole stesse del libro, modificando lo spessore dei pennini a seconda dell’intensità chiaroscurale delle campiture.
Dadamaino ha esplorato il segno e la linea in modi diversi, ma in tutte le sue opere il gesto grafico si ripropone in modo seriale, quasi ossessivo, per esplorare lo spazio e la percezione. L'artista utilizza segni minimi e ripetitivi, che diventano un alfabeto segnico, come nella serie I fatti della vita. La Lettera 10 B, un’opera a china su carta intelata del 1980, faceva parte di un’installazione ambientale esposta nello stesso anno alla Biennale di Venezia: un diario quotidiano che diventa scrittura automatica. Come se l’artista vedesse nei segni tracciati caratteri di un alfabeto universale o molecole della realtà. Passo dopo passo del 1989 (mordente su poliestere) fa invece parte del ciclo di lavori intitolato Il movimento delle cose, rappresentazione metaforica del destino biologico ed esistenziale delle persone che si incontrano, si amano, pulsano e si muovono, cambiando costantemente. Sulla superficie trasparente del poliestere, il mordente traccia un flusso materico che, interagendo con la luce, crea onde energetiche, un movimento incessante e continuo nello spazio, cinetico.

Maria Lai è nota a livello internazionale per i suoi “libri cuciti”, in cui si intrecciano sapienza manuale e riflessione intellettuale. Con ago e filo, l’artista decostruisce e ricompone il concetto stesso di scrittura, trasformando il libro in un oggetto da esplorare più che da leggere. I suoi libri, più che “illeggibili”, sono “democratici”: narrano storie che tutti possono leggere, attraverso un linguaggio intimo e universale. Un lessico spirituale, una poetica del silenzio e del gesto. Una scrittura che ha origine all’epoca della sua infanzia, quando l’artista, da bambina, guardava la nonna rammendare le lenzuola e si divertiva a inventare storie a partire dai fili usati per ricucire gli strappi, che le apparivano segni di un alfabeto misterioso. Il filo diventa metafora della creazione di relazioni, di connessioni. Un filo che lega e collega, che spesso rimane in sospeso o trafilato, pronto a continuare a raccontare le storie della sua memoria, un filo che cade sulle pagine, le disegna, le intreccia, fino ad avvolgere sotto forma di matassa l’intero libro.

Roman Opalka dipinge la progressione numerica da 1 all'infinito sulla tela, documentando l'intera durata della sua vita artistica in relazione al tempo che passa; rappresentazione visiva dello scorrere inarrestabile del tempo e della vita umana verso l'inevitabile fine. Ogni opera è un frammento di un unico flusso dove la progressione numerica funge da metafora della vita umana, che ha un inizio (la nascita, il numero 1) e si muove inesorabilmente verso la sua conclusione, l'infinito o l'annullamento, tanto che i numeri sequenziali sono scritti su sfondi che diventavano progressivamente più chiari, dal grigio al bianco puro. L’artista registrava la sua voce mentre pronunciava i numeri e scattava un autoritratto fotografico alla fine di ogni giornata di lavoro, documentando il proprio invecchiamento, parallelo all'avanzamento numerico.
Nel dialogo tra le ricerche di questi cinque artisti, di epoche e nazionalità diverse, emerge una medesima tensione: la scrittura viene sottratta alla sua funzione primaria – quella di trasmettere un contenuto semantico – e ricondotta alla sua essenza più profonda: essere un gesto che costruisce spazio. I grafemi, liberati dal peso della parola, diventano gli elementi di una grammatica visuale orchestrata tra ritmo, ripetizione, ordine e deviazione. Così, ciò che queste scritture perdono in leggibilità, lo guadagnano in pregnanza. I segni diventano architetture visive che comunicano per il semplice fatto di esistere, affermando la loro necessità attraverso la pura intensità della loro stessa presenza.
Roman Opalka, Senza titolo, 1965, inchiostro su carta, cm 34x24
Roman Opalka, Senza titolo, 1965, inchiostro su carta, cm 34x24
Dadamaino, I fatti della vita. Lettera 10 , 1980, china su carta intelata, cm 50x21,5
Dadamaino, I fatti della vita. Lettera 10 , 1980, china su carta intelata, cm 50x21,5
Dadamaino, Passo dopo passo, 1989, mordente su poliestere, cm 100x70
Dadamaino, Passo dopo passo, 1989, mordente su poliestere, cm 100x70
Irma Blank, Trascrizioni, 1975, inchiostro su acetato, cm 76x47
Irma Blank, Trascrizioni, 1975, inchiostro su acetato, cm 76x47
Marcello Carrà Lettera sulla tolleranza Penna su carta tinta con caffè applicata su legno 55x83 cm – 2024 Testo integrale della Lettera sulla tolleranza di John Locke (1685) (versione in italiano)
Marcello Carrà Lettera sulla tolleranza Penna su carta tinta con caffè applicata su legno 55x83 cm – 2024 Testo integrale della Lettera sulla tolleranza di John Locke (1685) (versione in italiano)
Marcello Carrà Libro inverso Penna e matita su carta incollata su legno 30x40 cm – 2024 Testo di Galileo sul sistema Copernicano
Marcello Carrà Libro inverso Penna e matita su carta incollata su legno 30x40 cm – 2024 Testo di Galileo sul sistema Copernicano
Marcello Carrà Libro inverso Penna e matita su carta tinta con caffè applicata su legno 30x40 cm – 2024 Incipit di Se questo è un uomo di Primo Levi
Marcello Carrà Libro inverso Penna e matita su carta tinta con caffè applicata su legno 30x40 cm – 2024 Incipit di Se questo è un uomo di Primo Levi
Marcello Carrà, 'A sangue freddo - IN COLD BLOOD' (tratto dal romanzo di T..., 2025
Marcello Carrà, 'A sangue freddo - IN COLD BLOOD' (tratto dal romanzo di T..., 2025
Marcello Carrà, Olga, 2017, penna su carta tinta con caffè applicata su legno, cm 35x130, testo integrale del romanzo Olga (1996) di Chiara Zocchi
Marcello Carrà, Olga, 2017, penna su carta tinta con caffè applicata su legno, cm 35x130, testo integrale del romanzo Olga (1996) di Chiara Zocchi
Maria Lai, In ogni tempo, 1984, tessuto e filo, Courtesy © Archivio Maria Lai by Siae 202523x13x3 cm
Maria Lai, In ogni tempo, 1984, tessuto e filo, Courtesy © Archivio Maria Lai by Siae 202523x13x3 cm
Maria Lai, La leggenda della Jana operosa, 1992, collage di stoffa e fili, 18x14x4 cm Courtesy © Archivio Maria Lai by Siae 2025
Maria Lai, La leggenda della Jana operosa, 1992, collage di stoffa e fili, 18x14x4 cm Courtesy © Archivio Maria Lai by Siae 2025
Maria Lai, Pagina con sasso, 2008, filo su carta e pietra in teca di legno, 40x70x8cm Courtesy © Archivio Maria Lai by Siae 2025
Maria Lai, Pagina con sasso, 2008, filo su carta e pietra in teca di legno, 40x70x8cm Courtesy © Archivio Maria Lai by Siae 2025
Maria Lai, Pagina, 1987, carta, filo, stoffa, 32 x 64 cm- Courtesy©Archivio Maria Lai by Siae 2025
Maria Lai, Pagina, 1987, carta, filo, stoffa, 32 x 64 cm- Courtesy©Archivio Maria Lai by Siae 2025


Dal 5 dicembre 2025 al 26 aprile 2026 presso il Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli sarà allestita una spettacolare mostra personale dei nostri artisti Bertozzi&Casoni, esposti in mostra a Ferrara alla MLB Gallery fino al 14 dicembre.
Vi aspettiamo con grande piacere all'inaugurazione il 5 dicembre alle 12 a Napoli!
per confermare la presenza alla preview, indicare il proprio nominativo a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
“BERTOZZI & CASONI. Metamorfosi”
a cura di Eike Schmidt e Diego Galizzi
La mistica del quotidiano.
Bertozzi & Casoni e Maria Lai in dialogo con la Collezione Permanente
Il progetto curatoriale mette in dialogo Bertozzi & Casoni e Maria Lai, accostati per la loro capacità di unire tradizione e innovazione, artigianalità e concettualità a partire da oggetti comuni, cui riescono a conferire significati spirituali.
Simbolico trait d’union tra Maria Lai e Bertozzi & Casoni è uno splendido libro, quasi un unicum nella produzione dell’artista sarda: una pagina in tela fissata su un supporto in ceramica, materiale d’elezione di Bertozzi & Casoni.
Le immagini in forma scultorea scelte per l’occasione da Bertozzi & Casoni, inserite ad hoc accanto ad alcune sculture nelle vetrine del Museo della Ceramica, mostrano cumuli di libri e oggetti abbandonati, scarti di cibo e silenziose presenze animali che portano un monito a una parte di umanità frastornata e anestetizzata. C’è in questi oggetti una forte spiritualità, come nei libri in mostra di Maria Lai, piccoli e preziosi, o nella potente poesia di Bertold Brecht scritta con paziente minuziosità da lei stessa nel retro delle ceramiche appese ai due rami di susino.
Impressionante per dimensioni e iperrealismo, è una grande opera di Bertozzi & Casoni posizionata al centro di una suggestiva sala in completo isolamento: uno spettacolare "Pinocchio", realizzato completamente in ceramica, reinterpretazione artistica del celebre personaggio letterario, che si distingue per un'iconografia insolita.
E’ infatti un Pinocchio anziano, rugoso, smarrito, seduto su un mucchio di libri delle sue avventure. Non più il burattino che impara a diventare umano, ma un uomo contemporaneo che si specchia nella sua drammatica fragilità, che riflette sulla sofferenza umana.
Un’opera che non offre una soluzione, ma spinge lo spettatore a riflettere sulla propria vita, mentre l'uso di elementi lignei che sembrano assolutamente realistici, ma che in realtà sono finti, crea un dialogo con il tema della finzione che permea tutta l'opera di Bertozzi & Casoni. Un richiamo alle avventure di Pinocchio, dove l'inganno e la finzione sono costantemente presenti, ma anche alla vanitas, al memento mori, alla memoria e al legame che la memoria instaura con gli oggetti sopravvissuti al passaggio dell’uomo, come appunto i libri.
Un legame che passa di sguardo in sguardo, come i fili e le parole intrecciate da Maria Lai, come quel tessuto celeste che scorre allegro di mano in mano, e di casa in casa, attraversando il paesaggio montuoso nell’opera relazionale “Legarsi alla montagna” (1981): un legame che intreccia tempi e luoghi differenti, parlando alla memoria personale e collettiva del passato con una spinta verso il futuro.
Maria Livia Brunelli
Una doppia personale che mette in relazione questi straordinari artisti, accostati per la prima volta. In esposizione un importante nucleo di opere inedite di Maria Lai, molte delle quali in ceramica. Lo sguardo sensibile e acuto che caratterizza il duo artistico Bertozzi & Casoni entra in dialogo in punta di piedi con queste opere, cadendo nuovamente sul quotidiano, sulla contemporanea sovrabbondanza di oggetti, parole e immagini in cui siamo costantemente immersi. Le composizioni ceramiche, tutte nate appositamente per questa occasione, si inseriscono in quella scia di ricerca legata alla vanitas e al memento mori, in cui gli elementi di tutti i giorni diventano allegorie della nostra epoca consumistica.
Simbolico trait d’union tra Maria Lai e Bertozzi & Casoni è uno splendido libro, quasi un unicum nella produzione dell’artista sarda: una pagina in tela fissata su un supporto in ceramica, materiale d’elezione di Bertozzi & Casoni. In questo caso, il libro non è più un oggetto di carta, ma diventa un materiale che si solidifica, trasformandosi in un linguaggio visivo e in un segno tangibile di storie passate e vissute. La ceramica assume un doppio significato: si tratta di un recupero di un materiale tradizionale della cultura sarda, ma al contempo esprime la durezza e la permanenza delle storie e del sapere popolare. Tuttavia, la memoria orale è fragile, e l’artista vede nel libro un modo per fissarla e custodirla in forma di segno e testimonianza collettiva, di narrazione e di resistenza culturale.
I libri di Maria Lai sono “narrazioni tessili” illeggibili e poetiche, che hanno origine all’epoca della sua infanzia, quando l’artista, da bambina, guardava sua nonna rammendare le lenzuola e si divertiva a inventare storie a partire dai fili usati per rammendare gli strappi, che erano per lei come segni di un alfabeto misterioso. Il filo diventa anche metafora della creazione di relazioni, di connessioni. A questo concetto è dedicata una grande opera di Bertozzi & Casoni che collega tra loro diversi elementi con riferimenti al tema delle connessioni care all’artista sarda, nota per l’opera relazionale Legarsi alla montagna, con la quale Maria Lai unì un intero paese, l'intera comunità di Ulassai, legata da un nastro celeste lungo 27 km.
Nelle sculture di Bertozzi & Casoni realizzate per la mostra, ritorna poi il concetto di memoria e il legame che la memoria instaura con gli oggetti sopravvissuti al passaggio dell’uomo. Un legame che passa di sguardo in sguardo, come i fili e le parole intrecciate da Maria Lai, come quel tessuto celeste che passa di mano in mano, e di casa in casa, attraversando il paesaggio montuoso: un legame in forma ceramica che intreccia tempi e luoghi differenti, parlando alla memoria personale e collettiva del passato con una spinta verso il futuro. Le immagini in forma scultorea composte da Bertozzi & Casoni, in cui figurano anche alcuni cataloghi dedicati a Maria Lai, si servono del colore e della composizione per aprire un dialogo contemporaneo. Cumuli di libri e oggetti abbandonati, composizioni di tubi e buste postali, scarti di cibo e silenziose presenze animali portano un monito ad una parte di umanità frastornata e anestetizzata.
Anche quella di Bertozzi & Casoni è una “mistica del quotidiano, delle piccole cose”, per citare un’espressione usata dal cardinale bibliotecario José Tolentino de Mendonça in occasione della mostra di Maria Lai nel 2022 alla Biblioteca Apostolica Vaticana: per lui l’artista “era capace di “vedere nei semplici elementi della vita quotidiana, come il pane o il filo, una sorta di lessico spirituale. La piccola vita materiale di ogni giorno ha un potenziale spirituale e contemplativo straordinario”.
Come diceva Maria Lai, “l’uomo ha bisogno di mettere insieme il visibile e l’invisibile perciò elabora fiabe, leggende, feste, canti, arte”. Prendendo ispirazione da questo suo pensiero, Maria Lai inizia a realizzare i “libri cuciti”, capaci di intrecciare sapienza manuale e riflessione intellettuale. Con ago e filo l’artista scompone e ricostruisce il concetto stesso di scrittura, trasformando il libro in un oggetto da esplorare, più che da leggere. Nella loro illeggibilità, risiede la forza di queste pagine: pongono domande, spingono a riflettere su quali siano i confini della parola. In verità, più che “illeggibili”, sono libri “democratici”, perché lasciano spazio all’immaginazione di ciascuno.
Allo stesso modo, Bertozzi & Casoni, in un mondo che sembra governato dall’ipertrofia dell’immagine, cercano di aprire un varco, mettendo in crisi il linguaggio delle immagini, componendo nuovi alfabeti e nuovi modi di vedere. Rifacendo il vero, sconvolgono l’atto della visione rinnovando il nostro sguardo, chiedendoci di sostare, di fermarci, di attivare la memoria e operare un collegamento; ci chiedono di concentrarci sulla relazione tra noi e gli altri, tra noi e l’immagine, tra la nostra esperienza particolare e la memoria collettiva. Queste sculture di Bertozzi & Casoni non sono solo un omaggio a una grande artista, ma sono anche testimonianza in forma di immagine scultorea, una voce che si aggiunge a quella dell’artista sarda, in un accordo di voci e di sguardi di cui l’arte sa farsi privilegiata e paziente messaggera.
Courtesy © Archivio Maria Lai by Siae 2025
Maria Lai, Libro (a Lucia),2007, ceramica, filo, stoffa, 18x22,5x5,5 cm
Maria Lai, Libro (a Lucia),2007, ceramica, filo, stoffa, 18x22,5x5,5 cm
Maria Lai, La leggenda della Jana operosa, 1992, collage di stoffa e fili, 18x14x4 cm PART
Maria Lai, La leggenda della Jana operosa, 1992, collage di stoffa e fili, 18x14x4 cm PART
Maria Lai, Donna seduta recto donna in piedi, 1965, grafite su carta, 50x30 cm
Maria Lai, Donna seduta recto donna in piedi, 1965, grafite su carta, 50x30 cm
Maria Lai, Donna seduta recto donna in piedi, 1965, grafite su carta, 50x30 cm
Maria Lai, Donna seduta recto donna in piedi, 1965, grafite su carta, 50x30 cm
Maria Lai, Infinito, 1984, cartone, 60x50x10 cm
Maria Lai, Infinito, 1984, cartone, 60x50x10 cm
Maria Lai, Pagina, 1987, carta, filo, stoffa, 32x64 cm
Maria Lai, Pagina, 1987, carta, filo, stoffa, 32x64 cm
Bertozzi & Casoni, inv. 1329, Con ragni e capriolo, 2025, ceramica policroma, 32,5x30,5x29 cm
Bertozzi & Casoni, inv. 1329, Con ragni e capriolo, 2025, ceramica policroma, 32,5x30,5x29 cm
Bertozzi & Casoni, inv. 1330, Rosario pop corn, 2025, ceramica policroma, 25x32,5x23,5 cm
Bertozzi & Casoni, inv. 1330, Rosario pop corn, 2025, ceramica policroma, 25x32,5x23,5 cm
Bertozzi & Casoni, inv. 1331, Connessioni, 2025, ceramica policroma, 122x62,5x40 cm
Bertozzi & Casoni, inv. 1331, Connessioni, 2025, ceramica policroma, 122x62,5x40 cm
Bertozzi & Casoni, inv. 1332, Impossibile, 2025, ceramica policroma, 35x24x26 cm
Bertozzi & Casoni, inv. 1332, Impossibile, 2025, ceramica policroma, 35x24x26 cm
Bertozzi & Casoni, inv. 1333, Dio esiste, 2025, ceramica policroma, 22x24x28 cm
Bertozzi & Casoni, inv. 1333, Dio esiste, 2025, ceramica policroma, 22x24x28 cm
Bertozzi & Casoni, inv. 1334, Pane quotidiano, 2025, ceramica policroma,22x24x30 cm
Bertozzi & Casoni, inv. 1334, Pane quotidiano, 2025, ceramica policroma,22x24x30 cm

Courtesy © Archivio Maria Lai by Siae 2025

L’indagine domestica è al centro della riflessione di entrambe, in tempi e spazi diversi. Quella Casa, titolo della bi-personale, è l’involucro universale di sentimenti, violenze, gioco, rivoluzioni e relazioni. Ciascuna delle artiste, generazionalmente lontane, adopera i propri vissuti per specifici linguaggi artistico/identitari. Milli Gandini, negli anni Settanta, rivendica il salario al lavoro domestico e trasforma gli strumenti di sfruttamento delle mansioni femminili in opera. Organizza convegni, scrive documenti e dipinge le pentole nelle quali ha sempre cucinato prima di chiuderle con il filo spinato. Smette di preparare le pietanze anticipando Glovo e coltiva duchampianamente la polvere. Non pulisce casa per mesi e, quando l’appartamento è abbastanza sporco, fotografa una compagna di lotte che posa per una performance, senza pubblico, scrivendo su mobili, piatti e scaffali lo slogan “Salario al lavoro domestico” accanto al simbolo femminista. I messaggi sono generati dalla sofferenza inflitta da un patriarcato che si sta sgretolando. Con “Pensieri d’Agosto a Milano” (1985) - serie presentata per la prima volta in galleria - l’artista, fotografata da Carla Cerati, dichiara sfrontatamente la conquista della propria autonomia oltre le pareti domestiche.
Se per Milli Gandini la macchina fotografica è un’arma per una rivoluzione linguistica, per Anna di Prospero, cinquant’anni più tardi, è uno strumento di rivelazione. Nello scorrere del quotidiano, la giovane artista, affrontando diverse serie tematico/esistenziali, fotografa ossessivamente soggetti rispettivamente legati a luoghi e persone: la casa, l’esterno, i famigliari, gli sconosciuti, i microcosmi e il Cosmo. In tutti questi casi, il suo obiettivo sottolinea il magico che si sprigiona dal dipanarsi delle ore, soprattutto notturne. Cosa avviene in Quella Casa? La serie fotografica Astray - quarto capitolo del progetto Beyond the Visible, in mostra in galleria - è un viaggio visivo ispirato a momenti di cambiamento e trasformazione, realizzato in una dimensione sospesa. Sono finestre su mondi interiori e apparentemente minori, dove realtà e immaginazione si uniscono. Si avverte però un’inquietudine di fondo tra gli arredi e i mobili scelti a puntino per una casetta modello. Ogni opera di Anna Di Prospero è una storia a sè che implica il perdersi per poi ritrovarsi. E’ un progetto di relazione con i mondi. Abbracciare l'ignoto e l'incertezza diventano passi cruciali per l’incessabile e avventurosa ricerca interiore che guida l’artista oltre il quotidiano.
Anna Di Prospero, The clock, 2023, 100 x 67 cm, ed. 6 + 2 P.A.
Anna Di Prospero, The clock, 2023, 100 x 67 cm, ed. 6 + 2 P.A.
Anna Di Prospero, The house, 2023, 100 x 67 cm, ed. 6 + 2 P.A.
Anna Di Prospero, The house, 2023, 100 x 67 cm, ed. 6 + 2 P.A.
Anna Di Prospero, The passengers, 2023, 100 x 67 cm, ed. 6 + 2 P.A.
Anna Di Prospero, The passengers, 2023, 100 x 67 cm, ed. 6 + 2 P.A.
Anna Di Prospero, The room, 2023, 100 x 67 cm, ed. 6 + 2 P.A.
Anna Di Prospero, The room, 2023, 100 x 67 cm, ed. 6 + 2 P.A.
La mamma è uscita - Salario al lavoro domestico
La mamma è uscita - Salario al lavoro domestico
La mamma è uscita - Salario al lavoro domestico
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La mamma è uscita
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La mamma è uscita
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La mamma è uscita - Le pentole inapribili
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Pensieri d'agosto
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Pensieri d'agosto

“Mille innamoramenti”, la mostra di Barbara Capponi, in arte Babas, ispirata all’esposizione di Palazzo dei Diamanti che ha per protagonista il geniale artista olandese Maurits Cornelis Escher.
Scrive di lui Marco Bussagli: «L'arte di Escher nasce dalla capacità di lasciarsi stupire, meravigliare dalla realtà e dalla natura, viste attraverso la lente deformante e pure rigorosa della geometria. E dell’ironia, presente nei suoi lavori più di quanto non si noti». Il senso della meraviglia, il profondo amore per la natura, continua fonte d’ispirazione, e l’ironia sono anche alla base della poetica di Barbara Capponi. Attraverso l’utilizzo sapiente di questi elementi entrambi gli artisti danno vita a sorprendenti mondi immaginari.
“Voglio trovare la felicità nelle cose più piccole, come una pianta di muschio di due centimetri che cresce su una roccia e voglio provare a lavorare su quello che desidero fare da tanto tempo: copiare questi soggetti minuscoli nel modo più minuzioso possibile…”, scrisse Escher, e sembra di sentire in queste parole la stessa intensità che anima i Retablos di Barbara Capponi, dove l’attenzione è portata su dettagli microscopici. Protagonisti e storie sono catturati dentro piccole scatole magiche che generano stupore: i diorami, ispirati agli altari domestici della tradizione messicana, sono come wunderkammer portatili. Attraverso scene tridimensionali raccontano eventi topici, incontri che cambiano la vita, personaggi e allegorie fermati in un istante e messi a fuoco dal titolo. Come nell’opera in mostra “Amore a prima vista”: il colpo di fulmine tra due creature che abitano agli antipodi - una zebra e un pinguino - ma riconoscono immediatamente la propria affinità.
E proprio al concetto di amore è dedicata la mostra. Un mandala scritto a mano riunisce più di “mille innamoramenti” dell’artista: tutte quelle persone, personaggi, libri, luoghi, animali, scrittori, canzoni che le hanno fatto battere il cuore. Un ricamo bianco su bianco evoca, come in un sussurro, una frase d’amore. I ritratti di famiglia hanno per protagonisti, a sorpresa, solo i bambini. Le ironiche medaglie al valore sono un necessario tributo per chi si è innamorato e ha sofferto, perché, dice Barbara, “le pene d’amore lasciano cicatrici che sono come decorazioni”, testimonianze di ferite a cui siamo sopravvissuti.
E’ l’ironia ancora una volta a venirci in soccorso, insieme al grande stupore per la bellezza del creato, che in maniera surreale fa incontrare una donna e una giraffa davanti a un paesaggio da favola, e fa sentire loro che, “Malgrado tutto, era un mondo meraviglioso”. Con uno sguardo simile Escher si rivolge al mondo, quando afferma: “Colui che cerca con curiosità scopre che questo, di per sé, è una meraviglia”.
Anche se ha paura combatte per ciò che ama
Anche se ha paura combatte per ciò che ama
Con il cuore spezzato continua ad amare
Con il cuore spezzato continua ad amare
Malgrado il tradimento non smette di credere in sé
Malgrado il tradimento non smette di credere in sé
Come stelle viste da lontano
Come stelle viste da lontano
La tua voce è la casa del mio nome
La tua voce è la casa del mio nome
La tua voce è la casa del mio nome
La tua voce è la casa del mio nome
Malgrado tutto, era un mondo meraviglioso
Malgrado tutto, era un mondo meraviglioso
Matrioske
Matrioske
Mille innamoramenti
Mille innamoramenti
Tutto si tocca
Tutto si tocca
Per il primo appuntamento lei aveva scelto qualcosa di poco impegnativo
Per il primo appuntamento lei aveva scelto qualcosa di poco impegnativo
Teobaldo sottovalutava la gravità ella situazione
Teobaldo sottovalutava la gravità ella situazione
A giudicare dalle bolle George aveva preso qualcosa di grosso
A giudicare dalle bolle George aveva preso qualcosa di grosso
Suor Leopoldina conduceva inspiegabilmente la regata
Suor Leopoldina conduceva inspiegabilmente la regata
Felipe era perso nel suo mondo
Felipe era perso nel suo mondo
Nessuno dei due credeva ai propri occhi
Nessuno dei due credeva ai propri occhi
Era destino che si rincontrassero
Era destino che si rincontrassero
Si incontrarono un giovedì a un seminario sugli animali-guida
Si incontrarono un giovedì a un seminario sugli animali-guida
Intanto, sul pianeta accanto
Intanto, sul pianeta accanto
Era un mondo immensamente bello ed immensamente crudele
Era un mondo immensamente bello ed immensamente crudele
Conosco io la strada
Conosco io la strada
Era il primo della sua specie a tentare la traversata in solitaria
Era il primo della sua specie a tentare la traversata in solitaria
Il fondo degli abissi nascondeva misteri insondabili
Il fondo degli abissi nascondeva misteri insondabili
Marcello era l'unico alla festa che non avesse assunto droghe
Marcello era l'unico alla festa che non avesse assunto droghe
Deluso dagli uomini, la seconda volta Dio si rivolse ai castori
Deluso dagli uomini, la seconda volta Dio si rivolse ai castori
Per crescere avevano bisogno di acqua, aria, terra, sole e un po' di chiar di luna
Per crescere avevano bisogno di acqua, aria, terra, sole e un po' di chiar di luna
Non era sicura di dove si trovasse il filetto
Non era sicura di dove si trovasse il filetto
Si credevano soli
Si credevano soli
Ella non riusciva a lasciarsi andare
Ella non riusciva a lasciarsi andare
Era morta da anni ma nessuno la aveva informata
Era morta da anni ma nessuno la aveva informata
Amor vincit omnia
Amor vincit omnia
Credeva che tutto gli fosse dovuto
Credeva che tutto gli fosse dovuto
L'incubo
L'incubo
Tutto poteva ancora accadere
Tutto poteva ancora accadere
Al sicuro, dentro un libro
Al sicuro, dentro un libro
Solo le femmine potevano salvare il mondo
Solo le femmine potevano salvare il mondo
Si comportavano come se non ricordassero da dove venivano
Si comportavano come se non ricordassero da dove venivano
Il capitano Bobson si rese conto che non era in grado di pilotare l'astronave aliena
Il capitano Bobson si rese conto che non era in grado di pilotare l'astronave aliena
L'uomo che voleva lei non si trovava in un solo uomo
L'uomo che voleva lei non si trovava in un solo uomo
Quando arrivò in paradiso la signora Bilotti ebbe una sorpresa
Quando arrivò in paradiso la signora Bilotti ebbe una sorpresa
Cena alle Cinque Terre
Cena alle Cinque Terre
Al sicuro, dentro un libro
Al sicuro, dentro un libro
Arrivò la fine del mondo e lei se la perse
Arrivò la fine del mondo e lei se la perse
Amore a prima vista
Amore a prima vista
Ancora una volta seguiva pensieri che non lo portavano da nessuna parte
Ancora una volta seguiva pensieri che non lo portavano da nessuna parte
Amore a prima vista
Amore a prima vista
Abitiamo sulla pelle del mondo
Abitiamo sulla pelle del mondo
Al sicuro, dentro una canzone
Al sicuro, dentro una canzone
Io non ho paura
Io non ho paura
Ogni famiglia felice è felice a modo suo
Ogni famiglia felice è felice a modo suo
Saturday night in the woods
Saturday night in the woods
Cercava di sopravvivere alla propria adolescenza
Cercava di sopravvivere alla propria adolescenza
Ci vuole fantasia a stare con se stessi
Ci vuole fantasia a stare con se stessi
Eppure lui quell'arte non la capiva
Eppure lui quell'arte non la capiva
La Bella Addormentata non aspetta
La Bella Addormentata non aspetta
Mirella era l'unica alla festa che non avesse assunto droghe
Mirella era l'unica alla festa che non avesse assunto droghe
Our kingdom is in peace
Our kingdom is in peace
Tutto si tocca
Tutto si tocca
Con il plenilunio la casalinga mannara usciva nel bosco
Con il plenilunio la casalinga mannara usciva nel bosco
L'ispirazione arrivò inaspettata
L'ispirazione arrivò inaspettata
Buongiorno, mondo
Buongiorno, mondo
Dal suo pennello uscivano creature
Dal suo pennello uscivano creature
Ne aveva di cose da dire
Ne aveva di cose da dire
Ne avevano fatta di strada per incontrarsi
Ne avevano fatta di strada per incontrarsi
Ne dedusse che si era estinta
Ne dedusse che si era estinta
Non era chiaro chi avesse addomesticato chi
Non era chiaro chi avesse addomesticato chi
Non gli mancava nulla
Non gli mancava nulla
Si credeva il più evoluto
Si credeva il più evoluto
Sembrava incredibile che avessero dominato il pianeta
Sembrava incredibile che avessero dominato il pianeta
Si considerava un collezionista
Si considerava un collezionista
Compagni di viaggio
Compagni di viaggio

Vuoto a perdere
di Paolo Toffolutti
Un pic-nic anni '70, come non se ne vedevano da molto tempo.
Ormai, per non fare brutta figura, come minimo, tutti salgono al ristorante stellato!
Un incontro vocato al caso, tra chi viene e chi va, ciascuno distrattamente perso in sé “a fare cose, a vedere gente” in una vita caotica senza senso che ti passa davanti mentre sei impegnato a fare qualcosa d’altro. Uno spettacolo d’ipocrisia dove tutto già in partenza è compromesso, al margine della strada o in un campo, corrotto ed abbandonato.
Anche la vita prima di essere, viene ipotecata.
In “Finale di Partita”, un dramma di classe servo-padrone, ancor prima di iniziare il prendere o lasciare, tutto è già stato scritto tutto è già registrato.
Si tratta solo di recitare una parte.
Ora però, anche per la “società dello spettacolo”, il tempo è scaduto.
Stiamo vivendo a credito, sopravviviamo nel “dopo tempo”, nel “dopo vita” in una scena premasticata, previssuta, e già sputata da qualcuno che ci ha sequestrato, che ci ha rubato l’anima, il tempo, la curiosità, l’esperienza. Siamo dei sub vissuti.
Sia per il servo che per il padrone le ore di lavoro giornaliere non bastano più a pagare i debiti. Tutto il mondo è dominato dal “turbocapitalismo”, che ci sta inviluppando in un credito subprime di ore. Le giornate non bastano più a pagare i creditori, si parla già di: venticinque, ventisei, ventisette ore lavorative.
E ancora… Stefano Mancuso ci ha ricordato che anche per l’ambiente dove viviamo, le cose non vanno meglio: la massa delle sostanze artificiali prodotte dall’uomo sul pianeta ha superato la massa di risorse organiche che ha ereditato.
Stiamo seduti su una discarica a cielo aperto dove le risorse materiali organiche ed inorganiche, le energie quanto le stesse idee che ci sono state tramandate dal passato, le abbiamo distrutte, cristallizzate se non trasformate in fuffa.
Walter Benjamin così ci scrive:
“C’è un quadro di Klee che s’intitola Angelus Novus. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe ben trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso, è questa tempesta”.
Non ci sta più trippa per gatti!
Oggigiorno sul “Titanic” si continuano a fare grandi veglioni e festeggiamenti. S’inscenano atavici rave party con sacrifici umani a base di nulla. Ci si allucina per il niente.
Nello svago, nell’euforia, nello sballo portato all’infinito, il figlio dell’uomo come due linee parallele si cerca disperatamente ma non si incontrerà mai. Si desidera un provvidenziale incidente, l’abiezione che ci traumatizzi, che ci mortifichi, che ci ferisca, che ci faccia accorgere che siamo ancora vivi.
Diceva Juan Mirò: “ per morire bisogna essere vivi”.
Ci hanno fatti diventati degli zombi, assetati di denaro, che nottetempo uscendo dalla nostra tana “cassa di abitazione” andiamo in giro a succhiare le risorse agli altri. Ma oggi ci stanno anche i bit-blood, il prelievo fai da te, lo fai in home-banking, comodamente, dalla tua cassa da morto.
Allora ti chiedo:
è questa la vita che ci è stata promessa?
“Leo, è questo che noi siamo?”
Che ne è stato della bella Victorine Meurent, la modella del più famoso “Pittore della Vita Moderna”, vestita di nudo col solo madido incarnato bianco, una volta passato il tempo a sua disposizione per la posa?
E ancora… Che ne sarà di quei due giovani, Ferdinand Karel Leenhoff, futuro cognato dell'artista, e di uno dei due fratelli di Manet, Eugène o Gustave, semisdraiato sul manto erboso e con il braccio allungato in direzione della giovane amica, non più in costume ma già in panni borghesi, presi dentro la conversazione sul noto motivo filosofico del “concerto campestre”?
Ma soprattutto… che ne è rimasto di quel prato verde, così simile ad un tavolo da biliardo, “che le palle ancora gli girano”, in forma di corso d’acqua, cespugli, alberi e un fondale che dischiude le quinte di un passato che è stato trasformato in un inferno?
Da qui in poi, nella modernità, solo impressioni, non più oggetti.
Così come al calar del secolo sta sparendo la natura ed il naturalismo, al sorgere del nuovo, sta iniziando l’artificio, l’arte astratta appunto, quella non oggettiva: senza gli oggetti.
Siamo sempre stati soli sulla terra, non ci sono mai stati fantasmi, non è mai vissuto nessun babbo Natale, nessun Angelus Novus, nessun Gesù bambino, nessun Gesù adolescente o Gesù Cristo, che dir si voglia. Nessuno, nessuno, proprio nessun profeta che ci possa indicare la strada giusta per ritrovarci, per andare a casa, per salvarci dalle nostre ipocrisie dai nostri improvvisi ed ingiustificati appetiti, dai nostri inganni, dai nostri sadici desideri! “L’arte serve a ritrovarsi”.
L’orda postmoderna ormai ha rotto le apparenze ed ha scavalcato gli argini: già da ieri… uomo mangia uomo.
Siamo una specie in via di estinzione, dove per assolvere il compito di sovralimentare i pochi ricchi sono stati affamati e resi prigionieri miliardi di poveri. Il bene per pochi è il male per molti. Il bene è il male! Caino contro Abele.
La morte è divenuta il motore che alimenta una catena di montaggio costruita per fare soldi distruggendo il mondo.
Senza trascurare nulla, tutto con estrema cura ed attenzione è stato programmato, preso, rubato razziato. Si sono messi i colletti bianchi ed i guanti per non lasciare tracce. Hanno usato sofisticati grimaldelli per poter entrare nelle vite degli altri: transazioni finanziarie, cambi di banconote, sanatorie, investimenti, evasione fiscale… Tutto ma proprio tutto alla luce del sole e delle telecamere! “Cos’è una rapina rispetto all’istituzione di una banca?”
Le ultime vestigia, gli avanzi, i rifiuti, quali monumenti a consumo di questa moderna civiltà vengono ora dissepolti e viene loro fatta un’autopsia da due attenti esploratori della storia contemporanea. Si tratta di riesumazioni di memorie, di “conversation piece” e resti oramai della contemporaneità. Il tempo è finito, andate in pace.
I due archeo-artisti del presente, un po’ in linea coi coniugi Anne e Patrick Poirier, Charles Simonds, Allan McCollum si chiamano Bertozzi&Casoni.
Sono una premiata impresa, che si è data il compito di scavare a fondo nella nostra falsa coscienza, nel nostro immaginario culturale per restituire al museo alcuni frammenti di un mondo perduto nell’ipocrisia e nella falsità del “dopo cena”, del dopo pranzo, piuttosto che di un dopo “colazione sull’erba”.
Terrecotte smaltate, immagini della perdita, dell’abbandono, della malattia, della morte, che abbiamo visto tutti ma mai fermato, così come le hanno mirabilmente fermate e fissate Bertozzi&Casoni nella glassa invetriata dello smalto.
Come un insetto di epoche passate nottetempo congelato nell’ambra e nella roccia, così un immagine di turboconsumismo ci viene restituita congelata ancora vivida nella ceramica allo sguardo.
Questi momenti di lotta di classe vengono celebrati, con un “realismo alla Balzac”, e oggi ci appaiono come pietre d’inciampo, dove lo spettacolo della società s’incrina, si piega su un’ala, e si prepara di lì a poco allo schianto.
Memento mori, o monumento all’effimero e al transeunte quotidiano, in mostra viene gettato a terra lo sguardo, come oggigiorno si gettano a terra le cartacce, i mozziconi di sigaretta, i rifiuti, i morti, tutti abbandonati senza troppo dire e farsi notare in un sentiero fuorimano della prima periferia cittadina.
Fasti di un decoro di vita pubblico-privata perduta e ritrovata, poi divenuti oggetti di culto in qualche chiesa o Museo di Capodimonte. C’è tutto il culto del cattivo gusto, “dell’insostenibile leggerezza dello sguardo” di un soprammobile kitsch. Il culto dell’oggetto abbandonato e ritrovato quindi il culto romantico di William Morris e John Ruskin della rovina e del ready-made duchampiano sedotto ed abbandonato. Veniamo posti al cospetto delle vestigia di un antico quanto contemporaneo banchetto. Nella postmodernità le distanze ed i tempi si sono compressi se non azzerati. Di un momento mancato, al quale non siamo mai stati invitati. Ci piace spiare tra gli avanzi, tra gli abiti ed oggetti usati da mercatino delle pulci, quanto osservare delle rovine. Resti di compostiera, propri di un Cezanne che già sogna un quadro cubista. Resti della proto neoavanguardia, già ammassati in una combinazione contraddittoria, gli uni sugli altri. Resti di scomposizione e disaccordo da manifattura suprematista. Ciascuna stoviglia, avanzo, cibo, o bevanda porta con sé la traccia indicale di segni ed azioni compiute da un potenziale commensale che li ha tagliati, morsicati, toccati, succhiati, sbucciati, sorbiti, addentati, schiacciati, sputati. Gesti compiuti ed ora andati per sempre perduti. Gli avanzi di un pasto ora memento mori ci richiamano ad una socialità andata perduta. Chi ha mangiato nel mio piatto? Chi ha dormito nel mio letto? Si assiste ad un fuoco ormai spento che ha lasciato vestigia e distruzione tutt’attorno. Della fattualità che è stata di un gesto, ci resta nulla più il suo simulacro. Copia della copia senza inizio o fine all’infinito. Ciò che tramanda questa esausta se non annoiata civiltà sono annoiati soprammobili che accolgono e raccolgono la polvere che accompagna il passaggio del tempo. Gli ultimi avanzi della civiltà dell’uomo degli oggetti ci stanno davanti. Le impronte, le tracce di forme, di gesti di comportamenti si stanno ormai rapprendendo. L’aura di rigor morti che ammanta da sempre la visione di un’opera d’arte sia essa architettura, scultura, pittura, ceramica… così come nella compostiera di un inizio del modernismo si è decomposta in un avanzo di colazione o pic-nic che dir si voglia che qualcuno ha abbandonato sull'erba.
INV. N. 1073 “Sorpresa”, 2022, ceramica policroma, 46 x 35 x 15 cm
INV. N. 1073 “Sorpresa”, 2022, ceramica policroma, 46 x 35 x 15 cm
INV. N. 1121 “Lungo”, 2023, ceramica policroma, 38 x 21 x 10 cm
INV. N. 1121 “Lungo”, 2023, ceramica policroma, 38 x 21 x 10 cm
INV. N. 1158 “Bidoncino con avanzi”, 2023, ceramica policroma, 25,5 x 24 x 23 cm
INV. N. 1158 “Bidoncino con avanzi”, 2023, ceramica policroma, 25,5 x 24 x 23 cm
INV. N. 1190 “Sparecchiatura con tagliatelle”, 2023, ceramica policroma, 22,5 x 29,5 x 33 cm
INV. N. 1190 “Sparecchiatura con tagliatelle”, 2023, ceramica policroma, 22,5 x 29,5 x 33 cm
INV. N. 1192 “Sparecchiatura con melone”, 2023, ceramica policroma, 14,5 x 43x 30,5 cm
INV. N. 1192 “Sparecchiatura con melone”, 2023, ceramica policroma, 14,5 x 43x 30,5 cm
INV. N. 896 "Cestino della discordia", 2018, ceramica policroma, cm. h. 32 x 35
INV. N. 896 "Cestino della discordia", 2018, ceramica policroma, cm. h. 32 x 35
Daniel Spoerri - (Tableau - Piége), 2010, 101x105x55 cm
Daniel Spoerri - (Tableau - Piége), 2010, 101x105x55 cm
"Brillo con api", 2021, ceramica policroma, 60 x 65 x 56 cm
"Brillo con api", 2021, ceramica policroma, 60 x 65 x 56 cm
"Brillo con api", 2021, ceramica policroma, 60 x 65 x 56 cm
"Brillo con api", 2021, ceramica policroma, 60 x 65 x 56 cm
"Brillo con api", 2021, ceramica policroma, 60 x 65 x 56 cm
"Brillo con api", 2021, ceramica policroma, 60 x 65 x 56 cm
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal
ph. Marco Caselli Nirmal

Carrà reinterpreta, attualizzandole, le tematiche che i pittori in mostra a Palazzo dei Diamanti hanno affrontato nei loro dipinti, lasciandosi trasportare dall’emozione di trovarsi davanti a opere che colpiscono per il loro carattere surreale, metafisico, per la loro natura fantastica.
L’analisi parte proprio dal concetto di “Rinascimento”: secondo l’artista oggi, “l'unico vero e proprio ‘Rinascimento’ appare quello scientifico e tecnologico, con conseguenze senz'altro positive su alcuni aspetti della qualità della vita, ma con effetti purtroppo anche deleteri sulle masse”.
Affrontando questi e altri temi contemporanei con l'umorismo tipico della sua creatività, Marcello Carrà ha realizzato un nuovo ciclo di opere inedite, rivisitando in forma allegorica alcuni dipinti di Ercole de’ Roberti e Lorenzo Costa, in un tracciato che si ricollega anche ai pittori fiamminghi, da cui la stessa Officina Ferrarese fu chiaramente ispirata, e più precisamente alla figura di Hieronymus Bosch. Una serie di riletture dell'antico che hanno dato vita a immagini ricche di simboli, in cui spesso si mescolano segno grafico e testo manoscritto.
Carrà ad esempio riprende un suggestivo particolare rappresentato da Ercole de’ Roberti nel mese di settembre a Palazzo Schifanoia, l’amore tra Venere e Marte, in cui assumono un ruolo da veri protagonisti l’abito e l’armatura dei due personaggi, posti ai piedi del letto in una raffigurazione dal sapore prettamente metafisico, quasi ad anticipare il futuro stile elaborato da De Chirico nella stessa Ferrara. Il letto/altare, da oggetto fisico, sfuma in una fitta scrittura in cui l’artista ha riportato i testi di canzoni contemporanee di vari interpreti che inneggiano all’amore passionale.
O ancora, i capelli della fanciulla presente nella predella del polittico Griffoni si trasformano in una scia di parole, che descrivono alcuni divieti imposti dalla sharia alle donne musulmane.
Un percorso quindi che affronta, attualizzandoli, gli argomenti più disparati: l'amore gioioso o disilluso, la fuga dai soprusi, l'impegno e la doppiezza d'animo, da cui emerge che i difetti umani rimangono gli stessi nel corso dei secoli, manifestandosi in forme diverse in base alle abitudini e al sentire di ogni epoca.
La mostra rimarrà aperta fino al 19 giugno, data di chiusura anche della mostra di Palazzo dei Diamanti, ed è visitabile tramite visite guidate ogni sabato dalle 15 alle 19.
Trittico sulla perdita di spiritualità Natività, Pietà, Resurrezione Penna biro su carta applicata su legno n. 3 pannelli 40x30 cm
Trittico sulla perdita di spiritualità Natività, Pietà, Resurrezione Penna biro su carta applicata su legno n. 3 pannelli 40x30 cm
Trittico sulla perdita di spiritualità Natività, Pietà, Resurrezione Penna biro su carta applicata su legno n. 3 pannelli 40x30 cm
Trittico sulla perdita di spiritualità Natività, Pietà, Resurrezione Penna biro su carta applicata su legno n. 3 pannelli 40x30 cm
Trittico sulla perdita di spiritualità Natività, Pietà, Resurrezione Penna biro su carta applicata su legno n. 3 pannelli 40x30 cm
Trittico sulla perdita di spiritualità Natività, Pietà, Resurrezione Penna biro su carta applicata su legno n. 3 pannelli 40x30 cm
Trittico sulla perdita di spiritualità Natività, Pietà, Resurrezione Penna biro su carta applicata su legno n. 3 pannelli 40x30 cm
Trittico sulla perdita di spiritualità Natività, Pietà, Resurrezione Penna biro su carta applicata su legno n. 3 pannelli 40x30 cm
Dittico dell’amore disilluso Giovanni e Ginevra Penna biro su carta applicata su legno n. 2 pannelli 40x30 cm
Dittico dell’amore disilluso Giovanni e Ginevra Penna biro su carta applicata su legno n. 2 pannelli 40x30 cm
Dittico dell’amore disilluso Giovanni e Ginevra Penna biro su carta applicata su legno n. 2 pannelli 40x30 cm
Dittico dell’amore disilluso Giovanni e Ginevra Penna biro su carta applicata su legno n. 2 pannelli 40x30 cm
Dittico dell’amore disilluso Giovanni e Ginevra Penna biro su carta applicata su legno n. 2 pannelli 40x30 cm
Dittico dell’amore disilluso Giovanni e Ginevra Penna biro su carta applicata su legno n. 2 pannelli 40x30 cm
Il pesce grande e il pesce piccolo Allegoria del baronismo Penne a inchiostro e china su carta 150x300 cm
Il pesce grande e il pesce piccolo Allegoria del baronismo Penne a inchiostro e china su carta 150x300 cm
Tormento e fioritura Allegoria dell’impegno Penna su carta tinta con caffè 130x180 cm
Tormento e fioritura Allegoria dell’impegno Penna su carta tinta con caffè 130x180 cm
Il pesce palla Allegoria della doppiezza Penne a inchiostro e china su carta 150x200 cm
Il pesce palla Allegoria della doppiezza Penne a inchiostro e china su carta 150x200 cm
Il venditore di escrementi Allegoria della malapolitica Penne a inchiostro e china su carta 170x150 cm
Il venditore di escrementi Allegoria della malapolitica Penne a inchiostro e china su carta 170x150 cm
Animale disarticolato Allegoria della perdita di equilibrio mentale Penne a inchiostro su carta 150x100 cm
Animale disarticolato Allegoria della perdita di equilibrio mentale Penne a inchiostro su carta 150x100 cm
L'altare dell'amore gioioso Marte e Venere Penna su carta applicata su legno 30x40 cm
L'altare dell'amore gioioso Marte e Venere Penna su carta applicata su legno 30x40 cm
Ragazza che corre La fuga dai soprusi Penna su carta applicata su legno 30x40 cm
Ragazza che corre La fuga dai soprusi Penna su carta applicata su legno 30x40 cm
Il gioco degli Argonauti Alla conquista del Vello d’oro Penne a inchiostro e china su carta applicata su legno 61x69 cm
Il gioco degli Argonauti Alla conquista del Vello d’oro Penne a inchiostro e china su carta applicata su legno 61x69 cm

In esposizione, per la prima volta riunite, un nutrito numero di opere della serie "Isola", realizzate nell’arco di tre anni e in diverse località: scatti intimisti, di grande poesia, che vedono l’artista immersa nella natura. Si va dall’autoritratto nelle vesti di Ofelia, a quello dove la minuscola figura dell’artista si staglia sullo sfondo scuro di un vulcano come a evocare la memoria di un sublime romantico; dai paesaggi notturni illuminati dalle lucciole agli interni domestici silenziosi dove tutto sembra in attesa. Nelle nature morte l’effetto è fortemente scenografico: rimanda a Caravaggio, a Zurbaran, ma a volte il memento mori si unisce al quotidiano con sorprendente ironia.
La serie, premiata a Fotografia Europea 2022, nasce dal racconto di un cambiamento di vita improvviso e non previsto: il 12 marzo 2020, con l’avanzare della pandemia e la chiusura totale del Paese, Simona Ghizzoni decide di trasferirsi con tutta la sua famiglia da Roma in una piccola località sull’Appennino reggiano nella casa che apparteneva ai nonni materni e che diventerà rifugio per quei mesi così stranianti. Il progetto nasce dalla contingenza e dall’urgenza di mettere in immagini il vissuto, ma è proseguito poi in Lazio e in Sicilia e prosegue tuttora come ricerca e riflessione sulla relazione con la natura.
“Questo lavoro – racconta l’artista - è iniziato da una necessità, da un momento di difficoltà, ma non è un lavoro che parla del lockdown: è un lavoro che, attraverso autoritratto, staged photography e immagini di documentazione quotidiana, parla di me, della mia famiglia e della relazione che ho con le mie origini. Vengo da una famiglia contadina dell'Appennino Emiliano, la cui a vita stessa è dipesa dalla natura, una natura di cui per anni ho sentito con dolore la lontananza. Quando è stato annunciato il lockdown ho deciso di trasferirmi con la mia famiglia attuale nella casa che fu dei miei nonni, in mezzo a quelle montagne che da sempre mi hanno restituito un senso di pace e sicurezza. Una parte delle immagini esposte racconta proprio quei primi mesi che sono stati per noi l’inizio di una nuova ricerca di vita più vicina agli elementi naturali”.
“Isola” è un lavoro che accompagna le giornate dell’artista da tre anni, perché, dopo l’Appennino reggiano, Simona Ghizzoni ha lavorato in Sicilia e infine in Lazio, nelle campagne che circondano la riserva del Tevere-Farfa. Il fiume è particolarmente presente nei suoi scatti, da un anno a questa parte, perché, spiega, “la relazione con l’elemento acqua è diventata sempre più importante e significativa per me. L’acqua è simbolo di fertilità e collega la fertilità della terra a quella dell’essere umano, elemento imprescindibile della vita. Mi immergo spesso nelle acque del fiume, in tutte le stagioni: è un momento di quiete e riconnessione che mi dona ogni volta nuove ispirazioni”.
L’altro elemento ricorrente è il bosco, da sempre centrale nel lavoro di Simona Ghizzoni, come luogo reale di benessere, ma anche come luogo immaginario delle fiabe. Ci si avventura nel bosco per attraversare ciò che non si conosce e si diventa parte, entrandoci, del mondo del selvatico.
“Il selvatico è infatti uno dei temi che più mi sta a cuore – racconta Simona Ghizzoni -, come relazione tra umano e animale: è una soglia, che rimanda alle origini ancestrali”.
Infine ci sono le nature morte, elemento nuovo del suo lavoro. Gli oggetti che compaiono nelle opere sono sempre raccolti fisicamente dal giardino dell’artista, oggetti “minori”, frutti, fiori, come forma di gratitudine verso ciò che troviamo spontaneamente, ma spesso sono mescolati con elementi umani (ad esempio i giocattoli del figlio).
Un inno alla natura dove ogni immagine è sapientemente realizzata con tempi di attesa lunghissimi: le luci sono sempre naturali, e per ricreare gli effetti voluti l’artista può aspettare anche l’intera giornata, finchè i raggi del sole non illuminano gli elementi da lei scelti come desidera. Un senso di attesa e di meditato silenzio che rapisce l’osservatore, invitato a entrare nell’intimità domestica come a indagare con complicità meraviglie naturali che ammaliano per la loro spontanea bellezza, riportandoci a ricordi d’infanzia e a sapori perduti.
Simona Ghizzoni, Foglie. Reggio Emilia, 2020 Stampa a colori su carta archival Baryta. 30X45 cm. Ed. 5
Simona Ghizzoni, Foglie. Reggio Emilia, 2020 Stampa a colori su carta archival Baryta. 30X45 cm. Ed. 5
Simona Ghizzoni, Sul divano (Autoritratto), Farfa, 2022, 80x120 cm, stampa a colori su carta archival baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Sul divano (Autoritratto), Farfa, 2022, 80x120 cm, stampa a colori su carta archival baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Autoritratto con ginestre, 2023. 100x67 cm, stampa a colori su carta archival baryta, Ed 5 + 1 p.a.
Simona Ghizzoni, Autoritratto con ginestre, 2023. 100x67 cm, stampa a colori su carta archival baryta, Ed 5 + 1 p.a.
Simona Ghizzoni, Giovane mantide, 2023. 100x67 cm, stampa a colori su carta archival baryta, Ed 5 + 1 p.a.
Simona Ghizzoni, Giovane mantide, 2023. 100x67 cm, stampa a colori su carta archival baryta, Ed 5 + 1 p.a.
Simona Ghizzoni, Natura morta con cerase, 2023. 100x67 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, Ed 5 + 1 p.a.
Simona Ghizzoni, Natura morta con cerase, 2023. 100x67 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, Ed 5 + 1 p.a.
Simona Ghizzoni, Maternità (Autoritratto). Farfa, 2022, 50X75 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Maternità (Autoritratto). Farfa, 2022, 50X75 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Sospesa. (Autoritratto). Farfa, 2022, 80X120 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Sospesa. (Autoritratto). Farfa, 2022, 80X120 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Effimere. Farfa, 2020. Stampa a colori su carta archival Baryta. 30X45 cm. Ed. 5
Simona Ghizzoni, Effimere. Farfa, 2020. Stampa a colori su carta archival Baryta. 30X45 cm. Ed. 5
Simona Ghizzoni, U regu, 2023, 100x67 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a.
Simona Ghizzoni, U regu, 2023, 100x67 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a.
Simona Ghizzoni, Il vulcano, 2021, 70X100 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Il vulcano, 2021, 70X100 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, L'incendio, 2020, 70x100 cm, Stampa inkjet fine art su carta archival, ed. 5+1 p.a.
Simona Ghizzoni, L'incendio, 2020, 70x100 cm, Stampa inkjet fine art su carta archival, ed. 5+1 p.a.
Simona Ghizzoni, Ninfea, 2020, 80x120 cm, Stampa inkjet fine art su carta archival, ed. 5+1 p.a.
Simona Ghizzoni, Ninfea, 2020, 80x120 cm, Stampa inkjet fine art su carta archival, ed. 5+1 p.a.
Simona Ghizzoni, Natura morta con dinosauro. Reggio Emilia, 2020, 80X120 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Natura morta con dinosauro. Reggio Emilia, 2020, 80X120 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Natura mostra con melograno, Farfa, 2022, 70x100 cm, stampa a colori su carta archival baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Natura mostra con melograno, Farfa, 2022, 70x100 cm, stampa a colori su carta archival baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Palude blu. Farfa, 2022, 70X100 cm, stampa a colori su carta archival baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Palude blu. Farfa, 2022, 70X100 cm, stampa a colori su carta archival baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Ernesto (sonno). Reggio Emilia, 2020 Stampa a colori su carta archival Baryta. 30X45 cm. Ed. 5
Simona Ghizzoni, Ernesto (sonno). Reggio Emilia, 2020 Stampa a colori su carta archival Baryta. 30X45 cm. Ed. 5
Simona Ghizzoni, All’alba. Reggio Emilia, 2020, 50X75 cm, stampa a colori su carta archival baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, All’alba. Reggio Emilia, 2020, 50X75 cm, stampa a colori su carta archival baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Primavera (Autoritratto), 2020, 80x120 cm, Stampa inkjet fine art su carta archival, ed. 5+1 p.a.
Simona Ghizzoni, Primavera (Autoritratto), 2020, 80x120 cm, Stampa inkjet fine art su carta archival, ed. 5+1 p.a.
Simona Ghizzoni Natura morta con mele beccate. Reggio Emilia, 2020, 50X75 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni Natura morta con mele beccate. Reggio Emilia, 2020, 50X75 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni,Quiete (Autoritratto), 2020, 80x120 cm, Stampa inkjet fine art su carta archival, ed. 5+1 p.a.
Simona Ghizzoni,Quiete (Autoritratto), 2020, 80x120 cm, Stampa inkjet fine art su carta archival, ed. 5+1 p.a.
Simona Ghizzoni, Narcisi nella neve. Reggio Emilia, 2020, 50X75 cm, stampa a colori su carta archival baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Narcisi nella neve. Reggio Emilia, 2020, 50X75 cm, stampa a colori su carta archival baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Ernesto. Reggio Emilia, 2020 Stampa a colori su carta archival Baryta. 30X45 cm. Ed. 5
Simona Ghizzoni, Ernesto. Reggio Emilia, 2020 Stampa a colori su carta archival Baryta. 30X45 cm. Ed. 5
Simona Ghizzoni, Lucciole. Farfa, 2022, Stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a. 80X120 cm
Simona Ghizzoni, Lucciole. Farfa, 2022, Stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a. 80X120 cm
Simona Ghizzoni, Natura morta con lucertola. Reggio Emilia, 2020, 30X45 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Natura morta con lucertola. Reggio Emilia, 2020, 30X45 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Natura morta con mantide religiosa. Farfa, 2022, 80X120 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Natura morta con mantide religiosa. Farfa, 2022, 80X120 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Nebbia sul fiume. Farfa, 2022, 80X120 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Nebbia sul fiume. Farfa, 2022, 80X120 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Sambuco in fiore. Reggio Emilia, 2020, 70X100 cm, stampa a colori su carta archival baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Sambuco in fiore. Reggio Emilia, 2020, 70X100 cm, stampa a colori su carta archival baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, La raccolta della legna (Autoritratto). Reggio Emilia, 2020, 50X75 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, La raccolta della legna (Autoritratto). Reggio Emilia, 2020, 50X75 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Il Prugno. Reggio Emilia, 2020, 50X75 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Il Prugno. Reggio Emilia, 2020, 50X75 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Ratto e Frutti rossi. Reggio Emilia, 2020, 50X75 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Ratto e Frutti rossi. Reggio Emilia, 2020, 50X75 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Simona sul letto. (Autoritratto). Farfa, 2022, 50X75 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
Simona Ghizzoni, Simona sul letto. (Autoritratto). Farfa, 2022, 50X75 cm, stampa a colori su carta archival Baryta, ed. 5 + 1 p.a
